Il campo più o meno largo dell’alternativa pur improbabile al centrodestra ha ora la sua chiesa. Anzi una basilica: quella di San Lorenzo in Lucina, a Roma, per quanto di radicate tradizioni di destra. Dove ancora si ricorda Umberto secondo e ultimo di Savoia che “preferì l’esilio alla guerra civile” che avrebbe potuto provocare, o riaprire dopo quella conclusasi l’anno prima, contestando il risultato del referendum istituzionale del 1946 sino a barricarsi nel Quirinale.
Il ricordo scultoreo dell’ultimo re d’Italia è rimasto, ma nottetempo è stato imbiancato, cioè cancellato, il restauro di un angelo cherubino rovinato dall’umidità e contestato dalla sorveglianza di sinistra, annessi e connessi perché maledettamente somigliante, o persino ispirato deliberatamente alla premier Giorgia Meloni. Che fingendo di non riconoscervisi, o quasi, anziché reclamarne lei stessa la rimozione, ha peggiorato le cose incattivendo critici ed avversari e facendo capitolare Vicariato, Sovrintendenza e dintorni. Il sacrestano restauratore è riuscito peraltro a mantenere per ora il posto, peraltro precario di suo ai fini contrattuali. Dubito tuttavia che, dopo avergli imposto l’imbiancatura del volto dell’angelo, scambiabile ora per quello di una mucca, gli commissionino un altro restauro, magari dopo le elezioni dell’anno prossimo sperando di trovare un’altra ispirazione nel vicino Palazzo Chigi.
Dovrà comunque essere un volto italiano, diciamo così, o riconducibile all’Italia essendone rimasta nell’affresco la carta geografica appesa alla mano dell’angelo. La pluripassaportata Elly Schlein, pur con quel nome internazionale, diciamo così, che porta, potrebbe illudersi di sostituire la Meloni anche nella basilica del campo largo.



