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Come realizzare una Darpa per la Difesa italiana. I consigli di Giansiracusa

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Darpa italiana: trasformare il piccolo Centro Militare Studi e Applicazioni Militari o potenziare il Segretariato della Difesa, con le rispettive Direzioni Generali? Meglio la seconda ipotesi. Ecco perché. L’intervento dell’analista Aurelio Giansiracusa, animatore di Ares-Osservatorio Difesa

In questi giorni è uscita la notizia del disegno di legge volto a creare una sorta di Darpa italiana per la Difesa italiana.

Prima di sbilanciarci se essere a favore o meno del progetto partiamo da un dato: che cosa è e rappresenta la Darpa statunitense nell’universo militare statunitense e qual è la situazione attuale italiana.

La Darpa è la Defense Advanced Research Projects Agency, un’agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti incaricata dello sviluppo di nuove tecnologie per uso militare. È stata creata ai tempi della presidenza Eisenhower per far fronte alla sfida tecnologica-militare lanciata dall’allora Urss che mise in orbita per prima attorno alla Terra un satellite artificiale, il mitico Sputnik.

La Darpa è stata responsabile dello sviluppo e dell’implementazione di tecnologie importanti, che hanno influito notevolmente nella vita comune di tutti: tra queste le reti informatiche (Arpanet, dal quale è stato sviluppato ad Internet).

La Darpa con sede ad Arlington è un’Agenzia che fa riferimento esclusivamente al Dipartimento della difesa. Vi lavorano circa 240 persone (di cui 140 ingegneri) con un budget complessivo di circa 3,5 miliardi di dollari. La Darpa si concentra su progetti a breve termine (dai 2 ai 4 anni di studi) gestiti da piccole squadre di ricerca e aziende tecnologiche (grande il ricorso alle start up). Già questo dato da solo dovrebbe far pensare a quanto sia importante per Washington la ricerca nel settore militare.

Ma questa è solo la punta dell’iceberg della ricerca militare statunitense, considerato che l’intero comparto militare (e non solo) industriale lavora con il Pentagono con contratti di sviluppo in tutti i settori finalizzati alla ricerca, sviluppo, allestimento di prototipi e produzione di massa. Per cui si può dire, senza tema di smentita, che la ricerca militare statunitense è continua, potendo usufruire di immense risorse non paragonabili a quanto messo in campo in altre parti del mondo. Non è un caso che le FF.AA. di Washington possano contare su un ineguagliabile vantaggio tecnologico accumulato in decenni di investimenti continui nel settore della ricerca e sviluppo.

In Italia si è parlato del Cisam e della possibilità di trasformarlo in una sorta di Darpa italica.

Cosa è il Cisam? È un Centro Interforze Studi ed Applicazioni Militari che si occupa di studi, verifiche, applicazioni di specifico interesse militare, nei settori dell’energia nucleare, elettroottica, EMC; sorveglianza ed attività in materia di protezione dai rischi derivanti dalle radiazioni ionizzanti e non ionizzanti; gestione del Reattore Termico Sperimentale “Galilei” e relativa dismissione; condizionamento e conservazione in sicurezza dei rifiuti radioattivi provenienti dall’A.D.; collaudi dei materiali di interesse istituzionale; preparazione tecnico professionale del personale A.D.

Quindi, possiamo dire che allo stato attuale il Cisam è un centro di eccellenza che si occupa del settore nucleare e radioattivo ma oltre non va.

Abbiamo in Italia altri centri di ricerca militare che non siano dipendenti dalle industrie o dalle università? La risposta è positiva e si chiama Segretariato Generale della Difesa dal quale dipendono diverse direzioni tra cui Terrarm (Armamenti Terrestri), Armaereo (Armamenti Aeronautici e per l’Aeronavigabilità), Navarm (Armamenti Navali), Teledife (Informatica Telematica e Tecnologie Avanzate) che si occupano nei rispettivi settori di attività di studio, progettazione, sviluppo tecnico, costruzione, produzione, trasformazione, ammodernamento ed indagine tecnica sui materiali di competenza. Ma oltre queste competenze, Segredifesa/Dna ha il V Reparto che ha come obiettivo l’incremento del patrimonio di conoscenze della Difesa nei settori dell’alta tecnologia, necessario ad assicurare la fattibilità dei futuri programmi di sviluppo di materiali d’armamento, sia in ambito nazionale che in chiave di cooperazione internazionale.

Nel campo della ricerca tecnologica riferita al settore degli armamenti il Sgd/Dna svolge perciò una funzione di valutazione e indirizzo, che consiste nel recepire e coordinare le idee e le proposte provenienti anche dalla società civile (università, centri di ricerca, industrie) e dall’interno della stessa Difesa, integrandole nel Piano Nazionale della Ricerca Militare (Pnrm), che rappresenta – in questo specifico campo – il corrispondente del Piano Nazionale di Ricerca (Pnr) gestito dal Ministero dell’Università e della Ricerca (Miur). Con il Miur, peraltro, è stato avviato un rapporto strutturato per attivare una sinergia finalizzata anche a fornire opportunità di maggiore concretizzazione alla ricerca sostenuta dal dicastero.

Conclusioni: serve davvero creare una Darpa trasformando il piccolo Centro Militare Studi e Applicazioni Militari o, invece, potenziare il Segretariato della Difesa, con le rispettive Direzioni Generali, aumentando il budget destinato al finanziamento del Piano Nazionale della Ricerca Militare creando così nuove sinergie con il comparto industriale-università-ricerca, evidenziando le eccellenze militari e civili, senza duplicare qualcosa di già esistente? Personalmente, propendo per la seconda ipotesi.

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