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Perché la Banca centrale cinese allenterà le briglie monetarie agli istituti di credito

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La People’s Bank of China pompa riserve fresche nell’economia per rilanciare la locomotiva cinese. Ecco tutti i dettagli e gli effetti.

La Banca centrale cinese ha deciso di tagliare le riserve obbligatorie degli istituti di credito commerciali. Questo permetterà alle banche di liberare liquidità netta per circa 800 miliardi di yuan, pari a 116,5 miliardi di dollari. Una mossa per cercare di invertire la tendenza a una frenata dell’economia cinese, come si evince anche dal mercato delle auto, con riflessi indiretti macroeconomici anche sull’Europa come ha sottolineato l’economista Giorgio La Malfa su Start Magazine.

CHE COSA HA DECISO LA BANCA CENTRALE CINESE

Con il quinto e più esteso taglio del Reserve Ratio (la liquidità che le banche devono mantenere) nel giro di un anno, nell’ordine di un punto percentuale in due fasi ravvicinate: uno 0,5% il 15 gennaio e un altro 0,5% il 25 gennaio, più altre misure tecniche di tenore espansivo, varate anche per evitare uno “squeeze” in vista del Capodanno cinese (con la sua alta domanda stagionale di liquidità).

GLI OBIETTIVI DELLA BANCA CENTRALE DI PECHINO

Un incoraggiamento pratico alle banche a incrementare i prestiti, insomma, in parallelo all’appello “politico” lanciato del premier, accompagnato però da un ribadito impegno della banca centrale ad attuare una politica monetaria «prudente», senza stimoli massicci e con tassi di interesse che saranno mantenuto stabili.

L’EFFETTO DELLA RIDUZIONE DELLE RISERVE OBBLIGATORIE

Nonostante il loro allarme per lo stato dell’economia, le autorità cinesi mostrano di voler evitare il ricorso a misure estreme come una riduzione dei tassi, che finirebbe per indebolire lo yuan e alimentare ulteriormente i rischi sistemici nel sistema finanziario, sottolinea il Sole 24 Ore.

IL REPORT DI CAPITAL ECONOMICS

Una nota di Capital Economics fa rilevare che «nei prossimi mesi dovrebbero esserci ulteriori allentamenti»: le preoccupazioni sull’outlook economico del Paese dovrebbero infatti «persistere per parecchi mesi», anche perché «l’espansione del credito sta ancora rallentando e occorre tempo, di solito circa un semestre, perché ogni svolta creditizia incida sull’economia reale».

IL COMMENTO DI MAY

Per Ben May, director Global Macro Research di Oxford Economics, i “policymakers” cinesi mostrano di «potere e volere supportare la crescita, pur cercando di farlo senza strafare»: la sua previsione è quella di una stabilizzazione della crescita cinese nel secondo trimestre dopo un nuovo rallentamento nei primi tre mesi dell’anno. Più in generale, a suo parere, i «brutali movimenti» sui mercati finanziari nell’ultimo mese sarebbero una reazione eccessiva a dati non incoraggianti che hanno diffuso ampiamente i timori di un forte rallentamento economico generalizzato.

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