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Che cosa farà il governo Conte 2? L’intervento di Poerio

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Un governo a tutti i costi. L’intervento di Michele Poerio, segretario generale Confedir e presidente nazionale Federspev

Il 4/09 è nato il Governo Conte 2, con il Premier incaricato che ha sciolto la riserva ed ha presentato la lista dei Ministri, che hanno quindi giurato il 5/09 nelle mani del Capo dello Stato. Ora l’Esecutivo è atteso il 9/09 alla Camera ed il 10/09 in Senato per il voto di fiducia.

Si è così conclusa la vita del Governo Conte 1 (rimasto in carica per poco più di 12 giorni, dopo le proprie dimissioni, per il disbrigo degli affari correnti), la cui crisi politica era iniziata non l’8/08 (come si crede e si dice) con la presentazione in Senato, da parte della Lega, della mozione di sfiducia nei confronti del Governo Conte, ma ben prima, cioè dopo l’esito della consultazione europea del 26 di maggio (con rapporti di forza capovolti tra Lega e M5S), dopo la elezione del nuovo Presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, avvenuta il 16/07/2019 e sponsorizzata da Merkel e Macron, con i voti determinanti del M5S, dopo che la mozione in Senato del M5S contro la TAV Torino- Lione è stata sonoramente battuta il 7/08 u.s. non solo dalla Lega, ma anche dalle opposizioni, dopo che il Governo aveva dimostrato di essere bloccato sulle riforme (giustizia, autonomia regionale, infrastrutture da attivare, ecc.), ovvero diviso sull’impostazione della manovra di bilancio 2020.

Cosa ha dimostrato la pazza crisi politica agostana e quali prospettive possono ora configurarsi?

Per il primo aspetto, si può certamente dire:

che Matteo Salvini non è uno scacchista, né un diplomatico e neppure uno statista, infatti ha sbagliato tempi e modi di apertura della crisi, senza considerare: che si era alla vigilia della preparazione della manovra di bilancio 2020; che Nicola Zingaretti, pur avendo interesse a riequilibrare la rappresentanza parlamentare del Pd oggi fedele a Matteo Renzi, non era sicuro di un buon risultato elettorale per il suo Partito in caso di elezioni anticipate; che lo stesso Matteo Renzi avrebbe visto le elezioni anticipate come “il male assoluto”, così da convertire in 24 ore (e di 180°) la sua posizione da “mai con il M5S” in “subito con il M5S”; che il M5S, in crisi acuta di consensi elettorali, si sarebbe alleato persino con Adolf Hitler pur di evitare il ricorso al voto anticipato; che Sergio Mattarella (non diversamente da Giorgio Napolitano) sarebbe stato ben attento a curare gli “interessi” del Pd, che in questo caso non coincidevano con il ricorso anticipato alle urne; che Beppe Grillo (burattinaio della crisi, insieme a Matteo Renzi) avrebbe mutato di 180° la sua posizione politica da “nemico giurato” del Pd in “amico fraterno ed alleato”. D’altra parte chi potrebbe fidarsi a cuor leggero di un comico, anche di cattivo carattere, che ha fatto del paradosso, del sarcasmo, del cinismo la sua “cifra”, ovvero dei suoi “discepoli” del M5S dopo la cattiva prova di governo fin qui dimostrata?;

che il Premier Giuseppe Conte ha dimostrato doti non comuni di opportunismo, ambizione e trasformismo, non estranee ad un certo mondo universitario italiano, infatti ha utilizzato le sue frequentazioni europee, ed il vertice del G7 di Biarritz (24-26/08), per “meritare”, a suo esclusivo beneficio, l’endorsement, a favore della sua ricandidatura, da parte delle principali Cancellerie europee, della Bce, persino di Donald Trump e di Christine Lagarde;

che credo che, in cuor suo, Salvini sia pentito di aver indicato Claudio Borghi quale Presidente della Commissione Bilancio Camera, le cui esternazioni provocatorie sull’uscita dell’Italia dall’euro e sulla emissione dei minibot hanno contribuito ad accreditare in Europa una immagine della Lega quale “pericolo numero uno”, quasi si trattasse di un Partito fascista, oltre che far lievitare, col balzo dello spread, di qualche mld. di euro gli interessi sul nostro debito pubblico;

che, infine, la greve eredità di Umberto Bossi, si è fatta sentire sia nell’opaca vicenda dei maneggi politico-affaristici della Lega, e suoi fiduciari, in terra Russa, sia nell’esternazione pubblica di Salvini di aspirare ai “pieni poteri” in caso di elezioni anticipate: errori, auto-goal imperdonabili nell’attuale quadro istituzionale e costituzionale, quasi da mettere a rischio anche la futura leadership del “nostro” in ambito Lega a favore di dirigenti più presentabili (quali Giancarlo Giorgetti, Roberto Maroni, Luca Zaia, ecc.). Unico vantaggio per la Lega, con il passaggio all’opposizione, non doversi intestare la manovra di bilancio 2020, che non avrebbe comunque consentito di realizzare, neppure parzialmente, la troppo facilmente promessa flat tax, dovendo già recuperare almeno una trentina di mld. di euro di risorse per neutralizzare le clausole di salvaguardia sull’aumento dell’IVA, per le altre spese indifferibili e per soddisfare anche le aspirazioni dell’elettorato del Pd e del M5S.

Per quanto riguarda le probabili prospettive del Governo Conte 2, si può osservare:

che il M5S ha “cambiato forno” con assoluta disinvoltura, passando dal “panettiere” giallo-verde a quello giallo-rosso. Si trovano così a governare insieme: il Movimento anti-casta con il Partito neo-liberista e dei poteri forti; il Movimento dichiaratamente “post-ideologico” con il Partito campione delle incrostazioni ideologiche assunte a “quasi religione”; il Movimento europeo-scettico e sovranista (fino a ieri) con il Pd, orgogliosamente europeista (anche se non dalla prima ora); il Movimento della burocrazia e dell’assistenzialismo meridionalista con il Partito che predica efficienza, progresso, sviluppo, lavoro, occupazione vera; il Movimento della “spesa facile”, magari in deficit, con il Partito del rigore nei conti pubblici (vocazione recente, questa, e più a parole che nei fatti); il Movimento che dice di voler ridurre la pressione fiscale con il Partito che, finora, le tasse le ha sempre accresciute, ecc.;

che è difficile che “l’insieme degli opposti” possa portare qualche vantaggio a favore dei cittadini italiani, e del sistema-Paese, tuttavia se dovesse durare direi che potrebbe arrivare fino all’inizio del 2022 per determinare l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, infatti M5S e Pd sono maestri riconosciuti nell’occupare poltrone e ricercarne nuove più prestigiose e remunerative. Infatti, pur non essendo noi una Repubblica Presidenziale, è da qualche decennio che i Presidenti della Repubblica abusano della loro discrezionalità, a costo di contorcimenti inverosimili data l’età, lasciando in un angolo la “sovranità popolare”, la democrazia rappresentativa, l’ applicazione della Carta costituzionale vigente per come sta scritta;

che i Partiti del Governo Conte 2 (M5S, Pd, LeU) sono stati impegnati, nel partorire il nuovo Esecutivo, per il 90% nella definizione della squadra e nella distribuzione degli incarichi e per il 10% nell’elaborazione del programma: ne è così uscita una indicazione tanto generica, piena di “bisogna”, “occorre”, “è opportuno”, senza alcun riferimento al “come, quando, con che mezzi e risorse”, da sembrare più una omelia che un programma di Governo almeno vagamente attendibile. Manca solo il riferimento all’opportunità di realizzare la pace universale e di avere sempre a disposizione “chiare, fresche e dolci acque”;
che è evidente che la “ragione vera” del nascente Esecutivo è quella di proseguire ad ogni costo la legislatura, evitare elezioni anticipate, frenare, o possibilmente invertire, l’onda lunga elettorale leghista. Anche la composizione del Governo e la sua Agenda rivelano l’intento di contrastare il leader della Lega sui temi su cui ha radicato il suo consenso: crescita del Pil e realizzazione delle infrastrutture; autonomia regionale differenziata con particolare riguardo alle aree produttive del Nord; il nodo della sicurezza ed immigrazione; lo shock fiscale quale leva per crescita ed occupazione, ecc.;

che anche la squadra di Governo rivela l’intento di cui sopra: solo tre conferme (Conte, Bonafede, Costa); via Toninelli, con Paola De Micheli (Pd) alle Infrastrutture e Trasporti; Roberto Gualtieri (Pd), già Presidente della Commissiona”Affari economici europei”, al Ministero dell’Economia; Lorenzo Guerini (Pd) alla Difesa; l’ex Prefetto Luciana Lamorgese (Tecnico) all’Interno per togliere alla carica ogni possibilità di strumentalizzazione politica; l’ing. Stefano Patuanelli (M5S) allo Sviluppo economico; Lorenzo Fioramonti (M5S) all’Istruzione; Teresa Bellanova (Pd) alle Politiche agricole; Dario Franceschini (Pd) ai Beni e attività culturali e Turismo; Nunzia Catalfo (M5S) al Lavoro, ovvero la “madre” del reddito di cittadinanza e del salario minimo, provvedimenti costosi ma certamente inefficaci a produrre crescita ed occupazione, specie giovanile; Francesco Boccia ed Enzo Amendola (entrambi Pd) rispettivamente agli Affari regionali ed agli Affari europei; Fabia Dadone (M5S) alla Pubblica amministrazione; Roberto Speranza (LeU) alla Salute, ecc. Certamente stona la nomina di Luigi Di Maio (M5S) agli Esteri (per l’età, la sicura incompetenza e mancanza di equilibrio, per gli “scivoloni” sui gilet gialli e per la conversione verso Pechino sulla via della seta, ovvero Memorandum of Understanding): ma tanto pretendeva per rinunciare alla carica di Vice Presidente del Consiglio. Il primo Consiglio dei Ministri ha poi nominato Riccardo Fraccaro (M5S) Sottosegretario unico alla Presidenza del Consiglio e Paolo Gentiloni (Pd) quale Commissario per l’Italia presso la UE.

L’esclusione del Pd da Palazzo Chigi (Conte e Fraccaro entrambi in quota M5S) richiederà, secondo il sempre verde “manuale Cencelli”, un riequilibrio a favore del Pd in termini di Sottosegretari e per le deleghe sui Servizi e sull’editoria;

che i poteri forti, lo spread, l’Europa (con Germania e Francia in testa), hanno salutato con favore la nascita del Governo giallo-rosso (o se preferite S.S., ovvero sinistra-sinistra), forse sperando di avere nuovamente ai loro tavoli “soldatini diligenti”, come Mario Monti ed Enrico Letta. Staremo a vedere se l’apparente “sereno” durerà, dovendo l’Italia (come da impegni) contenere il deficit e ridurre il debito;

che l’avvio del nuovo Esecutivo si realizza in contingenze difficili: crescita zero per l’Italia, con evidente malessere socio-economico ed occupazionale; promesse mirabolanti, anche da parte dei Partiti dell’attuale maggioranza, di improbabile realizzazione; clima atmosferico ed immigrazione fuori controllo; Europa e Germania in crisi politica ed economica, non parliamo dell’Inghilterra; guerra dei dazi non risolta; instabilità politica globale; focolai di guerra qui e là affioranti, ecc.

Tutto ciò premesso e considerato, non siamo nostalgici del Governo giallo-verde uscente (uno dei peggiori, a nostra memoria, ancor più per demerito del M5S che della Lega), e quindi facciamo gli auguri di buon lavoro al Governo nascente e, rappresentando noi (come CONFEDIR e FEDER.S.P.eV.) la dirigenza pubblica ed i sanitari in pensione, e loro vedove/i, ricordiamo che “abbiamo già dato”, in ogni forma e misura.

Abbiamo francamente dubbi che il “Governo degli opposti” possa generare miracolosamente il bene del Paese, visto come è nato e si presenta, tuttavia non chiediamo di meglio che essere smentiti.

Michele Poerio

Segretario generale CONFEDIR e Presidente nazionale FEDER.S.P.eV.

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