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Che cosa succederà dopo il fiasco di May sulla Brexit. Il Punto di Meloni

di

Theresa May

Il Punto di Daniele Meloni dopo il voto contrario al Withdrawal Bill che May ha portato alla Camera dei Comuni per avere l’ok all’accordo con Bruxelles sulla Brexit

 

La più grave sconfitta parlamentare di un Governo britannico. 432 voti contrari e solo 202 favorevoli al Withdrawal Bill che Theresa May ha portato alla Camera dei Comuni per avere il via libera all’accordo con Bruxelles sulla Brexit. È stato un completo fiasco, con ben 118 deputati conservatori che le hanno voltato le spalle.

Ora si aprono due partite: una politica, sul futuro di May. E una sul futuro della Brexit. Dopo la batosta di ieri sera, il Leader dell’Opposizione, Jeremy Corbyn, ha annunciato che oggi presenterà una mozione di sfiducia nei confronti del Governo.

Si voterà stasera alle 20. Il paradosso è che, a meno di clamorosi coup de théâtre, May sopravviverà. Gli stessi MP conservatori e unionisti che ieri hanno votato contro di lei su un tema così cruciale dell’attuale legislatura, oggi sono pronti a fare quadrato e sostenerla perché il Governo non cada.

Politica tutt’altro che logica ma c’è un precedente abbastanza recente quando nell’estate del 2013 i Comuni bocciarono il Premier David Cameron che chiedeva il voto dell’Aula per lanciare un’azione militare sulla Siria. Cameron perse la votazione sulla politica estera – uno dei temi che più contano da quelle parti – ma restò al suo posto. May conta di fare altrettanto.

Il punto è che entro lunedì prossimo dovrà presentare un Piano B sulla Brexit, come stabilito dal Parlamento britannico e dal suo energico speaker, John Bercow. Il backstop nordirlandese sembra sempre essere il punto di frizione maggiore all’interno della sua maggioranza, e non sono bastate le rassicurazioni di Juncker e Tusk l’altro giorno per farlo mandare giù a Brexiteers e Unionisti.

Le ipotesi si affastellano numerose sulle pagine dei quotidiani inglesi, dei commentatori e dei parlamentari. Si va dall’uscita senza accordo, alla stipula di un nuovo accordo, passando per un accordo “Canada Plus” sul modello di quello recentemente approvato tra UE e Trudeau, all’ipotesi di nuove elezioni per sbrogliare la matassa.

Possibile anche un nuovo referendum e il tentativo di ribaltare l’esito della consultazione del 23 giugno 2016. May comunque ieri è stata molto chiara con i deputati dei LibDems, l’unico partito che sostiene apertamente la causa di un nuovo referendum: “Esacerberebbe le tensioni ulteriormente”, ha detto il Primo Ministro. Che ha aggiunto: “Se gli elettori volessero un nuovo referendum avrebbero votato in massa il partito che lo sostiene. Invece alle elezioni del 2017 avete preso l’8%!”.

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