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Il paradosso di Condorcet per analizzare e capire la Brexit

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L’approfondimento a cura dell’ufficio studi Moneyfarm

L’epopea della Brexit, oltre a marcare un momento cardine della storia britannica ed europea, diventerà sicuramente un caso di scuola per tutti gli studiosi dei processi decisionali: ci troviamo infatti di fronte a un caso paradigmatico di fallimento di questi processi.

Il peccato originale, ormai è evidente, fu quello del primo ministro David Cameron, che – probabilmente fiducioso di andare incontro a una facile vittoria – imbrigliò la questione Brexit nello schema binario del referendum: sì o no. La storia è nota: il “sì” prevalse a sorpresa con il 52% dei voti.

La situazione, tuttavia, non è semplice. Come tenere in considerazione l’opinione del 48% della popolazione che si è espressa con un secco “no” su un argomento così importante e decisivo? Evidentemente si tratta di un problema, soprattutto se in questo 48% si trovano la maggioranza netta della popolazione under 40, degli abitanti della capitale, della popolazione scozzese e di quella nordirlandese (due nazioni in cui sono ancora presenti istanze indipendentiste). Inoltre, cosa vuol dire Brexit? I cittadini vogliono veramente la Brexit a tutti i costi, anche a quello di uscire dall’Unione senza nessun accordo, lasciandosi dietro una coda di problematiche economiche, politiche e sociali?

Ecco, a meno di un mese dalla data stabilita per il divorzio, queste domande ancora non hanno avuto una risposta chiara. Alla vigilia dell’ennesimo voto decisivo (che si dovrebbe tenere, salvo sorprese, domani 12 marzo), vale la pena dunque analizzare il posizionamento dei vari gruppi parlamentari, per capire quale potrebbe essere il risultato finale.

La situazione della Brexit assomiglia al celebre paradosso elaborato nel XVIII secolo dal Marchese di Condorcet, un modello logico-matematico che teorizza la possibilità di una rotazione ciclica delle preferenze nei meccanismi decisionali collettivi, ovvero della possibilità di una non transitività dei risultati preferiti dalla maggioranza. Per essere più chiari, per “non transitività” si intende che la maggioranza potrebbe preferire la soluzione A alla soluzione B, la soluzione B alla soluzione C, ma prediligere tuttavia la soluzione C alla soluzione A.

Si tratta di una soluzione paradossale che si può porre quando le maggioranze sono formate da gruppo di individui che hanno una graduatoria di preferenze diversa per le varie opzioni. Prendiamo ad esempio il caso Brexit.

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