È interessante esaminare quanto accade nel mondo cattolico italiano in relazione al referendum sulla giustizia. La materia non è evidentemente dogmatica anche se la CEI, in passato, non ha lesinato critiche al governo sull’autonomia differenziata che c’entra ben poco con la fede. Ma questa volta no, la CEI ha preferito il cerchiobottismo invitando peraltro, lodevolmente, a non disertare le urne. E più alta sarà la partecipazione, maggiore sarà la probabilità di conferma della legge Nordio.
Per primo si era però già pronunciato per il Sì l’anziano ma sempre lucido Don Camillo (Ruini), che per lunghi anni ha guidato la Chiesa italiana con Giovanni Paolo II. Contemporaneamente, il network Ditelo Sui Tetti, che riunisce oltre 100 associazioni di ispirazione cristiana ed è molto vicino al Segretario di Stato Parolin, ha dato vita ai comitati civici (ne sono nati già cinquanta) per il Sì evocando il ruolo di Gedda nel 1948. È un mondo che rimprovera alla magistratura ideologizzata di avere spesso scavalcato il Parlamento sui temi della vita nascente, del genere, della famiglia, dell’eutanasia per cui confida che la riforma riconduca il giudice ad applicare e non creare la norma. D’altronde nella stessa, recente, sessione della CEI la posizione sull’assistenza al suicidio è diventata esplicitamente contraria.
A ruota poi un gruppo di ex parlamentari e giuristi cattolici vicini al centrosinistra ha promosso un comitato nazionale di “popolari per il Sì” rifacendosi alle posizioni già assunte in passato.
Dall’altro lato, il fronte del No ha schierato Rosi Bindi che arrivò alla politica dall’Azione Cattolica e qualche parrocchia ha ospitato incontri ostili alla riforma. Ma non sembra esservi proporzione. Complice il mutato clima del nuovo pontificato, gran parte del laicato cattolico ha rivalutato i principi non negoziabili e ha deciso di schierarsi.






