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Che cosa prevede davvero il Migration Compact?

di

Cop21

L’articolo di Tino Oldani, firma di ItaliaOggi, sul Migration Compact redatto dall’Onu

Nell’ampia analisi critica che il giornale tedesco Die Welt ha dedicato al Migration compact (vedi ItaliaOggi del 04/12), c’è anche un capitolo dedicato ai media: un vero e proprio grido d’allarme per la libertà di stampa. Nelle 32 pagine del documento che l’Onu sottoporrà alla votazione dei paesi membri nella conferenza di Marrakesh il 10 e l’11 dicembre (l’Italia sarà assente) sono indicate una serie di misure dettagliate, che i paesi firmatari dovranno adottare per assicurare il successo delle politiche migratorie su scala globale, togliendo di mezzo tutti i possibili ostacoli non solo per i rifugiati per ragioni politiche o belliche, ma anche per i migranti economici. Tra queste misure, alcune riguardano il controllo dei media, per i quali vengono fornite precise linee guida da rispettare.

Ecco qualche esempio: «Sradicare tutte le forme di discriminazione e promuovere un discorso pubblico basato su fatti dimostrabili per modellare la percezione della migrazione». Fin qui, nulla da dire. Ma è sulle indicazioni seguenti che l’inchiesta di Die Welt, firmata dal direttore Stefan Aust e dal giornalista investigativo Helmar Buchel, suona l’allarme. A loro sembra inconcepibile che l’Onu sostenga che «i media dovranno essere gestiti con l’obiettivo di sensibilizzare sui temi della migrazione»; che i paesi firmatari «debbano investire in standard di rendicontazione etica», oppure che «facciano cessare il finanziamento pubblico o il supporto materiale ai media che incentivano l’intolleranza sistematica, la xenofobia, il razzismo e altre forme di discriminazione contro i migranti». Tutto questo ha l’aria di un controllo preventivo sui media per agevolare la governance globale delle migrazioni, un prezzo da pagare inaccettabile per chi professa un credo liberale, scuola di pensiero a cui il giornale tedesco si vanta di appartenere. Dunque, un rifiuto netto di quello che si può definire un Migration Minculpop dell’Onu.

Come è noto la Germania di Angela Merkel è stata uno dei primi paesi e ad annunciare la propria adesione al Migration Compact, del quale ha supervisionato la stesura con un proprio rappresentante all’Onu. Decisione che Die Welt boccia, avendovi scorto le premesse di un via libera a tutti i tipi di migranti, soprattutto quelli economici, che hanno un limite di 200 mila unità l’anno in Germania. Pur non essendo vincolante, sostengono Aust e Buchel, queste dettagliate disposizioni, finiranno per creare una «legge soft, che svilupperà nel tempo la propria dinamica e i propri effetti». Per esempio, le Ong più potenti potrebbero utilizzarlo per valutare i governi e gradualmente potrebbero entrare nei procedimenti in materia di asilo e respingimenti.

«Se tutta l’immigrazione diventa legale, non vi sarà più alcuna immigrazione illegale», sostiene Die Welt. «Il patto dovrebbe servire anche a educare la gente. E la logica sottostante dell’Onu è quella per cui il modo più efficace per combattere l’immigrazione clandestina è legalizzare tutti gli attraversamenti dei confini». Aust e Buchel contestano le tesi del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, per il quale «sono controproducenti tutte quelle politiche che intendono limitare l’immigrazione». E ne rovesciano l’impostazione, in quanto a loro avviso il trattato ignora i diritti dei residenti nei paesi d’approdo.

«I regolamenti Onu» «descrivono essenzialmente un debito da parte del paese di destinazione, cioè quello di garantire ai migranti uno status che non differisce da quello di un richiedente asilo riconosciuto o di un rifugiato di guerra. In molte parti del documento, il testo dà l’impressione che la migrazione sia un diritto umano universale, elenca così tante regole di protezione e così tanti impegni per il sostegno ai migranti regolari e illegali che gli Stati di destinazione, in pratica, dovranno mantenere e proteggere ogni persona che si presenti alla loro frontiera».

Di fatto, il Migration compact mira a istituire «un diritto umano alla migrazione. I diritti della popolazione del paese di arrivo non vengono mai presi in considerazione, mentre i doveri degli immigrati non vengono mai menzionati. In buona sostanza, un patto modellato in base alle esigenze dei paesi di emigrazione africana». Purtroppo, questo rischia di essere il regalo d’addio lasciato dalla «Cancelliera del mondo» alla Germania, una nazione con cui sembra avere, sempre più, una relazione distante, quasi estranea.

P.S. Ho scaricato il documento Onu e controllato il capitolo (Objective 17) dedicato ai media. Penso che Die Welt abbia ragione e stia difendendo la libertà di stampa anche per conto dell’Italia. Al giornale tedesco va il mio «Grazie!» più sincero e convinto, tanto più sapendo di fare il giornalista in un paese dove il maggiore partito di governo, il M5s, considera i giornalisti «puttane e pennivendoli», parole che ne misurano la distanza dalla libertà, e la vicinanza a un nuovo Minculpop.

 

Articolo pubblicato su ItaliaOggi

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