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Come e perché Daimler azzoppa Cdu e Spd

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Dopo Audi, Opel e Volkswagen, anche Daimler ha programmato una cura dimagrante per affrontare i tempi duri che coinvolgono la più importante industria tedesca, quella dell’auto. E a cadere per primi sotto la scure dei manager di Stoccarda sono i contributi ai partiti. L’approfondimento di Pierluigi Mennitti da Berlino

Dopo Audi, Opel e Volkswagen, anche Daimler ha programmato una cura dimagrante per affrontare i tempi duri che coinvolgono la più importante industria tedesca, quella dell’auto. E a cadere per primi sotto la scure dei manager di Stoccarda sono i contributi ai partiti. In verità l’annuncio alimenta il sospetto di una vendetta nei confronti del mondo politico tedesco, con il quale i rapporti si sono raffreddati negli ultimi anni, dal momento che l’azienda continuerà a elargire donazioni per progetti di natura sociale e culturale.

Sono ormai un lontano ricordo i giorni in cui i boss delle case automobilistiche tedesche andavano sorridenti a braccetto con la cancelliera in occasione delle inaugurazioni delle fiere di settore, o dei vertici politici e privati alla cancelleria. Da quando lo scandalo del dieselgate ha messo i costruttori tedeschi (non solo Volkswagen) sul banco degli imputati, gli amici politici hanno preso le distanze e la stessa Merkel ha cercato con cura di scrollarsi di dosso l’etichetta di “Autokanzlerin”. Al dieselgate si sono poi aggiunti altri temi controversi, come l’elettromobilità e gli obiettivi climatici, sui quali politici e manager dell’auto si sono ritrovati su fronti opposti.

IL TAGLIO DELLE DONAZIONI AI PARTITI TEDESCHI

La notizia del taglio alla beneficienza ai partiti l’ha data la Bild am Sonntag, la redazione che confeziona la speciale edizione domenicale del tabloid popolare, citando come fonte Jörg Howe, portavoce di Daimler: almeno per quest’anno nessun contributo ai partiti – ha confermato Howe – la decisione è stata presa in una riunione del consiglio di amministrazione presieduta dall’attuale presidente Dieter Zetsche. Le donazioni delle aziende ai partiti sono una consuetudine della politica tedesca garantita dalla costituzione e costituiscono un capitolo importante, accanto ai contributi pubblici, per la loro attività e in fondo per il funzionamento del sistema democratico. I soldi di Daimler arrivano ogni anno puntuali tra fine aprile e inizio maggio. Quella del 2019 sarà dunque una primavera avara per i tesorieri dei partiti.

NEL 2018 EROGATI 320 MILA EURO, 100 AL PARTITO DI MERKEL E ALL’SPD

La casa automobilistica sveva è stata sempre piuttosto generosa e da almeno due decenni i suoi contributi, assicurati con “cencelliana” distribuzione hanno assicurato benzina nel motore dei partiti istituzionali tedeschi. Le ultime cifre si riferiscono ovviamente allo scorso anno, il 2018. Ad avvantaggiarsene di più sono stati i due storici partiti di massa tedeschi, la Cdu e l’Spd, peraltro assieme nella Grosse Koalition per tre dei quattro esecutivi guidati da Angela Merkel: 100 mila euro a testa la somma erogata dalla casa automobilistica di Stoccarda. Più contenuti ma sempre rilevanti (e soprattutto paritari) i soldi elargiti a Csu, verdi e liberali, 40 mila euro a testa. Nessun euro ai nazional-populisti di Afd ma neppure alla sinistra di derivazione post-comunista della Linke, mentre di fatto 240 mila euro affidati ai tre partiti di governo. “Con le nostre donazioni sosteniamo il lavoro politico dei partiti che giocano un ruolo importante nei processi decisionali politici in tutte le democrazie occidentali”, aveva detto proprio un anno fa lo stesso Howe. Sembra passato un secolo.

I POLITICI TEMONO UNA VENDETTA: DECISIONE “IRRESPONSABILE E PERICOLOSA PER LA DEMOCRAZIA”

Il sospetto che dai piani alti di Stoccarda abbiano voluto inviare un avvertimento alla politica è stato alimentato dalle ulteriori precisazioni che il portavoce di Daimler ha voluto fare alla Bild: per quest’anno l’azienda automobilistica indirizzerà le sue donazioni al finanziamento di progetti sociali e culturali nel campo dell’istruzione, della tutela ambientale, della scienza, dell’arte e della cultura. Il taglio dunque non riguarderà tutta la catena di donazioni di Daimler, ma solo quelle indirizzate ai partiti. E le reazioni politiche sono state tutt’altro che diplomatiche, anche se affidate a esponenti non di prima fila. La più esplicita è arrivata dalla tastiera di Thomas Bareiss, sottosegretario di Stato all’Economia della Cdu e parlamentare del Baden-Würrtemberg, Land in cui Daimler ha la sue sede centrale, che sul suo account Twitter ha definito “irresponsabile, stupida e pericolosa per la democrazia” la scelta di Daimler. “Si possono avere opinioni diverse rispetto a partiti e uomini politici, si può litigare – ha scritto l’esponente del partito della Merkel – e si può preferire un partito a un altro, ma sospendere in maniera generale le donazioni ai partiti preferendo altre priorità può essere forse popolare ma alla fine irresponsabile, stupido e pericoloso per la democrazia”.
Dalle sedi centrali dei partiti nient’altro che un gelido (e preoccupato) silenzio. Il timore non è tanto rivolto alla cancellazione dei contributi di Daimler, quanto al fatto che questi tagli possano costituire un precedente e invogliare altre imprese a seguirne l’esempio.

Per i partiti sarebbe allora un grande problema. Per limitarsi alla Cdu, il partito di Angela Merkel, le donazioni sono state nel 2017 complessivamente 35 milioni di euro, oltre un terzo è arrivato da persone giuridiche, aziende o associazioni, pari al 22% delle entrate. I liberali, tradizionalmente vicini al mondo delle imprese, hanno raccolto nel 2017 donazioni per 15 milioni di euro, pari al 39% delle entrate. Un boicottaggio più esteso sarebbe assai problematico da gestire, anche se le prime reazioni alla decisione di Daimler dagli ambienti imprenditoriali appaiono rassicuranti per i partiti.

SECONDO INDISCREZIONI PER DAIMLER UNA CURA DIMAGRANTE DI 6 MILIARDI ENTRO IL 2021

Ora Daimler questi soldi li risparmierà anche per pagarsi i costi della riqualificazione degli impianti per la sfida dell’auto elettrica e per le aumentate spese di ricerca e sviluppo a seguito delle regole più severe sulle emissioni di gas: normativa che ha accresciuto del 60% i costi specifici, secondo quanto riportato dal mensile economico Manager Magazine. Il taglio dei contributi ai partiti costituirebbe tuttavia solo una parte, neppure la più consistente, dei risparmi che Daimler si appresta ad affrontare. Lo stesso Manager Magazine aveva rivelato qualche giorno fa che il successore di Dieter Zetsche alla guida dell’azienda, Ola Källenius, si appresterebbe a varare una cura di cavallo di 6 miliardi di euro di tagli entro il 2021, due dei quali nel comparto dei camion, la fine della collaborazione con Renault-Nissan e un taglio dei posti di lavoro che potrebbe raggiungere le 10 mila unità.

I COSTI DELLE SFIDE FUTURE E I FRONTI DEL PASSATO ANCORA APERTI

CCome tutte le case automobilistiche anche Daimler deve trovare risorse finanziarie e manageriali per affrontare le sfide del futuro: dalla guida autonoma alla grande transizione verso la produzione elettrica, fino alla crescente concorrenza cinese. Ma la casa di Stoccarda è anche alle prese con tanti fronti del passato ancora aperti, in Germania e a Bruxelles. Da quello del dieselgate, con nuovi sospetti per un software illegale e conseguente strigliata del ministro dei Trasporti, all’accusa avanzata dalla Commissione europea di aver costituito con Bmw, Volkswagen, Audi e Porsche un cartello per ritardare l’adozione di sistemi di abbattimento dei gas di scarico violando così le norme sulla concorrenza.

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