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Il piano della Cina per governare l’Internet del futuro

Cina Internet

L’intervento di Federica Santoro, ricercatrice e analista di relazioni Italia-EU-Cina

Pechino si prepara a governare Internet. Non stiamo parlando solo di 5G ma di tutta la nuova architettura digitale pensata per essere allargata alla rete internet globale. Dietro al progetto distopico ancora la cinese Huawei.

Un piano di sorveglianza digitale si prepara, reso possibile dalle tecnologie di ultima generazione di cui la Cina, con le imprese di stato Huawei e ZTE, è leader. Si tratterebbe di protocolli, non ancora scritti, che potrebbero ri-disegnare la rete con lo scopo di aumentare il controllo diretto sui cittadini.

Nel caso che Pechino vincesse questa nuova battaglia, le tecnologie, sarebbero implementate come riflesso alle politiche autoritarie cinesi, cosicché potremmo vedere riproposte a livello globale le capacità di controllo e censura previste in Cina dal “Social Credit System”, e quindi essere sottoposti ad un sistema di controllo sociale continuo, sotto monitoraggio, e raccolta di dati. Uno scenario da scongiurare.

Tuttavia, ciò che ancora resta da decidere non si prepara nelle stanze del Palazzo del Popolo a Pechino ma nelle sedi molto più internazionali dell’Organizzazione ITU (International Telecommunication Union) alle Nazioni Unite, dove la Cina ha conquistato negli anni una grande influenza politica.

Dal 2014, Houlin Zhao, detiene la carica di segretario-generale. Secondo Politico, sotto il suo lungo mandato Houlin avrebbe usato la sua posizione per favorire Huawei come vendor di tecnologia 5G in tutto il mondo, spingendo la discussione in direzione dello sviluppo delle reti di prossima generazione guidate dall’Intelligenza Artificiale (AI) sottraendo inoltre potere ad altri forum istituzionali internazionali deputati, come l’ IETF, Internet Engineering Task Force o l’ICANN, International Corporation for Assigned Names and Number, rappresentativi della più ampia la società civile.

Il pericolo di una deriva autoritaria nella gestione della rete internet è tutt’altro che lontano. Nel 2019, è passata all’ONU una risoluzione promossa dalla Federazione Russa e appoggiata dalla Repubblica Popolare Cinese, che, a detta di Stati Uniti, Unione Europea e altre organizzazioni mondiali per i diritti civili, legittimerebbe una forma di repressione della libertà di espressione su Internet. Secondo Human Rights Watch, si è trattato infatti dell’adozione di un trattato sul crimine informatico che però porta con sé un potenziale pericoloso, quello di espandere la regolamentazione governativa sui contenuti online, ridimensionando fortemente la libertà di parola su internet.

L’adozione di altre risoluzioni simili in futuro, potrebbe ridisegnare un’Internet molto diversa da quella a cui siamo abituati, concedendo per esempio l’accesso al web solamente attraverso registrazione, lasciando all’autorità il potere di chiudere il profilo in qualsiasi momento e con esso l’utilizzo di internet.

L’implementazione del 5G ha acceso negli ultimi due anni il dibattito tra esperti nel settore della cyber sicurezza, accademici e giornalisti, alimentando divisioni sull’adozione o meno della tecnologia “Made in China” per le reti di comunicazioni mobile di nuova generazione.

In Italia, lo strumento del Golden Power, l’unico in grado di limitare i danni, è stato così ampliato fino a prevedere l’intervento diretto della Presidenza del Consiglio con l’obiettivo di mettere un freno ai partner poco affidabili dal punto di vista della sicurezza e bloccare le eventuali acquisizioni di aziende strategiche, anche nel settore delle telecomunicazioni.

Le applicazioni del Golden Power hanno ad oggi hanno interessato solo pochi casi, come un contratto per la rete 5G fra Fastweb e l’azienda tech cinese Huawei, accusata di spionaggio degli Stati Uniti e l’acquisizione di una piccola azienda italiana specializzata nella produzione di chip da parte di Shenzen Invenland Hodings.

Intanto il panorama post Covid è cambiato e oggi abbiamo dato praticamente in mano allo Stato gran parte delle informazioni personali relative ad esempio alla nostra salute, accelerando esponenzialmente il ruolo delle tecnologie nella gestione della nostra vita quotidiana. Nello stesso periodo in cui il Covid ci confinava a casa, l’implementazione della rete 5G in Italia ha raggiunto quasi il 95%, coprendo quasi tutte le aree, anche quelle remote del Paese. Eppure, siamo lontani dalla comunicazione “real time” di cui tutti parlano: realtà aumentata, veicoli autonomi, industria 5.0. Per tutto questo bisognerà aspettare il futuro, il 6G. E nel frattempo?

La battaglia per la libertà su Internet è aperta, abbiamo capito però che il terreno sulla quale si gioca sono i nostri dati e che una vittoria fondamentale sarà ottenuta dalla definizione dell’architettura in grado di gestire questi dati, utilizzarli, inviarli, riceverli e manipolarli, ecco perché oggi più che mai la rete è diventata una questione politica e di sicurezza.

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