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Che cosa succede alla Chiesa di Papa Francesco in Italia, Germania e Francia

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L’articolo dell’analista Francesco Galietti, fondatore della società Policy Sonar, sulle convergenze parallele tra Papa Francesco e il centro-sinistra in Europa

 

Diversi sondaggi condotti recentemente convergono nell’indicare un vistoso calo di popolarità della Chiesa Cattolica e, in misura più marcata, dell’attuale pontefice. Il rapporto Demos sugli italiani e le istituzioni, i cui risultati sono stati pubblicati su Repubblica alla vigilia di Natale, evidenzia per esempio che tra il 2017 e il 2018 la Chiesa Cattolica ha subito un arretramento di quattro punti percentuali (dal 42% al 38%), mentre Bergoglio è passato dal 77% al 72% (-5%). Tra i cattolici tedeschi le cose non vanno meglio. Un sondaggio di Forsa per conto delle emittenti RTL e NTV registra infatti un calo marcato della Chiesa Cattolica (-9%) e vero e proprio tracollo del Papa, che perde venti punti percentuali in un solo anno.

È buona regola prendere con le molle i sondaggi, figuriamoci poi se riferiti a una ierocrazia. E tuttavia non può sfuggire come la prassi di trattare la Santa Sede e il Papa stesso alla stregua di istituzioni politiche abbia preso piede da tempo. La misurazione della sua popolarità tra il pubblico ne è riflesso diretto e inevitabile. Poco importa se il pubblico è di elettori o fedeli, se l’esercizio assomiglia a un rituale laico-consumistico e se il tutto descrive uno scarto della Chiesa da massima autorità spirituale a mero opinion maker.

Non vi è dubbio che la batosta per il pontificato bergogliano sia forte. Tanto in Italia quanto in Germania, esso paga lo scotto della politica “aperturista” senza se e senza ma sui migranti. Per una fetta consistente non solo delle popolazioni italiana e tedesca, ma degli stessi cattolici praticanti questa linea presenta un duplice problema. Per un verso, sconta un’eccessiva indeterminatezza.

Non è un caso che, come testé certificato da IPSOS, la chiusura dei porti portata avanti da Salvini risulta l’opzione più convincente anche tra i cattolici italiani che partecipano regolarmente alla messa (46%) e tra i credenti più impegnati che partecipano alle attività parrocchiali (34%). Per altro verso, la politica bergogliana è vissuta come un vero e proprio tentativo di operare uno svuotamento delle identità nazionali. Quest’ultimo timore serpeggia tanto tra Paesi eurofili (la Germania) quanto tra gli euroscettici (l’Italia).

C’è dell’altro: vertici dei partiti conservatori moderati europei stanno ormai pensando di optare per alleanze con le formazioni di destra. In Andalusia i popolari spagnoli hanno ad esempio appena varato un accordo di governo con Vox e Ciudadanos. Del tracollo di popolarità di Bergoglio prenderanno poi nota i vertici dei cristiano democratici tedeschi. Consapevoli di aver perso per strada moltissimi voti a beneficio dell’AfD, potrebbero affrancarsi definitivamente dall’eredità di Angela Merkel, che per molti aspetti appare una social-democratica in partibus infidelium.

Sul piano domestico, nella CDU si scorgono i primi segni di una possibile virata. Il potente parlamentare cristiano-democratico Martin Patzelt ha già ammonito i propri colleghi di partito a non escludere un’intesa con AfD. Soprattutto, sul piano europeo la CDU potrebbe decidersi a imprimere un ulteriore e più energico impulso alla già incipiente “bavaresizzazione” del PPE.

Come? Valutando alleanze con (alcune) formazioni sovraniste anziché con il centro-sinistra. Per socialisti e macroniani sarebbe una botta devastante.

Francesco Galietti

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