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Che cosa significa la piazza Sì Tav per la Lega di Salvini

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Di maio Salvini

L’articolo di Paola Sacchi, cronista politica di lungo corso, già all’Unità e poi a Panorama (gruppo Mondadori), su mosse e aspirazioni della Lega di Salvini

Ma se lo schema di gioco, retto finora su centrodestra e centrosinistra, fosse ormai davvero superato, che senso ha ancora chiedere a Matteo Salvini di tornare nella sua casa d’origine, il centrodestra?

Come ha scritto il direttore del Foglio Claudio Cerasa, ormai il vicepremier, ministro dell’Interno e di fatto dominus del governo giallo-blu avrebbe, alla luce dei fatti, ultimo caso lo strano compromesso sulla prescrizione, in testa un altro progetto. Dal suo punto di vista, più rivoluzionario e inaspettato: assorbire, impossessandosi delle loro stesse parole d’ordine, i Cinque Stelle per sfondare davvero al Sud e riuscire finalmente a fare della Lega un vero soggetto nazionale.

Non si tratterebbe quindi solo di assorbire tutto il centrodestra, come lucidamente ha previsto Roberto Maroni. No, il progetto salviniano andrebbe oltre. Magari fino a fare della sua Lega quella sorta di “balena verde”, oppure blu sovranista, come forse è più esatto dire, di cui già si vagheggiava in Via Bellerio solo poco più di 10 anni fa quando Umberto Bossi toccò per primo le due cifre, quel circa 12 per cento su scala nazionale nel 2008, anche grazie al simbolico sfondamento al centro attuato da Salvini, allora consigliere comunale a Milano, tra gli stessi ragazzi bene di Via della Spiga a Milano.

Viene il sospetto ora più che mai che Salvini voglia a maggior ragione fare la sua balena blu. Ovvero trasformare la Lega non solo in un partito nazionale ma in una sorta di nuova Dc (con tutte le differenze ovvie del caso), sogno che l’omonimo Renzi persegui inutilmente con il partito della Nazione, in partito ovvero al centro di tutto che dà le carte nello scacchiere politico. Che taglia le ali.

Insomma, il nuovo “centro” ma solo in senso geografico della cosiddetta terza Repubblica. Il vizio un po’ pigro di molti giornalisti, a cominciare da chi scrive, è forse continuare a pensare alla Lega come Lega Nord, insomma così come l’avevamo sempre conosciuta. Come la Lega della scuola degli amministratori, la Lega federalista, però sempre destinata a fare la parte del secondo nelle coalizioni di centrodestra.

Salvini non a caso fu sempre ritenuto con quel suo anomalo movimentismo un leghista non ortodosso in Via Bellerio, dove fino a solo una decina di anni fa lui non faceva parte degli organigrammi dei futuri papabili alla leadership.

Ora però la turbopolitica ha cambiato ogni schema. Ma proprio perché siamo nei tempi della turbopolitica, Salvini sa bene che a forza di cercar di assecondare i Cinque Stelle per assorbirli rischia di perdere il suo vero zoccolo duro, il Nord, quella che resta la base della Lega in termini di consensi. E forse che é sempre bene mai stuzzicare più di tanto il Cav che in apparenza “dorme”.

Perché Berlusconi a parte, quella piazza di Torino per il sì alla Tav è forse la prima rappresentazione plastica di una certa Italia cosiddetta moderata che non trova ancora rappresentanza. E però sarebbe altrettanto sbagliato continuare a pensare alla Lega come la “fu Lega Nord”, in tempi di turbopolitica.

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