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Come sarà l’esercito europeo secondo la Commissione Ue

Esercito Europeo

L’obiettivo è quello di creare una forza d’intervento operativa con un massimo di 5.000 soldati a partire dal 2025. Cosa ha riportato il quotidiano El Pais che ha visionato la Bussola Strategica predisposta dalla Commissione Ue in materia di sicurezza e difesa

L’Ue si sta vestendo di cachi. Sempre di più.

L’organizzazione nata per garantire la pace in Europa dopo la seconda guerra mondiale si sta muovendo verso una militarizzazione che Bruxelles considera essenziale per sopravvivere in un contesto globale sempre più instabile e pericoloso.

Per la prima volta nella sua storia, l’Ue sta pensando di organizzare manovre militari a partire dal 2023 per aumentare la sua capacità di agire con forza nei punti caldi della sua area di influenza diretta.

La proposta è contenuta in un documento confidenziale, al quale El PAÍS ha avuto accesso, servito come base delle negoziazioni dei ministri europei degli esteri e della difesa per gli orientamenti geostrategici dell’Ue nel prossimo decennio.
 
Il documento, battezzato la Bussola strategica, sostiene un salto senza precedenti nella capacità militare dell’Ue con l’obiettivo di avere la forza necessaria per “promuovere la sua visione e difendere i suoi interessi”. L’iniziativa è stata presentata il 10 novembre ai membri della Commissione europea da Josep Borrell, vicepresidente della Commissione e alto rappresentante per la politica estera.

Tuttavia, trattandosi di un documento confidenziale, i dettagli delle proposte sono stati riservati ai ministri degli esteri e della difesa. La sede del Consiglio europeo entra in modalità militare in un momento di grande turbolenza intorno all’Ue, dal fianco orientale (Bielorussia e Ucraina) al Maghreb e al Sahel.

“Questo non è il mondo che noi europei abbiamo scelto o preferiamo, ma è il mondo che dobbiamo affrontare”, dice il documento confidenziale di 28 pagine, che mira a segnare una svolta nell’uso della forza a livello Ue. “Dal 2023 organizzeremo esercitazioni regolari, comprese quelle navali”, afferma uno degli obiettivi della Bussola, che, una volta adottata dal Consiglio europeo nel marzo del prossimo anno, guiderà la politica estera e di difesa dell’Ue.

Le esercitazioni sono destinate ad essere la base per la creazione di una forza d’intervento veramente operativa, che dal 2025 potrebbe includere fino a 5.000 militari. Bruxelles vuole così andare oltre il cosiddetto concetto di battaglione europeo, una disponibilità teorica fino a 1.500 persone multinazionali in uniforme che è operativa dal 2017 ma non è mai stata attivata per mancanza di volontà politica, mancanza di risorse finanziarie per la sua mobilitazione e assenza di addestramento congiunto preventivo.

L’organizzazione e il comando delle manovre sarebbero inizialmente eseguiti da unità nazionali. Ma passerebbe nel 2025 all’unità dello Stato Maggiore dell’UE creata nel 2017 con lo scopo di diventare un vero e proprio quartier generale, ma che non è ancora pienamente operativa.

ASSUMERE ANCHE OPERAZIONI DI COMBATTIMENTO

Fino ad ora, questo quartier generale (chiamato Military Planning and Conduct Capability) ha assunto il comando di missioni non-combattenti incentrate sull’addestramento in paesi terzi, come il Mali, la Somalia o la Repubblica Centrafricana. Ma l’obiettivo è che prenda anche il comando delle future operazioni di combattimento, per le quali espanderà il suo staff, che ha iniziato con 25 soldati e potrebbe crescere fino a più di 150.

L’obiettivo delle manovre sarà chiaramente quello di avere una forza di difesa in grado di agire se necessario. “Continueremo a condurre esercitazioni regolari per rafforzare la nostra assistenza reciproca in caso di aggressione armata, in conformità con l’articolo 42.7 del trattato UE”, afferma la Bussola strategica, riferendosi alla base giuridica che, simile a quella stabilita nella Nato, permette ai 27 stati membri di rispondere congiuntamente a un attacco. Aggiunge che “a partire dal 2022 questo comprenderà anche le manovre in campo informatico”.

Le proposte indicano anche il finanziamento congiunto delle operazioni civili e militari dell’Ue a partire dal 2023, che comporterebbe l’uso del bilancio dell’Ue.

Il documento di 28 pagine, sul tavolo lo scorso 17 novembre per i circa 50 ministri (degli Esteri e della Difesa) riuniti a Bruxelles, dettaglia anche il calendario per rafforzare le risorse dell’Ue di fronte alle minacce ibride, cibernetiche e spaziali.

Nel 2022, l’obiettivo è quello di stabilire meccanismi di difesa contro gli attacchi ibridi e, da quello stesso anno, sviluppare una diplomazia preventiva e dissuasiva contro gli attacchi nel cyberspazio. Nel 2023, verrebbe creata un’unità per raccogliere sistematicamente i dati sugli incidenti legati alla manipolazione delle informazioni o all’interferenza virtuale da parte di paesi terzi.

E infine, nel 2025, se il calendario previsto sarà rispettato, l’Ue avrà una forza militare di reazione rapida fino a 5.000 uomini e donne che potranno essere schierati in numero commisurato alla dimensione di ogni missione. Borrell ha insistito che “sarà la missione a determinare il numero di truppe necessarie, e non il contrario”. Per le missioni civili, dal 2023 l’Ue mira ad essere in grado di schierare una squadra di fino a 200 esperti completamente equipaggiati entro 30 giorni.

Il movimento verso la cooperazione militare all’interno dell’Ue è incoraggiato dalla crescente ostilità dei paesi che si disimpegnano dal multilateralismo e dal ritiro degli Stati Uniti come guardiano globale degli interessi occidentali. “Il ritorno alla politica di potere è il cambiamento più significativo nelle relazioni internazionali dopo tre decenni di forte interdipendenza economica che avrebbe dovuto ridurre le tensioni”, nota il progetto Strategic Compass dell’Ue.

UNA CAPACITÀ MILITARE CON LA COMPLICITÀ DELLA NATO

Il testo, che sarà oggetto di lunghe discussioni fino alla sua adozione da parte dei 27 Stati membri nel marzo 2022, considera necessario “sviluppare un’Unione europea che agisca come garante della sicurezza”. A tal fine, prevede di sfruttare l’articolo 44 del trattato sull’Unione europea, che permetterebbe il lancio di operazioni militari approvate all’unanimità, ma alle quali parteciperebbero solo i partner che lo desiderano.

Lo sviluppo di questa capacità militare è stato finora bloccato dai paesi timorosi di indebolire la Nato, che è il vero scudo del Vecchio Continente contro le aggressioni esterne. Ma la parte riluttante ha perso forza con l’uscita del Regno Unito dall’Ue. E il recente spasmo degli Stati Uniti in Afghanistan e la progressiva aggressività di vicini come la Bielorussia e la Russia ha ammorbidito la resistenza a un certo grado di autonomia strategica europea.

Dall’altra parte, la Francia ha anche moderato la sua ambizione di una difesa europea praticamente autonoma. Parigi accetta che le capacità europee dovranno essere complementari alla Nato, il cui ombrello militare e nucleare rimane indispensabile. L’ambizione di un esercito europeo sembra essere stata accantonata, ma la creazione di una capacità congiunta in grado di spegnere gli incendi geostrategici più vicini a casa sta guadagnando terreno.

“Dobbiamo essere in grado di agire più rapidamente, in modo più robusto e più flessibile”, una fonte diplomatica riassume il nuovo obiettivo. Il nuovo scenario richiede una migliore intesa tra l’Ue e l’Alleanza Atlantica che sarà perseguita in una dichiarazione congiunta entro la fine di quest’anno o all’inizio del prossimo.

 

(Estratto dalla rassegna stampa estera a cura di Epr Comunicazione)

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