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Come la Francia si preoccupa per lo stato di emergenza da Coronavirus

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Francia

Coronavirus, che cosa sta succedendo in Francia. Il numero di contagiati e morti. Le misure economiche. E lo stato di emergenza dichiarato dal governo. Il Punto di Enrico Martial

Ci vuole anche in Francia un’autocertificazione, cartacea, ogni volta che si esce da casa. Lo schema è analogo al nostro: per inderogabili necessità di lavoro, per visite mediche, per fare la spesa e per portare a spasso il cane. Sembra che si possa fare sport, ma non è così sicuro. L’ammenda è di 135 euro, che sale a 375 euro se non è pagata entro i termini.

Per il primo giorno, il 17 marzo, la polizia ha fatto opera di persuasione, in 70 mila occasioni, secondo il ministero dell’Interno. Tutti hanno cercato di capire: in televisione sono stati intervistati i primi guariti, con gli occhi sgranati e stanchi a dire quanto sia seria la malattia. Sono state viste le scene da film dell’evacuazione con i mezzi dell’esercito di nove persone intubate dagli ospedali ormai saturi di Mulhouse e Colmar, verso i centri militari di Marsiglia e di Tolone.

Si è ancora recriminato sulle partenze da Parigi per le seconde case e la campagna, sulla metropolitana in funzione, e per le elezioni comunali che non bisognava tenere. La candidata sindaca a Parigi per il movimento di Macron, Agnès Buzyn, ha detto che sono state una “sceneggiata”, ma è poi rientrata nei ranghi.

Edoard Philippe, il primo ministro, si è fatto intervistare quasi amichevole la sera del 17 marzo via Skype, dal suo ufficio, per incitare a stare a casa, per rassicurare con le misure economiche. Alle 20, a Parigi e nelle città francesi, la gente applaudiva alle finestre e dai balconi, senza bandiere, ai medici e agli operatori sanitari. Ancora ieri, 18 marzo, c’è stato dibattito sulla nuova condizione delle città, silenziose, rarefatte, sui nuovi modi di vita delle famiglie. Si è parlato, tenendo aperta la speranza, dei possibili vaccini e dell’impiego del Paquenil e dell’idrossiclorochina, cioè di un antimalarico già testato ai tempi della SARS del 2003. A Marsiglia ha funzionato su un primo gruppo di 24 pazienti. Il problema è che occorre una sperimentazione su una scala più ampia: si farà, il tentativo si affianca agli altri – come quelli italiani – di cui ha preso buona nota l’Oms.

Ieri sera, 18 marzo, c’è stato però un passo ulteriore. Edouard Philippe si è affacciato ancora nelle case dei francesi e ha annunciato lo stato di emergenza. In assenza di strumenti di decretazione urgente “abituali” come il DPCM o il vecchio decreto-legge italiano, è previsto il rafforzamento dell’esecutivo. Incardinata nella legislazione sanitaria, la norma proposta alle Camere permette al governo di restringere alcune libertà in caso di “catastrofe che mette a rischio, per sua natura e gravità, la salute della popolazione”. Meno stringenti di uno stato di guerra (per esempio non sono previste le perquisizioni nelle abitazioni) le misure possono comportare la “limitazione di movimento, di impresa, di riunione, la requisizione di qualsiasi bene o servizio necessario per contrastare la catastrofe sanitaria”.

Lo stato di emergenza è stato accolto con un certo stordimento, tanto è parsa una cosa incredibile. Gli altri decreti, economici, sono quasi passati sotto silenzio: tutti salveranno il posto di lavoro, ci sarà la cassa integrazione, gli affitti pagati, le imprese saranno aiutate. Il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, ne ha parlato con le associazioni di imprese e con i sindacati: si tratta di scrivere un testo per destinare 45 miliardi di euro, affiancati da un fondo di garanzia da 300 miliardi.

D’altra parte, i numeri sono pesanti. La metà dei 931 pazienti in rianimazione hanno meno di 60 anni, al 18 marzo ci sono almeno 9.130 contagi, 89 morti in un giorno, in progressione. Le regioni che fanno grandi numeri sono il Grand Est che comprende l’Alsazia (2163 casi), e la regione di Parigi, l’Ile de France (2693 casi). L’ondata è forte e si attende lunga.

A distanza di qualche tempo dalle sconcertanti notizie sulle situazioni lombarde più critiche, in cui si è posto il problema di chi salvare, la Direzione generale del Ministero francese della Salute ha prodotto un documento sui criteri da adottare proprio in questa scelta: sono elencati i livelli di fragilità e i principi etici collegati.

Simili indicazioni già guidano le attuali scelte in rianimazione e vengono soltanto aggiornate per il Covid-19 delle prossime settimane, ma danno un’impressione funesta.

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