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Come la Francia si barcamena tra misure restrittive e proteste degli eletti locali

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Francia vacanze

Che cosa succede in Francia alle prese con la pandemia. Il punto di Enrico Martial

A Parigi gli studenti vanno a tagliarsi i capelli preoccupati da una prossima chiusura dei coiffeurs e a comprare dei pesi, visto da lunedì prossimo non si potrà più accedere alle palestre. Da domenica 27 settembre, è prevista la chiusura dei bar di Marsiglia per sette giorni. I primi annunci prevedevano 14 giorni, sin da sabato.

Dopo le vacanze e i contatti estivi, ancora sotto la soglia dei 10mila nuovi positivi al giorno, trapelava da fonti governative la possibilità che la curva dei nuovi contagi iniziasse a scendere. L’agenda politica di settembre era spostata sulla ripresa, sulla riapertura delle scuole e sul Recovery plan del 3 settembre. Si è invece tornati a una specie di emergenza, passando da 13mila ai 16mila nuovi casi al giorno. Il fatto che il Regno Unito e la Spagna abbiano numeri analoghi non rassicura e gli altri Paesi non paiono indenni, ma solo in ritardo. Rispetto a quella precedente la gestione è più strutturata, ma la sua sostenibilità politica è diventata più difficile. Le proteste (che si vedono anche in altri Paesi europei) non riguardano solo frange popolari e i gilets jaunes, anche parte delle amministrazioni politiche locali.

Il ministro della Salute, Olivier Véran, si è presentato in conferenza stampa mercoledì 23 settembre. Anche se ha detto di non voler spaventare nessuno, ha spiegato che i pazienti Covid in rianimazione nella regione parigina occuperanno il 40% dei posti entro il 10 ottobre, il 60% verso il 25 ottobre, l’85% verso il’11 novembre: dopo ci sarà la saturazione. Nella regione Auvergne Rhône-Alpes, quella di Lione, andrebbe anche peggio e l’insufficienza dei posti letto – ordinari e di rianimazione – potrebbe giungere tra il 10 e il 20 ottobre.

D’altra parte, l’indice nazionale di riproduzione Rt viaggia tra 1,1 e 1,5 (in Italia è allo 0,95): non sono i tre punti della crisi di primavera, ma non va bene soprattutto a livello locale. I positivi su 100mila test sono ora al 6,14% rispetto al 5% della settimana precedente. Ci sono zone in cui gli indicatori (posti letto, test) segnano il raddoppio da una settimana all’altra.

Nell’impostazione decentrata e territoriale che fu già del deconfinamento gestito da Jean Castex, quando ancora non era primo ministro, città, dipartimenti e regioni sono stati suddivisi in quattro livelli di allerta sulla base di una batteria di indicatori, mentre il quinto livello possibile e ancora non vigente corrisponde a lockdown completi e localizzati. A ogni livello corrispondono misure generali, adattabili su decisione dei prefetti e sentiti i rappresentanti locali. Soltanto la città metropolitana di Aix-Marsiglia è nella zona di allerta massima (con la Guadalupa), ed è qui che chiudono i bar. Nelle zone di allerta rafforzata si trovano buona parte delle grandi città, da Parigi a Bordeaux a Lione – con la chiusura dei bar alle 22, ma anche delle palestre e di alcuni spazi pubblici, mentre in quelle di allerta ordinaria vi sono dipartimenti e città collocati sui corridoi economici e degli scambi.

Renaud Muselier, Presidente della Regione Sud, ha annunciato ricorso amministrativo contro la chiusura dei bar e ristoranti, la città di Marsiglia ha invitato a rimandare le misure restrittive per voce del vicesindaco Benoît Payan. Il 24 settembre, la sindaca di Parigi, Anne Hidalgo ha detto di essere stata informata della decisione soltanto un’ora prima della conferenza stampa del ministro Véran e ha espresso un disappunto che si è diffuso ormai in diverse città. Marsiglia aveva già protestato il 27 agosto, al tempo della chiusura anticipata alle 23 dei ristoranti, con una inattesa conferenza stampa congiunta delle due avversarie politiche, Michèle Rubirola, nuova sindaca verde di Marsiglia, e Martine Vassal, presidente (Les Républicans) della città metropolitana e del dipartimento delle Foci del Rodano. Si era associato alle critiche anche Didier Raoult dell’ospedale universitario di Marsiglia, figura mediatica anche per i gilet jaunes e noto sostenitore dei trattamenti alla idrossiclorochina.

La linea sottile dell’autunno governativo passa tra le politiche generali di Macron da mandare avanti e la difficile gestione locale delle misure – che diventeranno ancora più stringenti, con gli eletti di prossimità tentati della difesa degli interessi delle filiere locali.

In agenda ci sono una politica estera piena di problemi, la ripresa economica (fatta di recovery plan, transizione ecologica, deglobalizzazione regionale e proseguimento delle riforme strutturali tracciate nel 2018), la sicurezza interna (contro le forme di legalità parallele del “comunitarismo” etnico, terrorismo e microcriminalità), e la giustizia, tra aumento delle risorse finanziarie e umane e interventi su frizioni tra potere politico e giudiziario.

Per intanto, sabato 25 settembre, il ministro della salute Oliver Véran è andato a Marsiglia, per annunciare aiuti agli ospedali locali per 15 milioni e per ridurre la durata delle misure a una sola settimana, in attesa dell’evoluzione dei dati.

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