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Chi vuole abbronzarsi col Sole 24 Ore (scazzi in Confindustria)

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Sole 24 ore

Mire e ambizioni di Cairo (Rcs) ed Elkann (Gedi) sul quotidiano confindustriale Il Sole 24 Ore mentre tutti i grandi giornali di carta precipitano. Fatti, numeri, indiscrezioni e scenari nell’articolo di Andrea Montanari per Mf

L’editoria soffre.

Dal 2008. Le copie vendute di quotidiani, in Italia, sono calate ben al di sotto delle 2 milioni al giorno. La pubblicità su carta stampata è in forte flessione (anche nel periodo pre-Covid): -21,8% per i quotidiani a fine luglio 2020 e -40,8% per i periodici, secondo i dati Nielsen.

Come risolvere la situazione? Fermo restando che i gruppi, tutti, sono in ristrutturazione da anni e i dati economici non sono così brillanti e che i tagli continuano quotidianamente, a fronte di investimenti scarsi e limitati, una opzione è la concentrazione. Come avviene in altri settori industriali nel mondo.

Chi può essere protagonista? La Rcs MediaGroup di Urbano Cairo, alle prese però con il complicato Lodo Blackstone sugli immobili milanesi, ha velleità di crescita. La Exor degli Agnelli-Elkann che controlla Gedi ha liquidità per poter crescere. Francesco Gaetano Caltagirone idem. Gli Angelucci chissà.

Ma di dossier in giro ce ne sono? Uno, come già raccontato da MF-Milano Finanza è rappresentato dal Il Sole 24 Ore anche se la Giunta esecutiva di Confindustria non è favorevole alla vendita: l’opzione può essere l’ingresso nel capitale di un socio industriale strategico.

In tale contesto si sta muovendo, molto garbatamente e sottotraccia John Elkann (e anche il numero 1 degli industriali, Carlo Bonomi). Anche perché il gruppo Gedi ha una quota di mercato del 18,87% rispetto a una soglia massima consentita dalla legge e dal Tusmar del 20% (Rcs è al 17,11% e il Sole 24 Ore al 2,88%). Anche perché il nuovo corso del gruppo editoriale romano a controllo torinese va nella direzione dello sviluppo del digitale, dei tagli di organici, anche in redazione, e della vendita di testate: Il Tirreno, La Nuova Ferrara e le Gazzette di Modena e Ferrara.

Ma non va trascurato un elemento editoriale molto importante: su base quinquennale, come emerge confrontando i dati ufficiali sul sito Adsnotizie (per evitare fraintendimenti: sono i dati comunicati mensilmente dagli stessi editori) la Repubblica ha perso il 54% di copie vendute e il 49% di diffusione totale, La Stampa il 51% di copie pagate e il 47% di diffusione, mentre il leader di mercato il Corriere della Sera ha perso meno terreno: il 37% delle copie pagate e il 28% di diffusione.

Un bel problema per Gedi e per Elkann in termini di ricavi editoriali. Anche perché le svalutazioni continuano a pesare in bilancio per decine e decine di milioni.

(Estratto dell’articolo di Montanari tratto dal suo profilo Facebook)

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