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Come Fmi, Bri e Ocse fanno forcing contro il climate change

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cambiamenti climatici

Che cosa succede sui cambiamenti climatici in istituzioni internazionali, Stati e aziende? Ecco il punto della situazione e un approfondimento di Axios

 

Che cosa succede sui cambiamenti climatici in istituzioni internazionali, Stati e aziende? Ecco il punto della situazione.

PRESSIONE PUBBLICA SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Secondo i due analisti Dion Rabouin e Amy Harder di Axios,“il clima ha generato il più alto grado di pressione dell’opinione pubblica sulle aziende da parte di attivisti, politici e giornalisti lo scorso anno, secondo un’analisi di 6 milioni di tweet realizzato da High Lantern Group, forniti esclusivamente ad Axios. Le menzioni sul clima sono aumentate del 77% rispetto al 2018”.

LE PRINCIPALI ISTITUZIONI ECONOMICHE DEL MONDO HANNO COMINCIATO A SOSTENERE POLITICHE DI RIDUZIONE DEI GAS SERRA

“Le principali istituzioni economiche del mondo hanno iniziato a sostenere le politiche di riduzione delle emissioni di gas serra. Questa tendenza è guidata da fattori che includono un clima più salubre e una maggiore pressione dell’opinione pubblica – evidenziano Rabouin e Harder di Axios -. Tra queste istituzioni figurano il FMI, la Banca dei regolamenti internazionali, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico e le principali banche centrali. E l’agenda ufficiale di questa settimana a Davos è dedicata interamente al cambiamento climatico”.

L’ALLARME DELLA BANK FOR INTERNATIONAL SETTLEMENTS

“La Banca dei Regolamenti Internazionali – la banca centrale per le banche centrali o Bank for International Settlements – ha avvertito in un recente documento di ricerca che il cambiamento climatico potrebbe causare ‘eventi potenzialmente estremamente distruttivi dal punto di vista finanziario che potrebbero essere alla base della prossima crisi finanziaria sistemica’”, sottolinea Axios.

La pubblicazione, intitolata “the green swan”, il cigno verde sottolinea che “il cambiamento climatico pone nuove sfide alle banche centrali, alle autorità di regolamentazione e di vigilanza”. Il report esamina, infatti, “le modalità per affrontare questi nuovi rischi nell’ambito del mandato di stabilità finanziaria delle banche centrali. Tuttavia, l’integrazione dell’analisi dei rischi legati al clima nel monitoraggio della stabilità finanziaria è particolarmente impegnativa a causa della radicale incertezza associata a un fenomeno fisico, sociale ed economico in costante mutamento che comporta dinamiche complesse e reazioni a catena”.

“Le tradizionali valutazioni dei rischi retrospettive e i modelli economici-climatici esistenti non sono in grado di prevedere con sufficiente precisione la forma che assumeranno i rischi legati al clima. Tra questi vi sono quelli che chiamiamo rischi ‘del cigno verde’: eventi potenzialmente estremamente perturbanti dal punto di vista finanziario che potrebbero essere alla base della prossima crisi finanziaria sistemica – ha evidenziato la Banca for International Settlements -. Le banche centrali hanno un ruolo da svolgere per evitare un simile risultato, anche cercando di migliorare la loro comprensione dei rischi legati al clima attraverso lo sviluppo di un’analisi prospettica basata su scenari. Ma le banche centrali da sole non possono mitigare il cambiamento climatico. Questo complesso problema di azione collettiva richiede il coordinamento delle azioni di molti attori, tra cui i governi, il settore privato, la società civile e la comunità internazionale. Le banche centrali possono quindi avere un ruolo aggiuntivo da svolgere per contribuire a coordinare le misure di lotta al cambiamento climatico”.

“Tra queste vi sono le politiche di mitigazione del clima, come la fissazione del prezzo del carbonio, l’integrazione della sostenibilità nelle pratiche finanziarie e nei quadri contabili, la ricerca di adeguati mix di politiche e lo sviluppo di nuovi meccanismi finanziari a livello internazionale. Tutte queste azioni saranno complesse da coordinare e potrebbero avere significative conseguenze redistributive che dovrebbero essere adeguatamente gestite, ma sono essenziali per preservare la stabilità finanziaria (e dei prezzi) a lungo termine nell’era del cambiamento climatico”, ha concluso la Banca dei regolamenti internazionali.

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