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Che cosa succede agli investimenti della Cina in Europa e Usa

di

economia cinese

L’articolo di Franco Canevesio, giornalista di Mf/Milano finanza sugli investimenti diretti cinesi in Europa e negli Stati Uniti

E se la Cina si allontanasse? O meglio: e se Pechino allentasse la sua morsa da grande investitore? Il busillis non è di poco conto, vista l’entità degli investimenti cinesi nel mondo. Che però stanno subendo un brusco rallentamento. Le cifre, e soprattutto le prospettive, sono contenute in “Sale la tensione: una valutazione sul calo degli investimenti diretti cinesi in Europa e Nord America”, rapporto sugli investimenti cinesi arrivato alla quinta edizione e curato dallo studio Baker McKenzie.

IL RAPPORTO SUGLI INVESTIMENTI CINESI

Se nel 2016, il colosso asiatico aveva annunciato operazioni per 226 miliardi di dollari, l’anno scorso si è parlato di soli 137,9 miliardi di dollari. In calo gli investimenti in Nord America (30 miliardi di dollari nel 2017) e in Europa, che vanta progetti per 81 miliardi di dollari ma con 30 miliardi in meno rispetto agli anni precedenti. E compresa un’operazione come l’acquisto di Syngenta, colosso elvetico dell’agribusiness, da parte di ChemChina (che già controlla Pirelli): un business da 43 miliardi di dollari, la più grande acquisizione di una società di Pechino all’estero, progettata nel 2016 ma chiusa nel 2017.

LE RELAZIONI FRA PECHINO E ROMA

E l’Italia? L’anno scorso non è andato malissimo, con un miliardo circa di investimenti. Bisogna tenere conto, però, che 700 e passa milioni arrivano dall’acquisto del Milan. E che dal 2000 al 2016, il nostro Paese è sceso dalla terza alla sesta posizione in Europa per gli investimenti cinesi, dopo Svizzera, Regno Unito, Olanda, Germania e Svezia.

LE PAROLE DI XI

Il calo del desiderio di Xi Jinping e dei suoi investitori è presto spiegato. «Per quanto concerne il Nord America, il declino è dovuto soprattutto a una stretta sugli investimenti di carattere strategico, con gli Stati Uniti che si sono fatti più aggressivi, più circospetti verso gli investimenti stranieri, cinesi in testa», ha spiegato Marco Marazzi, partner e responsabile China Desk di Baker McKenzie Italia.

COSA SUCCEDE TRA USA E CINA

Una situazione complessa, che si è manifestata in tutta la sua evidenza quando il presidente Donald Trump, un paio di mesi fa, è intervenuto personalmente a bloccare sul nascere il tentativo del gruppo di Singapore Broadcom di acquisire l’americana Qualcomm con un’opa ostile da 117 miliardi di dollari. Perché? Perché gli americani pensavano che dietro l’azionariato di Singapore potessero esserci i cinesi, che avrebbero trasformato Qualcomm (primo produttore al mondo di chipset per dispositivi mobili e una delle società più attive nello sviluppo della mobilità di prossima generazione, il 5G) in un’azienda hi-tech con gli occhi a mandorla.

LO SCENARIO

Detto questo, resta il fatto che, dalla seconda metà del 2016, lo stesso governo cinese ha ristretto i cordoni della borsa, regolamentando gli investimenti all’estero e imponendo ristrettezze varie, con linee guida severe su quali progetti incoraggiare e quali no. Pollice verso, per esempio, sul real estate e pollice su, invece, su industria, soprattutto automotive, pharma e chimica, infrastrutture, energia in particolare in prossimità della nuova Via della Seta.

(Articolo pubblicato su Mf/Milano finanza)

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