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Come Salvini in Umbria ha conquistato anche una parte del cuore della sinistra. Il post di Sacchi

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Umbria

Il post di Paola Sacchi, già inviata di politica all’Unità e a Panorama, sul successo del centrodestra guidato dalla Lega di Salvini in Umbria

 

Umbria, ce n’est qu’un début. Si potrebbe riassumere con lo slogan del Maggio francese la “rivoluzione d’ottobre”, domenica 27, 2019, di Matteo Salvini e con lui di tutto il centrodestra, ora detto “casa degli italiani” dallo stesso Salvini alla manifestazione di piazza S. Giovanni.

Salvini, durante la notte della presa del Palazzo d’Inverno, Palazzo Cesaroni a Perugia, dominato da mezzo secolo di giunte rosse, esulta. È stata non solo una vittoria schiacciante del centrodestra a trazione Lega, ma anche una sua personale vittoria, un suo personale riscatto dopo esser stato svillaneggiato dalle sinistre tutte, da Pd a Iv renziana a 5s per Papeete e mojito.

Insomma, preso di mira dall’intero arco di forze che ha fatto il governo giallorossofuksia del tutti contro Salvini, quella che Silvio Berlusconi ha coniato come “pentasinistra”, la quinta, secondo il Cav, “è certa magistratura”. Salvini, con la sua Lega data al 37 per cento, più del risultato delle Europee, è raggiante accanto alla nuova presidente umbra, senatrice leghista, avvocato Donatella Tesei arrivata al 57 per cento. Ma il “capitano” tanto sbeffeggiato per Papeete e mojito sta con i piedi ben piantati per terra, non chiede elezioni nazionali subito. Ma dice che “questa vittoria storica è però un primo avviso di sfratto per il governo Conte”.

La storica vittoria umbra è l’apripista per la madre di tutte le battaglie: la conquista della roccaforte rossa simbolo, l’Emilia Romagna. Ma Salvini indica alla candidata emiliana leghista per tutto il centrodestra, la deputata Lucia Borgonzoni, l’esempio di Tesei, che “ha saputo parlare a intere comunità”. E trasversalmente, i calcoli dei flussi arriveranno, ma è ed era già nelle settimane scorse ampiamente prevedibile un vero e proprio travaso dal rosso ex Pci poi Pd, poi transitato per i 5s, usciti a pezzi con un dato — sembra mentre scriviamo — sotto il 9 per cento, al verde Lega, ma anche a Fratelli d’Italia. Che con la sua leader Giorgia Meloni corona il sogno della doppia cifra e cioè almeno finora il 10 per cento.

Forza Italia scende al 5,6 per cento, ma basta fare due rapidi conti per capire che, anche se avessero vinto senza Fi, ma non certo con questo clamoroso stacco rispetto al centrosinistra di oltre il 20 per cento, senza il Cav non avrebbero raggiunto quell’oltre 50 per cento, cifra altamente simbolica per poter governare a livello nazionale. Ovviamente quando si riuscirà ad andare a votare.

Il premier Giuseppe Conte, evidentemente per esorcizzare la débâcle grillina e della stessa formula del suo esecutivo messa alla prova del voto per la prima volta in Umbria (il Pd cala, anche se non crolla come i 5s e comunque Nicola Zingaretti ammette la netta sconfitta), ha già detto che l’Umbria è piccola. Di più: “Sarebbe esagerato chiamarla Regione”. Ma “l’Umbria” ha ribattuto Salvini “oggi è il mondo”. Metafora per dire che sono potenti i segnali simbolici che vengono dal “cuore verde d’Italia”, ora anche nel senso politico. E in politica i simboli a volte sono tutto.

Che la voglia del cambiamento fosse forte nell’aria era sin da subito evidente, forse più a chi ha seguito, come i cronisti da marciapiede di una volta, e non nel chiuso delle redazioni o sui divani del Transatlantico di Montecitorio, la campagna umbra, nelle città e nei borghi. Folle ovunque e di natura trasversale per Salvini. Non c’erano i cosiddetti “analfabeti funzionali”, ma imprenditori, ceto più alto che medio, il cosiddetto centro in carne ed ossa, a fare selfie con lui e a stringergli la mano. Quella borghesia liberale e anticomunista da sempre soffocata dal potere rosso, che alla meritocrazia preferì consensi e tessere, in cambio di provvedimenti mirati ai propri elettori.

Qui, a differenza che in Emilia Romagna, il potere rosso è stato più di stampo dirigistico, pur avendo prodotto anche risultati di buon governo. Ai bagni di folla con Salvini c’era però anche il popolo ex rosso, rimasto deluso da quella che per moltissimi ormai “si era trasformata in una nomenclatura bloccata, sclerotizzata, autoreferenziale per il mantenimento del proprio potere”. Il Cav soddisfatto di essere ancora una volta al tavolo di gioco, cosa che è il motto per sua stessa natura di un grande imprenditore, oltre che di un quattro volte premier e fondatore del centrodestra, ha parlato anche lui di “risultato storico”. Conoscendo già i veri sondaggi e per questo tenutosi sempre basso, è venuto in Umbria per la volata finale. Ed ha trovato anche lui una bella accoglienza. Salvini ringrazia gli elettori con una frase che riecheggia Ruggero Grieco sulla “bonaria mattia degli umbri”, dicendo: “Ha vinto quel pizzico di follia e il grande orgoglio di una splendida terra”. “Mattia bonaria”, ma che per la vastità della vittoria, già abbastanza nota a cronisti che hanno frequentato città e borghi, ricorda però un po’ di più la, invece, cruenta vittoria di Annibale nella battaglia del Trasimeno.

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