Advertisement skip to Main Content

Cultura Della Cancellazione

Come si diffonde la “cultura della cancellazione”

Ecco la “cultura della cancellazione”: a Merano eliminato il nome storico Maddalena di Canossa dall’asilo perché “poco inclusivo” dopo che in altre scuole della città la stessa sorte era capitata a Carducci, Rosmini, Einaudi, Pascal, Leonardo Pisano e Leonardo da Vinci.   

“S’ode a destra uno squillo di tromba; a sinistra risponde uno squillo”. Riecco il coro del Manzoni per parafrasare la presa di posizione di Fratelli d’Italia, che riecheggia quella del Pd contro la “cultura della cancellazione” di gran moda a Merano.

Da destra a sinistra squilla l’indignazione per l’appena cancellato nome di Maddalena di Canossa dall’asilo nido e scuola materna in via Maia ad opera della giunta comunale. Un repulisti mortificante, come testimonia la cervellotica e sostitutiva denominazione TicoMaia inventata a tavolino.

Sorvoliamo sulle motivazioni imbarazzanti che avrebbero ispirato il ribaltone. Sono arrivati a dire che Maddalena di Canossa, il nome storico mai da nessuna anima bella contestato, sarebbe poco “inclusivo”.

“Inclusivo”, si badi, è la parolina magica, anch’essa di gran voga, che nel politichese s’usa come una bacchetta per apparire buoni di cuore e aperti di mente. Ma, lungi dall’evocato “volemose bene”, in realtà rivela spesso il suo contrario: l’esclusione di tutti i punti di vista differenti da quello, assoluto e intoccabile, che si pretende di far valere.

Perché la cultura della cancellazione presenta ingredienti diversi in tutto il mondo. Ma si fonda sull’idea che ci si debba vergognare della propria cultura, identità, tradizione. E che perciò si debba tagliare il cordone ombelicale della nostra Storia.

A questo complesso occidentale della viltà, che nelle Americhe ha portato ad abbattere le statue di Cristoforo Colombo e in Inghilterra -da ultimo- alla cancellazione di “anglosassone” dal titolo di una prestigiosa rivista dell’Università di Cambridge, perché suonerebbe “colonialista” e “suprematista”, si somma l’ignoranza. Dal latino: non conoscere.

Gli abbattitori nulla sanno, né si curano di sapere, di Colombo, il rivoluzionario dei mari e del Nuovo Mondo. Temiamo che anche la figura di Maddalena di Canossa susciti scarsa curiosità di approfondimento.

Eppure, se manca il tempo per esercitare il pensiero, sarebbe sufficiente dare un’occhiata al Bignamino digitale di Wikipedia, per comprendere l’attualità della caritatevole santa ora TicoMaizzata.

Ma la cultura della cancellazione manifesta pure una totale mancanza di rispetto per coloro che, anziché vergognarsi della propria storia, la coltivano con intelligenza e modernità, cioè con spirito critico. L’intelligenza di capire che statue e denominazioni sono lo specchio del tempo che fu, e che giudicare i nostri padri, nonni o trisavoli con la testa di oggi, e rompere il legame storico, culturale e scolastico che si tramanda di generazione in generazione, significa diventare orfani della civiltà del diritto, della bellezza e della libertà di cui siamo figli, e figli dei figli.

Se destra e sinistra riscoprono all’unisono che c’è un patrimonio comune da tutelare, se Fdi e Pd contrastano l’infantilismo comunale non solo per recitare la parte di oppositori, sollecitino, allora, un grande e pubblico confronto sulla vera questione in ballo: il futuro della memoria per la sempre più spenta e impoverita comunità italiana a Merano.

Perché l’addio a Maddalena di Canossa arriva dopo le cancellazioni, non meno surreali, che hanno subìto le scuole in lingua italiana negli ultimi anni. Altri e con altre modalità hanno sradicato nel tempo i nomi storici di Leonardo da Vinci, Giosuè Carducci, Leonardo Pisano, Antonio Rosmini, Luigi Einaudi, perfino del francese Blaise Pascal.

Attenzione, nessuna Svp l’aveva richiesto. Nessun meranese di lingua tedesca aveva mai protestato perché il nostro genio del Rinascimento o il nostro premio Nobel per la letteratura battezzassero, rispettivamente, la scuola elementare italiana e il Liceo classico italiano. Che è, ricordiamolo sempre, la più antica istituzione scolastica italiana in Alto Adige. Le sforbiciate sono tutte opera dei soli italiani, imbattibili nell’arte avvilente del “facciamoci del male”.

Il punto, dunque, non è politico, ma prepolitico: la cultura della cancellazione è un male a prescindere da chi impugni la vanga.

Non è che se cancellano Maddalena di Canossa è scandalo, perché lo fa la giunta civica non di sinistra, ma se invece cancellano la quasi secolare denominazione di Carducci va bene, perché quella scelta -contro la quale si schierò la stessa Sovrintendenza scolastica-, profumava molto a sinistra. L’ideologismo della tabula rasa è aberrante sempre.

Se la bersagliata amministrazione comunale ritiene d’aver fatto la cosa giusta, promuova, allora, un confronto pubblico sul futuro di tutte le nostre memorie. Vediamo se ai meranesi sta bene che Maddalena di Canossa, Leonardo, Carducci e tutti gli altri siano finiti, “inclusivamente”, sotto la ghigliottina.

 

(Pubblicato sul quotidiano Alto Adige)

www.federicoguiglia.com

 

Back To Top