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Come salvare l’Unione europea?

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Fuori Jean-Claude Juncker, Donald Tusk, Antonio Tajani e Mario Draghi. Dentro Ursula von der Leyen, Charles Michel, David Sassoli e Christine Lagarde. Ecco i quattro presidenti alla guida della nuova Ue, quattro persone che hanno la responsabilità di salvare più di 500 milioni di europei

Come si legge su Politico “Non poteva esserci giorno migliore per iniziare i lavori” — ha dichiarato von der Leyen, la prima donna della storia a ricoprire la carica di presidente della Commissione europea — “Siamo noi quattro i custodi dei trattati”.

“Quattro presidenti insieme”, ha dichiarato la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde, ex ministro delle finanze francese e direttore generale del Fondo monetario internazionale.

“Ci incontriamo qui alla Casa della storia europea perché è il luogo giusto per rilanciare il progetto europeo, un progetto che prenderà l’iniziativa di modernizzare la democrazia europea, rendendola più efficiente, e sviluppare nuove politiche europee”, ha dichiarato il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli in apertura dell’evento.

Sassoli ha osservato che è stata una “fortunata coincidenza” che i termini di von der Leyen e Michel sono iniziati lo stesso giorno dell’anniversario dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona nel 2009, che ha modificato le leggi costitutive dell’Ue.

Ha inoltre affermato che è giunto il momento che l’Ue porti avanti importanti obiettivi politici, tra cui la lotta ai cambiamenti climatici. Ha annunciato che l’11 dicembre il Parlamento convocherà una sessione speciale per von der Leyen e la Commissione per presentare il suo “European Green Deal”, un ambizioso pacchetto di iniziative volte a proteggere il pianeta e ad attenuare il colpo economico per alcuni cittadini e industrie.

Lunedì, von der Leyen, Michel e Sassoli si recheranno a Madrid per partecipare all’apertura della conferenza mondiale sul clima COP25. “Gli europei vogliono vedere azioni concrete”, ha ribadito Sassoli.

Anche von der Leyen ha usato parole decise. “Dieci anni fa, i nostri predecessori stavano ancora discutendo se l’Europa dovesse avere una bandiera o un inno”, ha detto. “Ma in questi 10 anni, milioni di persone sono scese in strada sventolando la bandiera europea – la nostra – la nostra bandiera – e milioni di persone sono state ispirate e commosse dall’Inno alla gioia, l’inno europeo, il nostro inno. La nostra responsabilità è quella di essere un campione, di essere un campione per i nostri concittadini europei con i loro sogni e le loro aspirazioni”.

Dopo gli interventi, Sassoli e Michel hanno formalmente consegnato una copia del trattato a von der Leyen. Poi i quattro presidenti si sono accucciati insieme, sorridendo, con le braccia sulle spalle come una squadra che si dirigeva verso il campo per affrontare l’avversario.

I COMPITI

Il compito più importante sarà quello di mantenere in vita il progetto europeo, sotto attacco da quasi tutti i Paesi membri. La missione dei quattro presidenti sarà prima di tutto quella di tenere insieme i 27 alleati, affrontando le sfide decisive per la sopravvivenza dell’Europa.

1 la Brexit. I presidenti proveranno a tenere alto il nome dell’Europa facendo uscire senza traumi ma senza sconti Londra – allo stesso tempo cercando di sbiadire pian piano la macchia di aver perso un membro così importante.

2 il clima. I presidenti vorranno prepararsi alle catastrofi ambientali con un piano continentale serio che coinvolga tutti i Paesi in un fronte di solidarietà per le zone più esposte ai disastri naturali. In parallelo, dovranno attuare politiche radicali capaci di smorzare la potenza inquinante delle industrie e dei cittadini europei trovando valide alternative per far fiorire il mercato in modo sostenibile.

3 le relazioni internazionali. L’obiettivo europeo sarà quello di mantenersi in equilibrio tra gli Stati Uniti di Trump, la Russia di Putin, la Turchia di Erdogan e la Cina di Xi Jinping…e poi ricostruire le relazioni con l’Africa e il Medio Oriente dopo secoli di colonialismo, vent’anni di guerra al terrorismo e infine una primavera araba che si è trasformata in guerra civile. Poi ci sono anche le relazioni con Iran, Giappone, Corea, India, Brasile, eccetera eccetera. Costruire una vera politica estera e una difesa comune sarà il compito più difficile – ancor di più alla luce della debolezza della Nato.

4 su povertà, occupazione e immigrazione, l’Ue proverà a risolvere il problema della disoccupazione nelle aree più depresse trovando un sistema per aiutare i Paesi in crisi e pretendere da loro i conti in ordine — senza vessarli, ma obbligando tutti a usare i fondi comuni per investimenti produttivi e strategici. L’Ue dovrà in qualche modo anche aiutare con un approccio coordinato tra tutti i suoi membri la gestione del fenomeno migratorio senza allarmismi ma senza sottovalutare il fatto che in ogni Paese membri i partiti anti-immigrazione sono in crescita — questo forse proprio perché non c’è stato un approccio serio a livello europeo sulla questione. L’Ue non potrà mancare di aiutare i rifugiati, i profughi e tutti gli esseri umani che cercano di varcare i confini dell’Ue per le più diverse, tragiche o futili motivazioni. Garantire loro primo soccorso e poi, una volta accuditi e rimessi in salute, chiarire la loro posizione giuridica caso per caso e nel caso sia possibile inserirli come forza lavoro in uno dei Paesi membri.

LE RESPONSABILITÀ UMANE

Le sfide sono importanti e difficili. Non bisogna dimenticare che l’Ue non è niente senza gli Stati membri. Se domani l’Unione dovesse essere sciolta, come tutte le alleanze, forti o deboli che siano, quando terminano non lasciano altro che Stati membri liberi di farsi la guerra tra di loro. Per questo non ha molto senso dire di non volere più l’Unione. Perché il problema semmai sono gli Stati europei e non il fatto che siano uniti.

È importante anche ricordare che dietro ai quattro presidenti ci sono sempre i 27 Stati membri, che in modo diretto o indiretto governano Bruxelles e l’intera Europa. Dentro al Consiglio, alla Commissione, al Parlamento e alla Bce ci sono sempre persone, espressione dei Paesi membri e inclini a fare il bene del proprio Paese, direttamente o indirettamente, per ordini governativi o per semplice volontà personale.

Diplomazia, cooperazione e rispetto potranno sicuramente favorire il dialogo fra i quattro presidenti. Buon lavoro a loro, una donna tedesca, una francese, un uomo belga e uno italiano. Le persone che proveranno a salvare l’Unione europea.

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