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Come si destreggia Angela Merkel tra conti e migranti

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L’approfondimento di Tino Oldani, giornalista di lungo corso, già a Panorama e ora firma di Italia Oggi, sulle mosse di Angela Merkel in Germania

Le affollate manifestazioni contro i migranti che per tre giorni hanno sconvolto le strade e le piazze di Chemnitz, terza città della Sassonia, hanno probabilmente rafforzato in Angela Merkel la convinzione che la vera emergenza da governare, in Germania come nel resto d’Europa, non siano più i conti pubblici, bensì la difficile integrazione dei «rifugiati», come li chiamano a Berlino. Per questo, in vista delle prossime elezioni europee (maggio 2019), secondo quanto ha scritto la Faz (Frankfurter allgemanine zeitung), la cancelliera ha deciso di puntare sulla nomina di un tedesco alla guida della Commissione Ue, e non più su quella della Banca centrale europea. Una decisione che ha sorpreso non poco i suoi stessi connazionali.

CHE COSA STA STUDIANDO MERKEL PER BRUXELLES

Il candidato della Merkel per la poltrona occupata da Jean-Claude Juncker negli ultimi cinque anni è l’attuale ministro dell’Economia, Peter Altmaier, 60 anni, per anni capo dello staff della cancelliera e suo uomo fidato, noto per la capacità di parlare diverse lingue europee, già pratico dei corridoi di Bruxelles, dove ha lavorato in passato come consigliere della Commissione Ue. Il suo compito principale, secondo le indiscrezioni, sarà quello di riuscire in un’impresa che attualmente sembra impossibile, visti i numerosi fallimenti degli ultimi anni: convincere i 27 paesi Ue ad accettare una redistribuzione degli immigrati. Un obiettivo politico ambizioso quanto difficile da realizzare, se si considera che in tutti i paesi Ue sta crescendo l’onda populista e sovranista, alimentata in primo luogo proprio dalla avversione per gli immigrati.

TUTTE LE TENSIONI IN GERMANIA SUI MIGRANTI

A confermare questa tendenza, bastano due fatti: da un lato, l’incontro a Milano tra Matteo Salvini e il premier ungherese Viktor Orbàn, considerati ormai i campioni europei delle porte chiuse ai migranti; dall’altro i tumulti e le manifestazioni di Chemnitz, in Germania, dove due immigrati, un siriano e un iracheno, hanno ucciso a coltellate un tedesco di 35 anni. Per reazione, da domenica a martedì, tutti i gruppi politici che si oppongono alle porte aperte, da Alternative fur Deutschland (Afd) fino ai filonazi, sono scesi in piazza gridando contro «l’islamizzazione della Germania».

COME CRESCE L’AFD

In Sassonia l’Afd, con il 25%, è il secondo partito, ma la facilità con cui ha riempito la piazza principale della città fa pensare che il suo bacino di voti sia più ampio: la polizia, schierata con 600 agenti, si aspettava tremila manifestanti, ma ne sono arrivati il doppio, per urlare «la Germania ai tedeschi, fuori gli stranieri». Per placare gli animi, la Merkel prima ha fatto diffondere una dichiarazione del suo portavoce, con esito nullo. A quel punto è intervenuta in prima persona, dicendo che «in uno stato di diritto non c’è posto per l’odio in piazza». Un annuncio di «tolleranza zero» che i media hanno interpretato come un monito rivolto soprattutto contro i filonazi. Ma questi ultimi sono soltanto una piccola minoranza in Germania, rispetto all’Afd e al movimento anti-islamico Pegida, che da tempo dicono sui migranti cose perfino più moderate di quelle che va ripetendo Salvini in Italia.

I NUMERI TEDESCHI SULL’IMMIGRAZIONE

Dalla loro parte, i sostenitori tedeschi del «fuori gli stranieri» hanno alcuni numeri, rivelati dal «Rapporto federale 2017 sulla criminalità nel contesto della migrazione», dove si spiega che in Germania vi sono un milione 600 mila immigrati, circa il 2% della popolazione tedesca, i quali sono responsabili del 9,3% dei reati commessi. Un rapporto ancora più negativo se si considerano i reati di violenza sessuale o sulle persone, dove gli immigrati sono risultati responsabili del 15% dei reati commessi. Non solo: a seguito dell’ondata migratoria, tra il 2014 e il 2017 i reati esclusivamente sessuali sono aumentati da 949 a 3.597, con un balzo del 379%. Dati che lo stesso governo federale, secondo i media, ha pubblicato soltanto lo scorso giugno, dopo averli tenuto segreti per qualche tempo, consapevole della implicita carica esplosiva.

LE FIBRILLAZIONI POLITICHE

Non è dunque un caso se la Merkel, dopo lo scontro in giugno con il suo ministro dell’Interno, Horst Seehofer, bavarese della Csu, ha accettato di negoziare con gli altri paesi Ue i cosiddetti «movimenti secondari», con l’obiettivo di rispedire i migranti nel primo paese di approdo in Europa e di richiesta di asilo. Nei fatti, un tentativo di ridurre in modo sensibile il numero dei rifugiati in Germania (1,6 milioni), manovra finora accolta dalla Francia di Emmanuel Macron, che al massimo si vedrà restituire qualche centinaio di migranti, ma respinta dall’Italia per bocca del premier Giuseppe Conte, in quanto il nostro paese rischierebbe di vedersi restituire di colpo decine di migliaia di rifugiati.

LO SCENARIO

Uno scenario che, ancora una volta, conferma quanto la signora Merkel sia una governante tanto capace nel fare i conti, a prescindere dal fatto che si tratti di bilanci pubblici o di migranti, quanto spregiudicata nel tentativo di vincere la partita che più conta al momento, e consolidare l’egemonia della Germania sull’Europa.

Articolo pubblicato su Italia Oggi

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