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Che cosa ha svelato l’Intelligence Usa sulla Russia e non solo

Russia Sudan Sputnik

L’Intelligence Usa ha declassificato il rapporto sulle minacce straniere alle elezioni americane del 2020 ed è clima da guerra fredda. L’approfondimento di Francesco D’Arrigo, direttore Istituto Italiano di Studi Strategici

 

L’Ufficio del Direttore dell’Intelligence Nazionale (DNI) Avril Haines, martedì 16 marzo, ha emanato la versione declassificata del “Intelligence Community Assessment” (ICA) concernente la valutazione sulle minacce straniere alle elezioni federali americane del 2020 (Foreign Threats to the 2020 U.S. Federal Elections).

Il rapporto, preparato dal National Intelligence Council, in collaborazione con il National Intelligence Officer (NIO) for Cyber, è stato redatto dal National Intelligence Council e da CIA, DHS, FBI, INR, and NSA, e coordinato con CIA, DHS, FBI, INR, Treasury e NSA.

L’assessment politicamente più importante del rapporto stabilisce che “…gli sforzi della Russia erano volti a denigrare la candidatura del presidente Biden e il partito democratico, sostenere l’ex presidente Trump, minare la fiducia del pubblico nel processo elettorale ed esacerbare le divisioni sociopolitiche negli Stati Uniti“.

Mentre in un piccolo riquadro si nota la “visione di minoranza” (minority vision) degli analisti del National Intelligence Officer for Cyber: vi sono stati anche degli sforzi limitati posti in essere da parte di Iran e Cina per danneggiare e sconfiggere il Presidente uscente Donald Trump.

Un paragrafo che evidenzia una spaccatura all’interno degli analisti e che viene contestato perché l’assessment del NIO for Cyber è stato trascritto in modo non standard e con un linguaggio ambiguo e pesantemente cautelativo, senza una nota o allegato esplicativo.

Insomma, secondo i repubblicani si tratterebbe di un tentativo di sminuire l’accusa di interferenza della Cina nelle elezioni presidenziali, una minaccia ritenuta non così grave come quella russa perché effettuata contro Trump.

Il partito repubblicano esprime scetticismo nei confronti del report anche perché lo ritiene del tutto simile a quello emanato dopo le elezioni presidenziali del 2016, quando a seguito di una lunga indagine si dimostrò che quell’ICA era stato manipolato politicamente per danneggiare il neo eletto Presidente Trump.

Molti ricorderanno che nel gennaio 2017 le stesse Agenzie pubblicarono un “Intelligence Community Assessment” (ICA), dove si accusava la Russia di aver interferito nelle elezioni presidenziali del 2016, allo scopo di aiutare Trump a vincere.

I media (americani ed esteri) ed i democratici del Congresso sfruttarono immediatamente l’ICA del 2017 per screditare la legittimità della vittoria elettorale di Trump e per iniziare la campagna di impeachment contro il presidente per lo scandalo noto come il “Russiagate”. Tuttavia, con la conclusione delle indagini che hanno coinvolto i Servizi segreti di mezzo mondo, finanche le Istituzioni italiane ed alcuni soggetti facenti capo ad una università romana,  si è scoperto che quella ICA non era il risultato di un’analisi obiettiva, perché fu redatta da un piccolo gruppo di analisti “selezionati ad hoc”, non furono seguite le normative per redigere quel tipo di analisi e perché la valutazione fu affidata solo a 3 delle 17 Agenzie di intelligence (CIA, National Security Agency e FBI), con l’esclusione delle altre 14.

L’ICA del 2017 è stata pesantemente criticata anche perché un’indagine della House Intelligence Committee ha successivamente stabilito che altre fonti dell’intelligence che indicavano i russi impegnati affinché Hillary Clinton vincesse le elezioni del 2016, erano state escluse dal rapporto su indicazione dall’allora direttore della CIA John Brennan.

Anche quest’ultimo “Foreign Threats to the 2020 U.S. Federal Elections” si caratterizza per le divergenze politiche tra i funzionari dell’Intelligence Community, del resto già evidenziate in un rapporto del 6 gennaio 2021 dell’Office of the Director of National Intelligence Analytic Ombudsman.

Un audit che ha messo in luce aspetti preoccupanti su come le analisi delle interferenze elettorali vengano politicizzate. L’Ombudsman ha rilevato che gli analisti dell’intelligence incaricati di seguire le questioni sulla Cina hanno esitato a produrre una valutazione che confermi l’interferenza cinese nelle elezioni del 2020, perché non erano d’accordo con le politiche di Trump e non volevano che la loro analisi venisse usata per sostenerle. D’altra parte, gli analisti che seguono le questioni inerenti la Russia hanno valutato che c’erano chiare prove di ingerenza russa nelle elezioni del 2020 e hanno accusato gli alti funzionari dell’intelligence di rallentare o non voler consegnare questa analisi ai decisori politici.

Il rapporto ha ovviamente avuto anche forti ripercussioni geopolitiche e pur non risultando determinante, avrà certamente influenzato negativamente le già difficili relazioni Biden-Putin. Rapporti caratterizzati dalle policy espresse sin da quando il Vice Presidente USA sosteneva la linea dura contro la politica aggressiva della Russia e la necessità che gli Stati Uniti ed i loro alleati dovessero impegnarsi nella difesa di Kiev contro la secessione del bacino del Don e imponessero sanzioni durissime per l’annessione della Crimea. Un evento bellico che ha stravolto lo scenario geopolitico europeo e fortemente caratterizzato da una intensissima campagna di disinformazione e guerra ibrida da parte dell’esercito Russo.

La certificazione delle avvenute interferenze russe nella campagna elettorale americana hanno (probabilmente) dato al Presidente Biden la giustificazione per sferrare un pesantissimo attacco personale nei confronti di Vladimir Putin, che ha immediatamente risposto a tono ed ha richiamato in patria il proprio ambasciatore negli USA, per consultazioni urgenti. Per entrambi un vero e proprio ritorno al clima che ha caratterizzato la loro formazione politica: la guerra fredda.

Le minacce alla sicurezza internazionale mal si conciliano con nomine dei vertici delle Agenzie di Intelligence Usa, sempre più caratterizzate da uno spoils system che si sta riflettendo in maniera preoccupante anche sulla Intelligence Community (IC), influenzandone la credibilità delle analisi e danneggiando la reputazione delle Agenzie agli occhi del Congresso e del popolo americano.

Una erosione di credibilità che l’Amministrazione Biden dovrà scongiurare affinché i decisori politici possano continuare a fidarsi e ad usare l’intelligence per assumere decisioni cruciali per la sicurezza nazionale americana e quella dei suoi alleati.

Un altro serio problema per la Casa Bianca ed il Congresso, che può essere risolto con una forte leadership da parte del Presidente Biden ed una significativa riorganizzazione per depoliticizzare le 17 Agenzie d’Intelligence statunitensi.

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