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Regioni

Che cosa insegnano i casi di Ilaria Salis e di Giovanni Toti

Salis fuori, Toti, arrestato nel pieno della campagna elettorale, resta dentro. Come se per lui la condanna sia stata già scritta dalla gogna del processo mediatico. Il corsivo di Paola Sacchi

Ilaria Salis fuori, Giovanni Toti dentro. Due vicende diverse, due personaggi agli antipodi. Pur senza correlazioni, pur con specificità che le rendono molto differenti, il caso sbatte in faccia un paradosso fatto da due realtà che oggettivamente stridono in modo fragoroso.

L’ insegnante attivista, con alcune condanne definitive in Italia, a processo in Ungheria con l’accusa di violenze fisiche ad avversari (accuse di cui si è sempre proclamata innocente), è stata liberata dopo la sua elezione a parlamentare europea con Alleanza Verdi Sinistra. E questo in rispetto dell’immunità di cui gli eletti a Strasburgo godono.

Per il governatore della Liguria, Giovanni Toti, esponente di spicco del centrodestra nazionale, accusato di corruzione, invece, il Gip ha rigettato l’istanza di revoca dei domiciliari perché potrebbe reiterare il reato. Toti resta quindi agli arresti domiciliari scattati il 7 maggio. Non è accusato di essere andato a manganellare la testa di qualcuno ma di aver ricevuto un finanziamento regolarmente registrato per la politica. E a quanto si deduce dal can can del processo mediatico non si capisce quale sia esattamente il reato, a meno che non sia più consentito neppure il finanziamento di privati e nell’ambito di una ridotta soglia alla politica. E soprattutto non si capisce perché Toti sia stato arrestato dopo un’inchiesta durata quattro anni se c’era questo rischio così alto di reiterazione del reato.

Salis fuori, Toti, arrestato nel pieno della campagna elettorale, con modalità spettacolari da Tangentopoli, resta dentro. Come se per lui la condanna sia stata già scritta dalla gogna del processo mediatico, la sinistra da settimane già invoca la via giudiziaria della rivincita, con il ritorno a elezioni per ribaltare il risultato della vittoria del centrodestra. E subito ieri sono ripartite dai Cinque Stelle le richieste di dimissioni. Toti ha però già annunciato la sua ferma determinazione a non dimettersi.

Il leader della Lega, vicepremier, ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini esprime “solidarietà a Giovanni Toti e al popolo ligure che più volte lo ha scelto, apprezzato ed eletto”. Salvini avverte “Nessun accanimento – politico o giudiziario – fermerà la determinazione della Lega e dell’intero Centrodestra di lavorare al servizio dei cittadini liguri. Ci chiediamo: è davvero giustizia?”. Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, di cui Toti è presidente, definisce “discutibili” le motivazioni per cui non sono stati revocati i domiciliari. Daniela Santanchè, ministro del Turismo, di FdI, fa un post provocatorio su X dove scrive: “Toti ai domiciliari, Salis libera, indovinate chi è di sinistra”. Ancora una volta a trent’anni da “mani pulite”, clima da antipolitica, ma con una costante. Anche ora questo clima non sembrerebbe così sfavorevole sul piano giudiziario a certa politica, in questo caso estremista di sinistra.

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