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Che cosa dirà Putin a Conte

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Posizioni, supposizioni e umori di Putin sulle ultime mosse dell’Italia fra Cina e Libia. L’analisi di Francesco Galietti, fondatore di Policy Sonar

 

La notizia della visita in Italia di Vladimir Putin, in una data imprecisata a cavallo tra il secondo e il terzo trimestre di quest’anno, non è passata inosservata. La polvere del vorticante tour di Xi Jinping non ha cessato di posarsi, che già media e politici nostrani si preparano ad accogliere un altro potente della terra. Oltre alle relazioni trasversalmente coltivate da Putin nel Belpaese, a tenere banco sarà il continuo succedersi a Roma di visite da parte di leader eurasiatici. Tuttavia, è da escludere che Putin sia contento delle ultime scelte di Roma (compresa la trionfale accoglienza tributata a Xi). Anche Putin, come Trump, è stato preso in contropiede dalle mosse dell’Italia.

Per un verso, l’adesione italiana al maxi-accordo sulle Vie della Seta fa sì che le steppe dell’Eurasia, un tempo dominio indiscusso della Russia, siano ora degradate a mera servitù prediale geopolitica della Cina. I russi si vedono sempre più forzati nella morsa cinese, compressi nel loro potere negoziale, costretti ad abbozzare a malincuore a uno schema che un tempo li avrebbe visti egemoni e che ora li relega a una condizione di sofferta subalternità. A Mosca non resta che confidare che almeno la Germania, indispensabile tessera di qualsiasi mosaico eurasiatico di ieri e di oggi, resista alle sirene cinesi. Per quanto ancora?

Per un altro verso, a infastidire Mosca è la forte curvatura impressa dall’Italia ai rapporti con il Qatar, vero regista (assieme a Turchia e Iran) di un ordine mediorientale alternativo tanto al tandem saudita-israeliano caro agli Usa, quanto alla pax putiniana perseguita dalla Russia mediante un difficile tacco-punta nel conflitto siriano. Sia per gli Usa che per la Russia è fondamentale evitare la saldatura definitiva tra Doha, Ankara e Teheran.

Non stupisce dunque più di tanto che sfumino le rassicurazioni del ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, il quale, sul finire del 2015, si diceva convinto che Mosca potesse «aiutare l’Italia in Libia». In questi giorni, mentre è in corso l’offensiva di Haftar su Tripoli, i media russi sottolineano che il generale non si muove su impulso della Russia, bensì dei Sauditi e degli Emiratini. Possiamo tuttavia dirci certi che l’offensiva sia accolta con sfavore da Mosca? Chi scrive ne dubita.

(articolo pubblicato sul quotidiano Italia Oggi)

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