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Che cosa unisce e che cosa divide Fed, Bce e People’s Bank of China

di

Il commento ai mercati finanziari di Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners Sgr.

 

Troppa grazia, San Jay Powell (SemiCit.)

Il consenso si attendeva che il FOMC ratificasse il cambio di stance apparso nella retorica del Presidente e dei vari membri, dopo la fiammata di volatilità sui mercati di dicembre. Personalmente, avevo timore che, alla prova dei fatti, e visto il rientro della volatilità occorso nelle ultime settimane, il mercato andasse incontro ad un moderato disappunto.
Tutt’altro.

L’arietta accomodante che soffiava di recente nei discorsi ufficiali di Powell e collaboratori è diventata un tornado al meeting di ieri sera.

Vediamo rapidamente i fatti.

Nello statement vi sono vari elementi che suggeriscono una stance ormai pienamente neutrale:
** il giudizio sull’attività economica è stato ridotto da “strong” a “solid”
** la nozione che il Committee giudica appropriati alcuni ulteriori rialzi è stata completamente rimossa.
** rimossa anche la notazione sui “rischi bilanciati” per l’economia
** E’ stata aggiunta una notazione secondo cui alla luce degli sviluppi economici e finanziari globali, e delle ridotte pressioni inflazionistiche, la Fed sarà “paziente” nel giudicare i necessari aggiustamenti ai tassi.

L’assenza di un indicazione di direzione degli aggiustamenti è voluta, a indicare che i tassi potrebbero anche scendere.
** In una comunicazione separata, si è dichiarato che il livello delle riserve bancarie sarà mantenuto alto, in modo da non dover essere modificato. Quindi implicitamente è stato segnalata un interruzione anticipata della balance sheet reduction. Si è inoltre stabilito che la normalizzazione del bilancio può essere modificata alla bisogna in ogni suo parametro (i.e. non è più col pilota automatico). E il bilancio resta a disposizione per in caso serva una politica monetaria più accomodativa.

L’attesa conferenza non ha aggiunto granchè ad uno Statement già assai più accomodante delle attese. Powell ha dichiarato che la ratio per alzare i tassi si è un po’ indebolita, e confermato che al momento i tassi sono a livello “neutrale”. La durata della pausa verrà decisa dai dati, mentre la fine della riduzione di bilancio verrà approcciata con molta cautela e gradualmente, il che lascia intendere che avremo un rallentamento del ritmo.

Più che “data dependant” la Fed di Powell mi pare nella migliore delle ipotesi “global data dependant”, ma anche un po’ market dependant.

Di fatto, è difficile trovare nei dati USA materia per una svolta di queste dimensioni, rispetto al FOMC di dicembre. Vero, le misure di inflazione si sono indebolite, e i dati sull’attività economica hanno perso un po’ di brillantezza. Ma i fondamentali restano robusti. Lo stress sui mercati osservato a fine 2018 ha senz’altro costituito un fattore di inasprimento delle condizioni finanziarie. Ma l’impatto era già stato contenuto dalla recente modifica della retorica.

Quel che è certo, è che la situazione internazionale sembra avere un peso maggiore nella funzione di reazione della Fed di Powell, rispetto ai predecessori, che pure la tenevano in conto.

Resta sempre la considerazione “storica” che la prudenza di Powell può derivare dalla maggiore visibilità sulle prospettive del ciclo US/Globale di cui dispone dalla sua posizione privilegiata (i.e. cosa sa lui che noi non sappiamo?). Ma, nella mia esperienza, considerazioni di questo genere non hanno mai portato molto lontano, onestamente.

Aggregando il tutto, se ne ricava l’impressione il pericolo costituito dalla FED per l’economia e i mercati globali sia stato, una volta di più, sopravvalutato. Mai fidarsi di una Banca Centrale che fa la dura. Alla fine cederà sempre alle forze di mercato.

n generale, rispetto a un paio di mesi fa, 2 delle principali banche centrali globali (FED e People’s Bank of China) hanno significativamente modificato la stance, mentre una terza (l’ECB) si è limitata a dichiarare che la situazione è cambiata, ma non ha ancora intrapreso passi concreti. Difficilmente però Draghi potrà opporsi al vento. E’ probabile che per lo meno una nuova TLTRO sarà segnalata entro breve.

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