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Groenlandia

Che cosa succede sulla Groenlandia

Trump rilancia le minacce di annettere la Groenlandia per motivi di sicurezza nazionale, provocando dure reazioni da Danimarca e Groenlandia che avvertono di un rischio mortale per la Nato, mentre i leader europei esprimono solidarietà ma con crescente preoccupazione.

A pochi giorni dall’operazione militare statunitense in Venezuela, Donald Trump è tornato a parlare della Groenlandia, ribadendo la necessità per gli Usa di annettere il territorio danese per ragioni di sicurezza nazionale.

Le sue parole hanno scatenato reazioni durissime da parte di Copenaghen e Nuuk, con avvertimenti su possibili conseguenze devastanti per la Nato e l’ordine globale.

Nel frattempo, gli alleati europei si sono stretti intorno alla Danimarca, preoccupati per una potenziale frattura dell’alleanza.

COSA HA DETTO TRUMP SULLA GROENLANDIA

Parlando domenica con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, Trump ha insistito sul fatto che gli Stati Uniti “hanno bisogno della Groenlandia per motivi di sicurezza nazionale”, sostenendo che l’isola pulluli di navi russe e cinesi e che la Danimarca non sia in grado di proteggerla adeguatamente.

Come riporta Bloomberg, il presidente ha collegato esplicitamente questa rivendicazione a una versione moderna della Dottrina Monroe – da lui ribattezzata “Donroe Doctrine” – che estende l’influenza americana su tutto l’emisfero occidentale, inclusi asset strategici come la Groenlandia.

Trump non ha escluso l’uso della forza e ha ironizzato sulle difese danesi, dicendo che hanno aggiunto “solo una slitta trainata da cani in più”.

Non si tratta di una novità: The Donald parla di annettere la Groenlandia da oltre un anno, citando la sua posizione strategica e le ricchezze minerarie.

Ma il momento scelto – subito dopo il blitz in Venezuela – ha fatto suonare molti campanelli d’allarme in Europa, dove si comincia a temere che il capo della Casa Bianca sia davvero disposto ad agire.

I TONI TRUMPIANI SULLA GROENLANDIA

A dare voce alla linea dura è stato più recentemente Stephen Miller, uno dei consiglieri più vicini a Trump.

In un’intervista alla CNN citata dal New York Times, Miller ha affermato che la Groenlandia “appartiene di diritto agli Stati Uniti” e che nessuno oserebbe sfidare militarmente Washington.

Il consigliere ha definito i trattati internazionali mere “convenienze” e ha paragonato la situazione a quella venezuelana, dove gli Usa “gestiscono” il Paese attraverso embarghi e potenza militare.

A infiammare ulteriormente gli animi è stato il post sui social della moglie Katie Miller, che ha condiviso una mappa della Groenlandia coperta dalla bandiera a stelle e strisce con la scritta «SOON», come segnalato dal Guardian.

Funzionari dell’amministrazione continuano a sottolineare l’importanza dell’isola per contrastare Russia e Cina nell’Artico.

LA REAZIONE DELLA DANIMARICA

La prima ministra danese Mette Frederiksen ha reagito con fermezza, invitando Trump a “smettere con le minacce” e definendo la sua retorica una “pressione inaccettabile” su un alleato Nato.

Come osserva Reuters, Frederiksen prende sul serio le intenzioni del presidente Usa e ha ribadito che né la Danimarca né la Groenlandia sono in vendita.

In interventi televisivi ripresi dalla CNN, la premier ha lanciato un monito chiaro: un eventuale attacco militare americano a un Paese Nato “fermererebbe tutto”, compresa l’Alleanza atlantica e l’ordine di sicurezza nato dopo la Seconda guerra mondiale.

Ha poi ricordato che accordi già in vigore concedono agli Usa ampio accesso all’isola, inclusa una base militare, e che parlare di annessione tra alleati è fuori luogo.

Sotto pressione anche interna in vista delle elezioni, Frederiksen ha promesso di difendere i valori democratici, mentre fonti del Financial Times rivelano che a Copenaghen si teme un cambio di tattica: dal pressing diretto sulla Danimarca a tentativi di corteggiare la popolazione groenlandese.

LE TENSIONI FRA USA E GROENLANDIA

Ma proprio il premier groenlandese Jens-Frederik Nielsen è stato tra i più diretti, dichiarando “quando è troppo è troppo” e accusando Trump di una retorica “assolutamente inaccettabile”.

In un post sui social e in conferenza stampa, ha chiesto di abbandonare le “fantasie di annessione”, sottolineando che le minacce non hanno posto tra amici e che la Groenlandia è una democrazia, non paragonabile al Venezuela.

Ha cercato di tranquillizzare la popolazione, escludendo una conquista improvvisa, e ha ribadito che il futuro dell’isola spetta solo ai suoi abitanti.

Ma voci locali esprimono preoccupazione. La parlamentare Aaja Chemnitz ha detto al Guardian di prepararsi al peggio, interpretando le parole di Trump come l’annuncio di un “nuovo ordine mondiale”.

I sondaggi, citati da CNBC, confermano però che tra i circa 57.000 groenlandesi l’opposizione al controllo Usa è schiacciante.

LA POSIZIONE DELL’EUROPA

I leader europei hanno reagito con una rapida manifestazione di solidarietà.

Il portavoce Ue Anitta Hipper ha ribadito che il blocco continuerà a difendere sovranità e integrità territoriale del loro membro.

La Commissione europea, riporta Bloomberg, ha escluso qualsiasi paragone con il Venezuela, sottolineando la “enorme differenza” rappresentata dall’appartenenza della Danimarca alla Nato.

Come sottolinea l’Economist, i Paesi nordici hanno detto la loro inequivocabilmente: il premier svedese Ulf Kristersson ha affermato che solo Danimarca e Groenlandia possono decidere del loro futuro, seguito dai leader di Norvegia, Finlandia e Baltici.

Il premier britannico Keir Starmer ha promesso pieno sostegno a Frederiksen, mentre il ministro tedesco Johann Wadephul ha aperto alla possibilità di rafforzare le difese dell’isola in sede Nato.

Tuttavia, come nota NBC News, molti evitano critiche dirette a Trump per non compromettere il sostegno Usa all’Ucraina e la sicurezza in generale.

Dietro la facciata unitaria serpeggia l’inquietudine: l’Economist parla di “shock” e “panico” nelle capitali europee, con divisioni su quanto spingersi nella risposta.

Il polacco Donald Tusk ha ammonito: un’Europa debole non verrà presa sul serio né dagli alleati né dai nemici.

LE TENSIONI INTERNE ALLA NATO

La vicenda mette a dura prova l’Alleanza Atlantica.

Frederiksen ha messo in chiaro l’assurdità di un attacco tra alleati, e Bloomberg evidenzia come un’aggressione attiverebbe l’Articolo 5 senza però che lo statuto preveda il caso in cui l’aggressore sia proprio la superpotenza a stelle e strisce.

Una frattura del genere farebbe il gioco di Russia e Cina, come ha spiegato l’esperto Ian Lesser del German Marshall Fund.

Come rimarca il Financial Times, il segretario generale Mark Rutte punta su un maggiore impegno Nato nell’Artico per smontare le argomentazioni di Trump, ricordando i recenti investimenti danesi da 4,2 miliardi per navi, radar e comando artico.

Ma azioni come la nomina di un inviato speciale Usa per la Groenlandia e presunte attività di intelligence americana hanno già incrinato la fiducia: per la prima volta l’intelligence danese considera gli Stati Uniti un rischio per la sicurezza.

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