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Tribunale costituzionale tedesco e Corte di giustizia europea, chi ha ragione?

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europa germania

Conversazione con Lorenzo Cuocolo, professore ordinario di Diritto pubblico e Diritto costituzionale comparato presso l’Università Bocconi di Milano e l’Università degli Studi di Genova, sulla decisione del Tribunale costituzionale tedesco

La decisione del Tribunale costituzionale tedesco sul Quantitative easing voluto dall’allora presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha destato seria preoccupazione sia sul piano economico che su quello politico. L’attuale presidente della Bce Christine Lagarde ha immediatamente affermato che “la Bce va avanti, risponde solo alle istituzioni Ue”.

Allo stesso modo, la Corte di giustizia europea, messa sotto attacco dai giudici tedeschi, ha sottolineato di essere l’unica competente “a constatare che un atto di un’istituzione dell’Unione è contrario al diritto dell’Unione”. Il fronte europeo contro la decisione del Tribunale costituzionale tedesco è compatto, ma è indubbio che quanto affermato dai giudici di Karlsruhe pone alcune questioni giuridiche non irrilevanti.

Start Magazine ne ha parlato con Lorenzo Cuocolo, professore ordinario di Diritto pubblico e Diritto costituzionale comparato presso l’Università Bocconi di Milano e l’Università degli Studi di Genova.

Su cosa si sono espressi i giudici tedeschi? Nulla a che vedere con le misure di cui si parla in questi giorni…

La sentenza del Tribunale costituzionale tedesco (Bundesverfassungsgericht) ha come specifico oggetto il cd. Quantitative easing della Banca centrale europea. Si tratta di un vasto programma di acquisto di strumenti finanziari di diverso genere, tra cui ABS, covered bond e titoli del debito pubblico. In particolare, oggetto di scrutinio del Tribunale costituzionale è la parte di programma che prevede l’acquisto di tale ultimo tipo di titoli.

Formalmente, si tratta di misure diverse da quelle di cui si sta discutendo in questi giorni, lanciate tra il 2014 e il 2015. Tuttavia, i principi enucleati dal Tribunale hanno valenza generale e potranno poi venire applicati anche ai futuri programmi di acquisto titoli che la BCE volesse avviare.

Cosa c’entra in tutto questo la Corte Costituzionale tedesca? Che competenza ha nel caso di specie?

Da questo punto di vista la questione è apparentemente chiara. L’interpretazione del diritto dell’Unione e, quindi, anche la valutazione circa la legittimità delle azioni intraprese dalle Istituzioni europee – a partire dalla BCE – spetta alla Corte di giustizia. Tuttavia, vi sono due precisazioni da fare. La prima concerne un principio noto ed è la dottrina dei “controlimiti”. La seconda riguarda un’innovazione contenuta nella sentenza di cui si parla in questi giorni.

Quanto alla prima, il principio generale vuole che il diritto dell’Unione – per come interpretato dalla Corte di giustizia – sia prevalente rispetto al diritto nazionale, anche costituzionale. Tuttavia, quando emerga un contrasto tra una norma europea e un principio costituzionale fondamentale il rapporto si inverte: secondo la teoria dei controlimiti, prevale il principio costituzionale fondamentale. Sempre secondo questa teoria, a giudicare del conflitto tra norma europea e principio costituzionale fondamentale è la Corte costituzionale nazionale.

Sul punto bisogna considerare che il Tribunale costituzionale federale è stato uno dei principali ispiratori di questa teoria. Nel caso di specie, un principio costituzionale fondamentale più volte invocato – almeno in via teorica, a mo’ di ammonimento – dal Tribunale costituzionale federale è la signoria del Parlamento sulle risorse economiche della Germania. E la sentenza concerne in parte la compatibilità del programma della BCE di acquisto di titoli del debito pubblico con tale principio.

Lei ha accennato anche ad un aspetto innovativo contenuto nella sentenza tedesca…

Esattamente. La seconda precisazione riguarda proprio la plausibilità delle decisioni della Corte di giustizia. Qui è in primo luogo da considerare che il diritto europeo si regge su una collaborazione effettiva tra giurisdizioni nazionali e corti europee, la quale svolge il ruolo di garante generale della supremazia del diritto europeo sul diritto nazionale. Bene, oggi il Tribunale costituzionale federale è come se dicesse che la sua collaborazione con la Corte di giustizia si fonda sull’autorevolezza di quest’ultima: pertanto, il giudice tedesco non si ritiene vincolato a quella giurisprudenza della Corte di giustizia che appaia – da un punto di vista oggettivo – non plausibile o frutto di interpretazioni incompatibili con il loro dato letterale.

Numerosi politici italiani nei loro commenti hanno fatto riferimento al “primato del diritto comunitario”. In realtà sembra che non c’entri nulla nella questione, è corretto?

C’entra solo parzialmente. Il ragionamento operato dalla Corte è duplice: da un lato riguarda la corretta interpretazione del diritto europeo, onde stabilire se la BCE abbia o meno osservato i limiti che i Trattati le impongono. Ma già qui entra in gioco la primazia del diritto dell’Unione, il quale assegna esclusivamente alla Corte di giustizia e non alle corti costituzionali dei Paesi membri il sindacato su questa questione.

Tuttavia, sullo sfondo rimane sempre la questione dei controlimiti: se il Tribunale costituzionale non è competente a enunciare la corretta interpretazione del diritto dell’Unione e quindi a giudicare la legittimazione della BCE a portare avanti il programma di acquisto titoli di cui si discute, è però sempre in grado di stabilire se il diritto dell’unione, nell’interpretazione fornita dalla Corte di giustizia, sia o meno compatibile con la sovranità del Bundestag sulle risorse economiche del Paese.

Da quello che si capisce leggendo la sentenza, la Corte Costituzionale tedesca si sarebbe pronunciata sulla compatibilità di un atto di un’istituzione dell’Unione europea con lo stesso diritto europeo. La Corte di giustizia, nei giorni scorsi, ha ribadito di essere l’unica a poter svolgere tale tipo di valutazione. Chi ha ragione?

Alla luce del diritto europeo, sicuramente la Corte di giustizia. Ma, come detto, il Tribunale costituzionale federale è competente a far valere, nel territorio tedesco e nei confronti delle Istituzioni della Repubblica federale tedesca, i principi costituzionali del Paese.

Infatti, la fondamentale conseguenza della sentenza potrebbe essere non già il divieto alla BCE di operare secondo i suoi programmi, ma la proibizione alla BundesBank, che fa parte del sistema europeo di banche centrali e che ad oggi pone concretamente in essere una parte rilevante del programma di acquisto titoli, di continuare a svolgere tali acquisiti.

Quanto è pericoloso per l’ordinamento europeo e per quello degli Stati membri un contrasto tra la Corte di giustizia e una Corte costituzionale?

In realtà, la conflittualità tra Corte di giustizia e corti costituzionali nazionali non è una novità per il sistema europeo. Tuttavia, nella situazione complessa in cui ci troviamo oggi ad operare – con una recessione senza precedenti alle porte e una moneta e una politica monetaria uniche a livello di zona euro – il conflitto può avere esiti disastrosi.

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