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Come in Francia si rivoluziona la formazione dei funzionari pubblici

di

Francia

L’articolo di Enrico Martial, esperto di questioni europee

 

Non fosse per il metodo per l’oggetto, parrebbe normale che circa 1700 quadri degli enti locali francesi si siano ritrovati tra il 9 e il 12 luglio in 13 siti (di cui uno oltremare) per una sessione parallela e simultanea di formazione. L’incontro era però dedicato all’innovazione pubblica territoriale (un modo per dire che ci vogliono cambiamenti nelle politiche pubbliche), senza lezioni frontali ma con un esercizio per trovare le soluzioni a una serie di problemi selezionati e finora irrisolti.

Start Magazine ha assistito all’evento formativo della Regione Sud (la precedente Regione Provence-Alpes Côte d’Azur), in mezzo a circa 200 partecipanti, dalla conferenza di apertura fino ai laboratori e ai percorsi di elaborazione. A Carqueiranne, vicino a Tolone, in una scuola superiore, i funzionari provenienti da Regione, Comuni, Dipartimenti, Agenzie indipendenti, Camere di commercio e altre organizzazioni si sono confrontati con 14 problemi pubblici, che vanno dalla creazione del Fascicolo unico del bambino all’allargamento della platea di creatori di impresa disponibili ad essere accompagnati nella loro fase di start up.

I problemi pubblici (che sono poi problemi politico-tecnici, come – per intenderci – raccogliere la spazzatura a Roma) sono arrivati alla sessione perché difficili da risolvere. Sono stati identificati in mezzo a una platea di “problemi” conosciuti e sono stati presi in carico ognuno da un funzionario “portatore” che l’ha affrontato appunto nella sua attività.

A Carqueiranne sono stati creati 14 laboratori, uno per problema, impegnando 48 ore per trovare le 14 soluzioni, così come è avvenuto per analoghe serie di problemi negli altri 12 siti in Francia.

IL METODO

La formazione intendeva utilizzare nuovi processi e una diversa disposizione delle risorse per affrontare il lavoro tecnico-politico. Si è fatto largo impiego dell’intelligenza collettiva e dei processi collegati, tra cui il metodo Disney (con tre fasi di creazione di idee, il creativo, il realista e il critico), una turnazione tipo world café, in cui tutti contribuiscono al lavoro dei gruppi precedenti, l’utilizzo del poker design (con una soluzione che sta scritta su tre carte, dell’idea, del problema e del soggetto coinvolto). La sessione di ogni laboratorio è stata scandita in tempi rigidi, dalla presentazione e profilazione del problema al test della soluzione, passando dall’immersione, alla fase di creazione/ispirazione, dalla co-concezione (appunto collettiva) all’elaborazione del prototipo, alla preparazione del test o verifica.

Per ogni laboratorio vi erano il “portatore del problema” (o della “sfida”), due facilitatori, un redattore (scribe), un facilitatore grafico (i disegni dei concetti sono stati collocati sulle pareti), mentre un fotografo-videomaker faceva la spola nelle diverse stanze.

Il nostro laboratorio ha elaborato un cambiamento delle politiche locali/regionali di creazione di impresa modificando il processo di accompagnamento, più “su misura” e “olistico”, con un “tutor” sin dall’inizio, più veloce e di servizio, integrando i mezzi a disposizione ora dispersi in diverse amministrazioni e poi concentrati in uno strumento digitale unico meno costoso, interattivo e capace di adattarsi alla domanda e alle situazioni di mercato.

COME SI È ARRIVATI A TANTO

Quattro anni fa a Cluny si è ritrovato un primo nutrito gruppo di funzionari per discutere sull’innovazione sulle politiche pubbliche, su iniziativa della CNFPT (Centre national de la fonction publique territoriale, una Scuola dell’amministrazione pubblica, una specie di ANCI/Regioni/formazione, 920 mila formati in 68 mila sessioni nel 2018). Visto il successo, l’evento è stato ripetuto l’anno seguente nella sola Cluny per estendersi a 4 siti nel 2018 e a 13 siti nel 2019 (sostanzialmente uno per Regione), con il nome di “Università europea dell’innovazione pubblica territoriale”.

Buona parte dei processi e dei metodi sono mutuati dalle analoghe attività del sistema privato (per esempio i brainstorming dalle aziende, dal digitale fino alla Volkswagen), ma la novità sta nell’adattamento alle politiche pubbliche.

Molto più centralizzate e verticali delle imprese, le organizzazioni pubbliche faticano a pensare come un co-working e parola “co-costruzione” non fa ancora parte del lessico pubblico né il metodo Disney o il world café vengono utilizzati in molti Paesi. In Francia questi nuovi metodi si sono affacciati dal 2010, anche con la creazione di uffici dedicati all’innovazione pubblica (Smart Région, anche sulla scia della Strategia europea di specializzazione intelligente detta S3). Prima della riforma delle Regioni, con la loro fusione, era già all’opera una regione “virtuale”, la 27esima Regione, che faceva da laboratorio per le idee e le proposte.

La scuola di Luigi Bobbio sulla progettazione partecipata, che è ancora attiva all’Università di Torino, è un polo italiano su questi temi. Va detto che le amministrazioni locali italiane affrontano problemi anche difficili con approcci simili, anche in intelligenza collettiva (riunioni di ascolto e proposta) però con modalità informali, oppure con meccanismi di conflitto e confronto che producono alla fine soluzioni sostenibili. Poiché anche nella formazione le politiche pubbliche sembra stiano mutando pelle, sarà tuttavia bene accendere una lampadina su cosa avviene in altri Paesi in questa curiosa materia.

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