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Che cosa penso di Biden. Firmato: Cazzola

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Il debole profilo politico di Biden contribuisce a rendere più netta la sconfitta di Trump, nel senso che gli americani si sono rassegnati ad eleggere un presidente che – per tanti comprensibili motivi – ha già dato un preavviso di indisponibilità per un secondo mandato. L’opinione dell’editorialista Giuliano Cazzola

Elezioni americane. A parte i possibili sviluppi giudiziari (ma è assai improbabile che la Corte Suprema, ancorché di indirizzo conservatore, si presti ad avallare un golpe) ed eventuali sviluppi degli scrutini con esiti tali da sconvolgere un percorso che con passare del tempo si è consolidato, Joe Biden sarà il prossimo inquilino della Casa Bianca.

Nelle prime ore dello spoglio dei voti – quando la distanza tra i candidati, soprattutto nell’ambito dei grandi elettori era molto ristretta – si è temuto molto di assistere ad un ripetersi del colpo di scena del 2016. Questa impressione di primo acchito continua a condizionare – a mio avviso – anche il giudizio che viene dato prima ancora che della vittoria di Biden, della sconfitta di Trump.

In sostanza, nell’establishment europeo, ancora in buona salute nonostante i sintomi della febbre gialla sovranpopulista, si sperava che l’elettorato americano fosse in grado di giudicare il Donald con quel rigore che noi non siamo capaci di usare con Salvini, Le Pen e loro ‘’compagni di merende’’. Capita anche nella vita comune di affidare a qualcun altro il ‘’ristoro’’ (come si dice adesso) dei nostri limiti e di compiacerci se egli riesce a compiere quanto non riusciamo a fare noi.

In sostanza, parecchi commentatori hanno sottolineato la capacità di tenuta di Trump, piuttosto che la vittoria del ticket democratico, come se questa fosse stentata e comunque di portata inferiore alle aspettative.

Si tratta di valutazioni – a mio avviso – affrettate e sbagliate. Per diversi motivi:

a) Joe Biden ha vinto nettamente sia nel voto popolare, sia in quello degli Stati, con margini più ampi di quelli di altri presidenti al primo mandato (ricordiamo per brevità i casi di John Kennedy e di George Bush jr.);

b ) il candidato democratico ha battuto il presidente in carica, cosa che non è avvenuta spesso, quanto meno nel secondo dopoguerra (è il caso di Gerald Ford che era subentrato al dimissionario Richard Nixon, di Jimmy Carter e di Bush sr.);

c) Joe Biden era comunque un candidato debole, anziano, con una lunga carriera politica piuttosto incolore, con l’aria di un vecchio zio piuttosto che di un leader politico di livello;

d) la scelta di una vice presidente di notevole spessore come Kamala Harris è stata troppo tardiva per poter esprimere in pieno il suo potenziale nella conquista del consenso delle minoranze. Kamala Harris rappresenta tuttora la promessa di una nuova leadership capace di affrontare le nuove sfide e riunificare un Paese lacerato sulla scelta dei valori che dovranno guidare la nazione nel prossimo futuro. Il suo curriculum è adeguato. Ma i nuovi compiti a cui deve essere all’altezza inizieranno dal prossimo 21 gennaio.

Tornando a Biden, era troppo evidente che il partito democratico lo aveva messo in campo per disperazione, più che per convinzione: era la sola figura in grado di tenere unito il partito e di difenderlo da una devastante deriva radicale che rischiava di rinchiuderlo in perimetro di minoranze estremiste, allontanando l’elettorato moderato.

A pensarci bene, il debole profilo politico di Biden contribuisce a rendere più netta la sconfitta di Trump, nel senso che gli americani si sono rassegnati ad eleggere un presidente che – per tanti comprensibili motivi – ha già dato un preavviso di indisponibilità per un secondo mandato. Non è che, per votare Biden, gli elettori Usa dovevano turarsi il naso, ma nello stesso tempo era arduo farlo con entusiasmo.

Ecco perché, come anticipato, il 3 novembre è stato Trump a perdere e in modo netto prima che il suo avversario a vincere.

Con Biden alla Casa Bianca, alla guida (come si diceva un tempo) del mondo libero, possiamo attenderci il ripristino dei vecchi valori per difendere i quali gli Usa non hanno mai rinunciato alla leadership che la storia ha loro consegnato, in primo luogo sul piano internazionale politico ed economico.

Ben tornata America.

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