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Come votano classi sociali, città e periferie in Emilia-Romagna. Report Istituto Cattaneo

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La composizione sociale e la differenza tra centro e periferia influenzano le scelte elettorali in Emilia-Romagna. Estratto del rapporto “Allerta rossa per l’onda verde” a cura di Marco Valbruzzi per l’Istituto Cattaneo

La variegata mappa demografica dei collegi, insieme alla distribuzione del reddito tra le classi e sul territorio, danno sicuramente conto di una differenziata composizione sociale delle diverse aree della nostra regione che, com’è naturale, si può riflettere nel comportamento elettorale e nelle scelte di voto. A tale scopo, abbiamo incrociato i dati demografici e di reddito sopra analizzati – riferiti all’anno 2018 – con i risultati delle elezioni politiche di quello stesso anno.

Riportiamo qui, in Tab. 10, i risultati complessivi ottenuti dai principali partiti e raggruppamenti, per collegio. In breve, notiamo come la Lega va da un minimo del 14,5% a Imola ad un massimo del 28,3% a Piacenza (il totale regionale è del 19,6%); il Movimento 5 stelle (M5s) va da un minimo del 24,5% a Ferrara ad un massimo del 31,9% a Rimini (totale regionale, 27,1%); il Pd con i suoi alleati va dal minimo del 20,5% a Piacenza al massimo del 37,3% a Modena e del 37,7% a Bologna (totale regionale, 30,8%, è il partito con il maggior consenso); Forza Italia (FI) oscilla tra il minimo dell’8,8% a Reggio al massimo dell’11,5% a Rimini (totale regionale, 10,1%); Liberi e uguali (Leu) va dal minimo del 2,8% a Fidenza al massimo dell’8% a Bologna.

In sostanza, mentre il voto a M5s e Forza Italia ha avuto variazioni contenute (in percentuale), quello a Lega, Pd e alleati e Leu ha avuto oscillazioni maggiori tra i collegi. Vediamo quindi come il voto si è differenziato secondo le caratteristiche dei comuni, iniziando dalla loro dimensione. Qui prenderemo in considerazione solo Lega, M5s e Pd più alleati (il centrosinistra).

Dai dati inclusi nella Tab. 11 emerge un quadro piuttosto interessante. Nel confronto con le percentuali di voto ottenute nei comuni grandi, la Lega raccoglie generalmente meno consensi nei comuni di media dimensione e più consensi nei comuni di piccola dimensione, con l’eccezione di Cento, ove la percentuale nei piccoli è leggermente maggiore di quella dei medi ma inferiore a quella dei grandi.

Il voto per il M5s ha un andamento meno netto: minore nei comuni medi, rispetto ai grandi, e ancor più basso nei comuni piccoli, tranne che nei collegi di Rimini, Ferrara, Casalecchio, Parma e Fidenza, ove è maggiore. Nei collegi di Forlì, Cento, Imola, Scandiano e Piacenza, il voto per i cinquestelle è invece maggiore nei comuni piccoli rispetto a quelli medi, ma è inferiore a quello dei comuni grandi.

Il voto per il centrosinistra, viceversa, presenta un andamento sostanzialmente opposto a quello della Lega: esso è generalmente maggiore nei comuni grandi (sia del voto nei medi che nei piccoli) e diminuisce al diminuire della dimensione, tranne che nei collegi di Cesena, Rimini, Forlì, Ferrara, Parma, Fidenza e Piacenza, dove il consenso nei comuni piccoli è maggiore di quello dei comuni medi (nel collegio di Cento, invece, il consenso è maggiore nei comuni piccoli sia di quello dei comuni medi che di quelli grandi).

In sostanza, la Lega ha un consenso nei comuni piccoli addirittura superiore a quello del centrosinistra (a livello regionale e con le eccezioni di Cesena, Ravenna, Forlì, Cento, Imola, Casalecchio e Scandiano anche del M5s (a livello regionale e con le eccezioni di Cesena, Ravenna, Rimini, Forlì, Cento, Imola, Casalecchio e Scandiano); nei comuni di media dimensione, il centrosinistra sopravanza di poco i cinquestelle (e in molti collegi ne viene superato), mentre nei comuni grandi il centrosinistra è il partito di maggioranza relativa, con l’eccezione dei collegi di Rimini, Cento, Sassuolo e Reggio (dove la maggioranza va al M5s) e di Piacenza (dove è la Lega a prevalere).

La Tab. 11 presenta anche i risultati per collegio dei soli comuni declinanti: come si può notare, è in questi che la Lega ottiene maggiori consensi (24.7% contro un totale regionale del 19.6%), mentre sia M5s che centrosinistra vedono generalmente un calo delle loro percentuali di voto. La Tab. 12, invece, illustra i risultati per collegio e tipologia comunale dai quali emerge chiarissimo un pattern che inequivocabilmente descrive la geografia politica della regione.

Come si può notare in quasi tutti i collegi uno schema contraddistingue il voto in regione: mentre il centrosinistra guadagna le sue percentuali più alte nei comuni polo, il M5s le ottiene nei comuni peri-urbani – i poli intercomunali o le cinture – e la Lega, al contrario, nei comuni delle «aree interne», intermedi o periferici. Non solo, ma la differenza media tra ciò che il centrosinistra perde nel muoversi dalle periferie ai «centri» (in regione è di 12,3 punti percentuali), la Lega sembra guadagnarla nell’andare dai «centri» verso le periferie (in regione è di 11,5 p.p.).

Con ciò possiamo dire che il Pd e i suoi alleati confermano il loro più spiccato insediamento urbano, il M5s il suo insediamento peri-urbano e la Lega il suo maggiore insediamento periferico che la caratterizza, a differenza di altre aree del paese, come partito che raccoglie il voto dei «marginalizzati».

L’analisi condotta in precedenza delle caratteristiche demografiche ed economiche delle tipologie comunali ci aiuta a capire dove raccolgono maggiore consenso i partiti. Come abbiamo visto, i comuni più periferici sono quelli a maggiore densità di popolazione anziana e relativamente minore concentrazione giovanile. Inoltre, sono quelli i comuni dove, pur in presenza di una minore disuguaglianza complessiva, maggiore è la concentrazione delle classi di reddito inferiore. Tuttavia, la composizione demografica e sociale delle diverse tipologie comunali è in grado di dirci qualcosa circa gli orientamenti di voto?

L’Emilia-Romagna è una regione dove, storicamente, il centrosinistra raccoglieva un consenso omogeneo, più forte nelle roccaforti operaie e industriali. Negli ultimi anni, il centrodestra aveva guadagnato soprattutto nelle aree più vicine alla Lombardia (soprattutto nel piacentino e poi anche lungo il Po). Poi, dopo l’irruzione dei cinquestelle, la geografia politica si era fatta più disomogenea, anche se il centrosinistra aveva sempre mantenuto una maggiore presenza tra il reggiano, il modenese, il bolognese urbano e di pianura e (in parte) la Romagna.

Tuttavia, come altri studi hanno mostrato, non è più la sola «geografia» a spiegare il voto, anche in una regione un tempo «rossa». Abbiamo quindi provato ad incrociare il voto con quegli indicatori demografici ed economici disponibili a livello comunale sopra descritti nelle diverse tipologie comunali, che intersecano trasversalmente i collegi e le varie aree regionali.

Questo incrocio permette di cogliere quelle dinamiche sì geografiche ma trasversali, lungo l’asse centro-periferia, che l’analisi aggregata per provincia, o anche per collegio, non permetterebbe di evidenziare. Per fare ciò, un semplice criterio statistico è quello delle misure di correlazione tenendo però presente che, suddividendo i 331 comuni della regione nelle sei tipologie, si può solo procedere ad un’analisi a livello regionale.

Le Tabb. 13, 14 e 15 riportano i risultati dell’analisi di correlazione tra voto a Lega, M5s e centrosinistra, concentrazione nelle cinque classi di reddito e quote di popolazione under-24, over-65 e straniera. Ebbene, cosa emerge da queste elaborazioni statistiche? Iniziamo dal voto per la Lega con la Tab. 13.

In primo luogo, minore è il reddito e maggiori sono le concentrazioni nelle classi di reddito inferiore, maggiore è la correlazione con il voto leghista: per la classe di reddito più basso, la correlazione è significativamente alta sia nei comuni peri-urbani che in quelli periferici; per la classe di reddito basso, la tendenza è confermata, ma con valori inferiori, mentre per le altre classi di reddito, la correlazione tra concentrazione e voto è significativamente negativa.

Da notare è anche l’alta correlazione tra il voto leghista e le concentrazioni dei ceti medi e più ricchi nei comuni ultraperiferici (ma sono ben pochi i comuni di quel tipo). In secondo luogo, le correlazioni tra voto e popolazione giovanile e anziana sono generalmente negative: significative quelle nei comuni peri-urbani per i giovani e quelle nei comuni più «interni» per gli anziani.

In terzo luogo, anche la correlazione tra voto e presenza di stranieri è negativa e lo è tanto più i comuni sono «interni». In sostanza, si può dire che il voto per la Lega in regione è spinto dai ceti meno abbienti nei comuni peri-urbani e periferici ma non fa leva né su una componente «giovanilistica» né su quella anziana, né tantomeno sulla presenza di stranieri, ad indicare che, forse, in Emilia-Romagna non è il voto sovranista e securitario della Lega ad essere premiato quanto quello più anti-establishment e anti-europeista che fa leva sul malcontento economico e sociale.

Guardiamo ora al M5s (Tab. 14). In primo luogo, si conferma la natura «urbana» del Movimento, che però raccoglie evidentemente consensi in ceti diversi: nei poli urbani, sono le concentrazioni dei ceti a reddito più basso ad essere positivamente correlati con il voto, mentre quelle dei ceti a reddito più alto sono negativamente correlate; nei poli intercomunali, avviene il contrario e sono i ceti più abbienti ad aderire maggiormente al voto pentastellato. In secondo luogo, vi sono alcune significative correlazioni tra le variabili demografiche e il voto: mentre la presenza giovanile sembra andare di pari passo con il voto ai cinquestelle nei poli intercomunali, quella presenza è negativamente correlata con il voto pentastellato nei poli urbani; anche la presenza di anziani pare correlata con il voto cinquestelle ed è crescente all’allontanarsi dai «centri»; infine, la presenza di stranieri è quasi ovunque significativa ed è negativa nei poli urbani mentre è positiva nei comuni peri-urbani e periferici.

In sostanza, possiamo dire che il M5s sembra raccogliere consensi più tra i ceti meno abbienti nei poli urbani – ma non giovani, più che altro over-24 non garantiti – e tra i ceti più abbienti nei poli intercomunali e nei comuni periferici ma non, significativamente, nelle cinture e nei comuni intermedi, trasversalmente tra giovani e anziani. In questo senso, si può dire che è il carattere più «sociale» della proposta politica dei cinquestelle a venire premiata, come anche un certo carattere anti-establishment dei ceti più abbienti delle aree peri-urbane e periferiche che si sentono evidentemente più marginalizzati. Guardiamo, infine, al voto per il centrosinistra (Tab. 15). Innanzitutto, è evidente la correlazione negativa tra voto e concentrazione della classe di reddito più basso, soprattutto nelle aree peri-urbane e periferiche.

In secondo luogo, se nei poli urbani è più significativa la correlazione positiva tra voto e concentrazione dei ceti più abbienti (dove è maggiore che negli altri comuni), nelle aree peri-urbane e periferiche lo è la correlazione tra voto e concentrazione dei ceti medi e medio-bassi. La presenza giovanile è legata al voto nei comuni «centri», mentre quella di anziani è correlata negativamente nei poli e positivamente nelle periferie.

In sostanza, il centrosinistra, che abbiamo visto raccoglie i maggiori consensi nei poli urbani, appare radicato soprattutto tra i ceti abbienti, anche se raccoglie ancora un vasto consenso tra i ceti medi e medio-bassi nelle aree peri-urbane. Anche la correlazione tra voto e presenza di stranieri, peraltro, sembrerebbe indicare che nelle periferie viene premiata più la posizione non apertamente anti-immigrazione del centrosinistra (e del M5s) che non quella contraria della Lega, mentre nei «centri» e nelle aree peri-urbane questo non appare fattore determinante.

CONCLUSIONE: LA COMPOSIZIONE SOCIALE SI RIFLETTE NEL VOTO

L’Emilia-Romagna si caratterizza per una composizione demografica e sociale che varia dalla pianura verso la montagna e che si differenzia soprattutto lungo l’asse centro-periferia delle aree urbane. Anche se meno che in altre realtà del Nord-est e del resto l’Italia, anche nella nostra regione il trend mostra che il centrosinistra tende a raccogliere meno consensi nelle aree peri-urbane e periferiche di quanto non faccia nei poli urbani generalmente a favore di Lega e M5s, anche se secondo modalità diverse. Certo, ciò non è accaduto nella stessa misura in cui lo si può avvertire nel resto del paese dove lo scollamento tra il centrosinistra e la sua tradizionale base appare più evidente.

Eppure, anche in Emilia-Romagna c’è un trend in atto che – come abbiamo visto con le elezioni europee del maggio scorso [Valbruzzi 2019] – si è forse acuito ed è una tendenza cui il centrosinistra, comunque vadano le prossime elezioni regionali, dovrà guardare con attenzione concentrando le sue politiche più su quelle fasce e quelle aree che negli ultimi anni si sono sentite più trascurate.

La regione è caratterizzata da livelli di disuguaglianza crescenti (anche se ancora più contenute che in molte altre regioni d’Italia), dalla concentrazione dei suoi residenti nelle fasce di reddito più basso, dalla crescita dei ceti meno abbienti nelle zone peri-urbane e periferiche, dall’invecchiamento dei suoi comuni periferici e ultraperiferici. Il voto non fa che registrare quanto tale mutamento della composizione sociale trovi o meno il consenso delle proposte politiche sul campo.

Se qui da noi non è forse tanto il messaggio sovranista della Lega ad aver sfondato, è invece il carattere anti-establishment e anti-europeista – che fa leva sui sentimenti di insicurezza generati dal capitalismo neoliberista della globalizzazione – ad aver trovato maggior appeal tra gli elettori più sensibili, quei «perdenti della globalizzazione» che le politiche (nazionali) hanno dimenticato in questi anni.

(Estratto del rapporto “Allerta rossa per l’onda verde” a cura di Marco Valbruzzi per l’Istituto Cattaneo)

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