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Kosovo

Che cosa sta succedendo in Kosovo

Il punto di Marco Orioles I clamorosi scontri innescatisi nel Nord del Kosovo tra i residenti serbi e la polizia di Pristina che ha causato lo scorso 29 maggio il ferimento di 30 peacekeeper Nato tra cui 11 militari italiani ha unito l’Occidente nella più ferma condanna delle azioni delle autorità kosovare. Vediamo dunque cosa è…

I clamorosi scontri innescatisi nel Nord del Kosovo tra i residenti serbi e la polizia di Pristina che ha causato lo scorso 29 maggio il ferimento di 30 peacekeeper Nato tra cui 11 militari italiani ha unito l’Occidente nella più ferma condanna delle azioni delle autorità kosovare. Vediamo dunque cosa è successo nei comuni a maggioranza serba del Kosovo a partire dallo scorso fine settimana e quali sono state le immediate reazioni internazionali.

Gli scontri.

Come racconta l’Associated Press, gli scontri nel Nord del Kosovo si sono innescati lo scorso fine settimana quando i sindaci di etnia albanese eletti ad aprile con pochissimi voti ed appena il 4% di partecipazione a seguito del boicottaggio del voto da parte dei serbi. hanno cercato di fare il loro ingresso nelle sedi municipali scortati dalla polizia di Pristina.

Quando i serbi hanno tentato di impedire l’ingresso ai neoeletti sindaci, ne sono scaturiti scontri con la stessa polizia kosovara che ha lanciato contro di loro numerosi fumogeni per disperderli.

Particolarmente critica la situazione nel comune di Zvecan, dove hanno fatto la loro comparsa numerose lettere “Z”, le stesse che si notano sui mezzi militari impiegati dall’esercito russo per invadere l’Ucraina, che i serbi hanno dipinto sulle auto della polizia di Pristina e sui veicoli delle forze Nato di peacekeeping.

Come spiega Radio Free Europe/Radio Liberty, la “Zwastika”, come viene definita dai detrattori, è un simbolo che circola in gran quantità nelle reti sociali serbe, che fanno da camera d’eco di una retorica di estrema destra che rilancia ideali revanscisti e panslavisti e che guarda alla Russia come proprio protettore.

Il bilancio degli scontri a Zvecan del 29 maggio è stato pesante, con trenta feriti colpiti da ordigni incendiari tra le fila dei peacekeeper, tra cui undici italiani, e numerosi altri tra i ranghi dei serbi.

La reazione rapida della Nato.

La reazione della Nato è stata pressoché immediata, con l’ordine di rinforzare, a seguito di quelli che un comunicato dell’Alleanza ha definito “attacchi non provocati”, il dispositivo schierato in Kosovo con ulteriori 700 uomini.

Come ha dichiarato giovedì il Segretario generale Jean Stoltenberg, “la Nato resterà vigile. Saremo là per assicurare un ambiente sicuro ma anche per ridurre le tensioni”.

Il botta e risposta tra Vucic e Kurti.

Parlando come un leader che aveva più volte avvertito della gravità della situazione, dopo che il governo di Pristina ha deciso di procedere con l’insediamento dei sindaci, il Presidente serbo Aleksandar Vucic – che immediatamente dopo gli scontri aveva allertato l’esercito e schierato nuove unità al confine con la vicina Repubblica – ha addossato, come riferisce la Bbc, tutte le responsabilità sul Primo ministro kosovaro Albin Kurti.

Mercoledì il suo ministro della Difesa, intervistato dall’emittente di stato RTS, ha puntato il dito sulle “unilaterali, illegali e illegittime decisioni dell’Amministrazione di Pristina”.

Dal canto suo, Kurti – riporta ancora la Bbc – ha accusato dei fatti di Zvecan “una teppa di estremisti sotto la direzione di Belgrado”. Qualche giorno dopo, parlando nel contesto della Conferenza sulla sicurezza GLOBSEC di Bratislava, il premier ha affermato, con parole riportate da Bloomberg, che “fino a quando ci sarà una folla violenta fuori dai palazzi municipali dovremo mantenere la presenza delle nostre unità speciali”.

Come scrive l’Associated Press, Kurti ha quindi denunciato la longa manus di Mosca negli scontri, additando coloro che “scrivono graffiti con la lettera Z” e mostrano ammirazione per il “dispotico” Putin.

L’immediata reazione della Russia.

I primi a farsi sentire da lontano sono stati i russi, con il ministro degli Esteri Sergej Lavrov che ha evocato lo scoppio di un nuovo conflitto nel cuore dell’Europa.

“Una grande esplosione – ha dichiarato il ministro all’agenzia russa RIA Novosti – è stata preparata nel centro dell’Europa, nel posto dove, nel 1999, la Nato attaccò la Jugoslavia violando ogni immaginabile regola internazionale”.

Molto dure anche le dichiarazioni del portavoce del Cremlino Dimitri Peskov che, come riferisce The Moscow Times, ha puntato il dito sulle “azioni provocatorie” di Pristina chiedendo a gran voce che “tutti i diritti e gli interessi dei serbi del Kosovo (siano) tutelati”.

“Appoggiamo indiscutibilmente – ha tuonato il portavoce – la Serbia e i serbi”.

Le dichiarazioni di Borrell.

Dal quartier generale dell’Unione europea è partita a tamburo battente una dichiarazione recante in calce la firma dell’Alto Rappresentante Josep Borrell, con la quale si “condanna nei termini più chiari la violenza che abbiamo visto nei giorni scorsi nel nord del Kosovo”.

“Come primo passo –  recita la dichiarazione di Borrell – mi aspetto che le autorità del Kosovo sospendano le operazioni di polizia nei palazzi municipali nel nord del Kosovo e che i manifestanti violenti si fermino”.

Il dito puntato di Macron.

Parlando anche lui ai margini della Conferenza di Bratislava, il presidente francese Macron non ha avuto esitazioni nell’attribuire a Pristina la paternità delle tensioni.

“Molto chiaramente – ha dichiarato il capo dell’Eliseo con parole raccolte da Bloomberg – c’è una responsabilità delle autorità del Kosovo in ciò che sta succedendo (..). Avevamo detto (loro) chiaramente che procedere con queste elezioni sarebbe stato un errore”.

La mossa a sorpresa degli Usa.

In modo inatteso, anche gli Usa si sono uniti a coro di condanna verso Pristina. Con una dichiarazione rilasciata martedì e riportata da Politico, il Segretario di stato Antony Blinken ha affermato che “la decisione del governo del Kosovo di forzare l’accesso ai palazzi municipali ha innalzato bruscamente e in modo non necessario le tensioni”.

Il numero uno del Dipartimento di Stato ha inoltre esortato le autorità del Kosovo a “ritirare” prontamente le forze di polizia schierate nei pressi dei municipi.

Ma la vera sorpresa per i kosovari è arrivata attraverso la mossa dell’ambasciatore Usa a Pristina Jeff Hovenier, che con un’inattesa dichiarazione ha cancellato la partecipazione del Kosovo all’esercitazione Defender Europe 23 che coinvolgerà circa 10.000 soldati alleati.

Inoltre, come riferisce la Bbc, l’ambasciatore ha detto che gli Usa stanno prendendo in considerazione altre misure ritorsive e che, per il momento, “non nutrono entusiasmo” nell’assistere il Kosovo nel processo di adesione all’Ue e alla Nato nonché negli sforzi per fargli guadagnare ulteriore riconoscimento internazionale.

Bollando quella americana come una “overreaction”, Kurti ha tenuto il punto affermando, riferisce Politico, che prima di tutto “la folla violenta deve andarsene o in prigione o in Serbia”.

Restituendo inoltre le bordate ai vari mittenti, il primo ministro ha denunciato un “atteggiamento di appeasement” dietro le recenti posizioni dell’Occidente.

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