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Ecco che cosa rischia il Movimento 5 Stelle se si allea con la sinistra

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Lombardia

M5S al governo con il Pd? Per il Pentastellati c’è il rischio di un ulteriore perdita di consenso: il passo da progetto politico rivoluzionario e dirompente a movimento populista privo di identità è breve e le conseguenze elettorali possono essere drammatiche.

 

Quando è nato, il Movimento Cinque Stelle ha rivoluzionato il panorama politico italiano con una proposta unica in Europa per modalità di comunicazione, contenuti e programmi. Un cambiamento paragonabile a quello realizzato da Berlusconi nel 1994 con la sua discesa in campo, con la differenza che i grillini non si rifacevano a una delle tradizionali categorie politiche (come fece Berlusconi con il liberalismo).

Grillo ebbe per primo l’intuizione di comprendere le enormi potenzialità del web e della rete e di applicarle alla politica per generare consenso, fu il primo a capire il carattere liquido e post-ideologico che stava assumendo la politica contemporanea.

Sfruttando il voto di protesta, il disagio crescente nel paese, l’insofferenza verso la politica tradizionale ed evitando accuratamente di applicare etichette all’offerta politica, attraverso una comunicazione innovativa e basata su contenuti forti e dirompenti, il M5S si è progressivamente affermato raggiungendo risultati impensabili alla sua nascita.

L’apogeo si è raggiunto con le elezioni politiche del marzo 2018 in cui il Movimento Cinque Stelle è stata la forza più votata superando il 30% e ottenendo una cospicua rappresentanza parlamentare. Un risultato avvenuto intercettando un elettorato eterogeneo che in passato aveva votato sia a sinistra che a destra.

Sebbene fin dalle origini la proposta politica grillina fosse più sbilanciata su idee ascrivibili a un’area di pensiero progressista, questa tendenza non era mai stata del tutto esplicitata ed era stata bilanciata da idee difficilmente incasellabili con le tradizionali categorie politiche.

Finché il Movimento era all’opposizione poteva senza difficoltà lanciare idee anche contraddittorie, sconfessarsi e lasciare indefinita e sfumata la propria proposta politica. Una volta al governo, in particolare sui temi economici, è stato necessario assumere una posizione precisa che è coincisa con una visione assistenzialista dell’economia (il reddito di cittadinanza ne è l’emblema).

Ma il vero punto di svolta è arrivato con il risultato alle europee dove il M5S ha dimezzato il proprio consenso. Analizzando i flussi elettorali ci si è resi conto che l’elettorato in passato più vicino a una proposta politica di destra che aveva votato alle politiche per i grillini, si era spostato in blocco sulla Lega ed erano rimasti gli elettori con un’estrazione più progressista.

Tra le varie anime interne al Movimento sembra così prevalere quella ascrivibile a Fico con posizioni giustizialiste, pro immigrazione e statalista. La metamorfosi da movimento post-ideologico a partito di sinistra si completa con l’alleanza con il Pd che alienerà definitivamente le simpatie (e soprattutto il voto) ai grillini di tutti coloro che avevano creduto in una proposta realmente alternativa, post-ideologica ed estranea a certe dinamiche di palazzo tipiche della politica tradizionale.

Il problema di questa scelta è che ad oggi arriva in modo tardivo, l’accordo con la Lega, il voto ai decreti sicurezza, l’avvallo alle posizioni di Salvini sull’immigrazione, in questo anno di governo hanno portato a perdere anche una fetta di elettorato più progressista.

Il risultato, oltre alla perdita di credibilità, è il rischio di un ulteriore perdita di consenso, il passo da progetto politico rivoluzionario e dirompente a movimento populista privo di identità è breve e le conseguenze elettorali possono essere drammatiche.

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