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Che fine ha fatto Kim? (Poche) certezze e (tanti) dubbi

di

Corea del Nord

Fatti e misteri su Kim. L’approfondimento di Fabrizio Anselmo

Ci ha pensato la Cnn a gettare un ulteriore alone di mistero su di un regime, quello nordcoreano, che ha fatto dell’impossibilità di avere informazioni su ciò che realmente accade nel Paese uno dei propri elementi di forza. La rete televisiva americana, infatti, ha rilanciato alcune indiscrezioni per cui il leader nordcoreano Kim Jong-un sarebbe in gravi condizioni di vita (secondo alcuni, addirittura, sarebbe già morto) in seguito ad un intervento cardiaco.

Il Paese dei misteri

Capire cosa succeda veramente in un Paese come la Corea del Nord è praticamente impossibile. Ancora recentemente, infatti, il regime nordcoreano vantava un misterioso (e quanto dubbio) primato: zero contagi da Covid-19. Solo nei giorni scorsi le autorità sanitarie nordcoreane hanno ammesso l’esistenza di tre focolai nel Paese. A questo mistero (e a tutti quelli degli anni passati) si aggiunge ora la scomparsa del leader Kim Jong-un, che non appare in pubblico da circa due settimane. Secondo il quotidiano sudcoreano Daily NK, che in passato si è mostrato più volte inaffidabile, Kim Jong-un si sarebbe sottoposto d’urgenza ad un intervento per l’applicazione di uno stent coronarico. Indiscrezioni che si basano, soprattutto, sul fatto che il leader nordcoreano non gode di buona salute, soffrendo di disturbi medici legati a obesità e tabagismo.

Il silenzio del regime

I media ufficiali del regime nordcoreano tacciono. Per cercare qualche conferma circa le voci che si rincorrono sulla salute di Kim Jong-un è necessario quindi affidarsi a quanto lasciano trapelare i servizi d’intelligence che guardano con grande attenzione a quanto avviene nel Paese. Se i servizi americani almeno inizialmente hanno dato credito alle indiscrezioni, pur ammettendo di non aver captato alcun segnale particolare, dall’altro lato l’intelligence sudcoreana, spesso ben informata su quanto avviene al di là del 38° parallelo, ha espresso profondo scetticismo. E proprio nei giorni scorsi si sono diffuse voci secondo cui il leader nordcoreano sarebbe in ottima salute in quanto avvistato a passeggio a Wonsan, una città della Corea del Nord nota come meta turistica balneare, non lontano da una residenza a lui riservata.

La preoccupazione della comunità internazionale

La comunità internazionale guarda con grande attenzione e preoccupazione a quanto sta avvenendo. Se il presidente americano Trump, che ha fatto del rapporto personale con il leader nordcoreano uno dei pilastri della propria politica estera, si è affrettato a bollare la notizia come “fake news”, in una sua personale “guerra” contro i media americani, non bisogna dimenticarsi che il Paese è oramai un attore nucleare da non sottovalutare. Se davvero fosse in condizioni gravi, è comunque probabile che Kim Jong-un non abbia avuto il tempo necessario a preparare la sua successione, per la quale il candidato principale sembrerebbe essere la sorella minore Kim Yo-jong, di recente rinominata nel politburo del Partito e per la prima volta autorizzata a rilasciare dichiarazioni sui media di Stato. Anche la Cina, in silenzio, osserva: la priorità di Pechino sarebbe quella di evitare un esodo di massa dei cittadini nordcoreani verso il suo territorio. La domanda che le cancellerie di tutto il mondo si stanno facendo è: sopravviverà il regime alla fine del giovane Kim?

Un film già visto?

Pochi ricordano, però, come la scomparsa di Kim Jong-un non sia proprio una novità. Già verso la fine del 2014 il leader nordcoreano scomparve per ben 40 giorni, aprendo anche in quel caso la via ad illazioni sul suo stato di salute. Interrogativi che sono continuati a lungo dal momento che, riapparso in pubblico, è stato fotografato mentre camminava con un bastone. Certo è che il mistero della scomparsa accompagna da sempre i dittatori o, comunque, gli “uomini forti” al potere. Anche del presidente del Nicaragua Daniel Ortega, infatti, non si hanno più notizie dal 12 marzo: secondo qualcuno Ortega potrebbe essere in isolamento precauzionale, secondo altri potrebbe essersi già ammalato di Covid-19. E non mancano fotomontaggi che lo ritraggono già morto. Ma anche in questo caso non sarebbe una novità, visto che già in passato Ortega era sparito per lunghi periodi. E come non ricordare quando nel marzo 2015 non si ebbero più notizie del presidente russo Vladimir Putin per 10 giorni, immediatamente dopo l’incontro con l’allora primo ministro italiano Matteo Renzi? Si parlò di un ictus, di un golpe, di una fuga nel Canton Ticino per il parto della presunta compagna. C’è anche chi arrivò ad affermare, con un certo grado di precisione, che il presidente si stava facendo curare da un “osteopata svizzero”. Tanto da far sbottare il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, il quale affermò che “Certo, c’era anche lui tra i generali che hanno preso in ostaggio Putin”.

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