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Chi, come e perché critica Matteo Salvini

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Che cosa dicono i giornali grandi, medi e piccoli delle mosse di Matteo Salvini. I Graffi di Damato

 

Nell’accidentato cammino verso l’apertura formale della crisi, scherzi a parte, visto che persino uno come Vittorio Feltri ha chiesto a Matteo Salvini, al pari di Luigi Di Maio, di rinunciarvi facendo ritirare dal suo gruppo al Senato la mozione di sfiducia al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dal Quirinale fanno sapere, attraverso l’”analisi” del solito Marzio Breda sul Corriere della Sera, che il capo dello Stato, rientrato a Roma dalla Sardegna, si aspetta “chiarezza”, beato lui, dai partiti e rispettivi leader che dovranno sfilargli davanti nel rito delle consultazioni.

Ma quello che colpisce di più dell’articolo di Breda è il “ragionamento” finale che viene attribuito al “Colle”. Dove, visto il livello di confusione cui sono giunti i rapporti fra i partiti, e le tensioni al loro interno, par di capire che non si escluda neppure di dover concedere le elezioni anticipate chieste, prima degli ultimi ripensamenti, dal leader della Lega. Di cui pure il già citato Feltri ha scritto su Libero che “l’ora del coglione piglia tutti, come si dice in Emilia Romagna”. O di cui Marcello Sorgi ha sanzionato sulla Stampa “la credibilità perduta”. O cui Mario Ajello sul Messaggero ha ricordato il celebre aforisma di Ennio Flaiano “Lei non può immaginare quanto io non sia irremovibile nelle mie idee”.

E’ lunga la rassegna delle contestazioni e dei dileggi di Salvini nella corsa alla crisi di cui sembra pentito con quell’avvertimento ai grillini che il suo “telefono è sempre acceso”, e persino con la proposta attribuitagli di un governo gialloverde guidato da Luigi Di Maio. proposta smentita dal capo del Movimento delle 5 Stelle, fermo al sarcastico rimprovero già fatto al leader leghista di avere fatto “una frittata”.

A Giuliano Ferrara sul Foglio non è parso vero cantare “la sconfitta del bossino che è anche l’unica e alla fine autoprocurata”, in acrobatica e non nuova convergenza con Marco Travaglio. Che sul Fatto Quotidiano ha declassato Salvini, con tanto di editoriale e fotomontaggio, a un “mendicante” dedito ad “accattonaggio molesto”. “Ora Salvini ha paura”, ha titolato la Repubblica per avere “sottovalutato”- gli ha gridato il quotidiano del Sud- un’altra paura: quella che lui procura agli altri in acqua, tra linguacce sulle spiagge e blocchi dei porti, e in terra, chiedendo agli elettori “pieni poteri” dai palchi dei suoi comizi. Sollevato forse proprio da questa paura svanita con gli errori rimproveratigli -ripeto- persino dall’amico Vittorio Feltri, il manifesto ha rappresentato Salvini in mutande, e non da bagno.

Per chiudere -e senza avventurarci nell’altra vicenda di fuoco in cui Salvini è coinvolto al largo di Lampedusa, con quella nave di volontari battente bandiera spagnola e carica di migranti da lui bloccata, questa volta, fra le proteste e le diffide scritte del presidente del Consiglio e le disposizioni opposte del Tar, per cui la Procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta per sequestro di persone, per ora contro ignoti- torniamo al “ragionamento” attribuito da Breda al Colle su scenari che potrebbero paradossalmente essere anche quelli elettorali perseguiti all’inizio dal leader leghista. “Potrebbe essere sdrammatizzato -ha scritto il quirinalista del Corriere della Sera – persino il ricorso all’esercizio provvisorio”, altre volta avvertito con paura da Mattarella, per quanto contemplato dalla Costituzione, “purchè tutto ciò avvenga in nome di una riconquistata stabilità politica”. Cui Salvini, almeno sino a qualche giorno o settimana fa, riteneva che si potesse approdare solo rinnovando le Camere in anticipo, dopo i mutati, anzi capovolti, rapporti di forza elettorale fra grillini e leghisti col voto europeo del 26 maggio.

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