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Chi sono i talebani in Italia

5 Stelle

I Graffi di Damato

 

Purtroppo il Ferragosto di questo 2021 è e rimarrà segnato dalla tragedia afghana costituita dal ritorno dei talebani, ormai alle porte di una Kabul invasa da profughi che temo dovranno ancora provare il peggio. Ti prende lo sgomento a vedere la icastica vignetta di Mauro Biani su Repubblica, con quella bambina che dice di morire dal “caldo” in braccio alla madre avvolta nel burka che tanto piace ai vincitori di una guerra ventennale condotta come peggio non si poteva da parte degli americani e loro alleati, fra i quali l’Italia, o la foto-copertina del manifesto. Che ripropone con quel titolo – Emergency – il grido del compianto Gino Strada, morto quasi di disperazione di fronte alla conferma della convinzione da lui espressa dal primo momento che quella guerra non avrebbe liberato niente e nessuno, ma solo aggiunto altro sangue a quello già versato.

Eppure in questa immane tragedia, e in un paese come il nostro ancora alle prese con la pandemia, come un po’ dappertutto nel mondo, c’è gente – chiamiamola così – che è dominata solo dalle sue ossessioni tutte domestiche, di casa, intesa come il proprio recinto politico. In cui si vive nella sensazione, anzi certezza di essere circondati da bugiardi di ogni risma travestiti, con la evidente complicità del capo dello Stato che li ha nominati, da ministri. In testa ai quali Il Fatto Quotidiano ha riproposto oggi la guardasigilli Marta Cartabia, superando lo stesso presidente del Consiglio Mario Draghi, chiamato in causa dal direttore in persona Marco Travaglio per le bugie che starebbe dicendo anche nella gestione della pandemia, diversamente dal suo predecessore Giuseppe Conte.

Neppure da madre, come ha tenuto a ricordare di essere parlando a Genova quasi in lacrime dei morti del ponte Morandi nel terzo anniversario della tragedia del crollo, la presidente emerita della Corte Costituzionale è stata creduta sotto le cinque stelle di un giornale rimasto fedele al vecchio statuto dell’omonimo MoVimento, appena modificato su proposta, iniziativa e quant’altro del suo nuovo presidente Conte per cercare di archiviare il linguaggio truce della violenza e della denigrazione degli avversari. Marta Cartabia, già costretta proprio da Conte, secondo le rivendicazioni del Fatto, a ridimensionare la sua presunta “schiforma” del processo penale, è stata “bugiarda”, con tanto di naso e berretto di Pinocchio applicati nel solito fotomontaggio, anche nel garantire a Genova che non è minacciato da estinzione per improcedibilità il processo per la tragedia del ponte crollato

La guardasigilli avrebbe peraltro la presunzione, il coraggio e quant’altro, già rimproverati in altre occasioni da Travaglio in persona, sino a fargli scrivere di “vomito” solo a pensarvi, di aspirare alla Presidenza della Repubblica, o di lasciare che altri la candidino di nome o di fatto alla successione a Sergio Mattarella. Ma come si permette la signora ministra, o si permettono i suoi improvvisi sostenitori o estimatori, di immaginarla così in alto nonostante la bocciatura, da “bugiarda” appunto ma anche da incompetente e altro ancora, espressa da un giornale come quello di Travaglio con giudizio inappellabile, sostitutivo del voto a scrutinio segreto del Parlamento in seduta congiunta, e con tanto di delegati regionali, stabilito dall’articolo 83 della Costituzione? Una propaggine dei talebani, senza barba per travestirsi meglio, avanza anche fra gli incendi d’Italia.

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