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Come e quando l’Italia riaprirà post Covid-19

di

Rezza

Chi vuole riaprire (chi è che non lo vuole?) non deve porre una data. Deve porre un obiettivo: raggiungere il picco. E nel più breve tempo possibile. Il post di Umberto Minopoli, manager, imprenditore e saggista.

Sono pronto a ricredermi se un medico, un virologo, un esperto (io non lo sono) mi correggerà. Non un politico. Della loro competenza scientifica non mi fido. Si dice: non possiamo aspettare, per allentare le misure restrittive, che arrivi il vaccino. Per esso occorre un anno, almeno, e non possiamo stare chiusi un anno. Quindi (qualcuno ha messo pure una data a settimane) occorre riaprire l’Italia. Sennò l’economia salta.

Provo a dire l’opinione che mi sono fatta. Primo: nessun medico, virologo, esperto ha mai detto che si “potrà riaprire l’Italia quando ci sarà il vaccino”. Staremmo freschi. Riapriremo, si spera, ben prima che arrivi un vaccino. Su questo c’è confusione. Il vaccino non è un farmaco curativo. E’ un inibitore. Serve a impedire che l’agente patogeno ci infetti. E’ preventivo. Serve a impedire l’epidemia. Se questa è scoppiata e si è diffusa il vaccino serve a poco. A questo punto il vaccino non ci serve domattina. Ci servirà, nei mesi futuri, ad impedire il ritorno dell’influenza del coronavirus. Non possiamo aspettare il vaccino per riaprire l’Italia.

Secondo: ma allora possiamo riaprire subito? O possiamo fissare una data per riaprire? Non possiamo. Nel senso che, per riaprire, deve determinarsi la condizione per farlo. Quale? Che la diffusione dell’epidemia raggiunga il famoso picco della sua diffusione “nazionale” (non in Lombardia). Picco si ha quando la dinamica del rapporto tra contagiabili, contagiati e guariti (è un modello matematico delle epidemie che si chiama SIR), in una data popolazione, ha raggiunto e invertito (per dati di qualche settimana) la sua curva. Fino ad allora dire “riapertura” non ha alcun senso. Ri-chiuderemmo nel giro di qualche giorno. E con effetti devastanti e debilitanti. Anzitutto per l’economia. Quindi chi vuole riaprire (chi è che non lo vuole) non deve porre una data. Deve porre un obiettivo: raggiungere il picco. E nel più breve tempo possibile.

Terzo: il picco è in un rapporto inversamente proporzionale tra tempo e misure di isolamento e distanziamento. Più incisivo e stringente è il distacco, la rarefazione della densità (l’oro per un virus), più rapido è il picco: il virus si spegne quando non trova corpi in giro in cui trasmigrare.

Quarto: per fare questo non servono nè anni e nemmeno tanti mesi. Se questo Corona è un virus Sars come dicono i virologi seguirà la dinamica di tutte le epidemia virali conosciute. Se gli si chiudono le vie di trasmissione si addormenta. E quando vorrà tornare, speriamo, ci troverà vaccinati. Ma ora serve (e ci vorranno settimane non anni) addormentarlo.

Dunque, i politici facciano la loro parte: sui tempi della riapertura facciano parlare i tecnici (medici, virologi, esperti di statistiche sanitarie, epidemiologi). Non azzardino date cervellotiche. Ci ammoniscano, piuttosto, a rispettare le misure restrittive. E’ l’unico modo per accorciare i tempi.

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