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Che cosa consiglia la Corte dei Conti sulle autonomie differenziate

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Corte dei Conti e Ufficio Parlamentare di Bilancio in audizione davanti alla commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale

Occorre un quadro normativo che fissi i criteri di accesso e che raccordi la legge istitutiva del federalismo fiscale con il decreto legislativo sul federalismo regionale. A chiederlo, in audizione a Palazzo San Macuto davanti alla commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale, sia la Corte dei Conti sia l’Ufficio Parlamentare di Bilancio. La magistratura contabile ha pure evidenziato la necessità di una preliminare analisi costi-benefici mentre l’Upb ha avvertito che bisogna distinguere i Lep, ovvero i livelli essenziali delle prestazioni, dalle altre funzioni regionali. Ma vediamo nel dettaglio cosa è emerso stamani.

COS’HA DETTO LA CORTE DEI CONTI

Secondo la magistratura contabile, “per l’individuazione delle idonee modalità di finanziamento del regionalismo differenziato appare indispensabile un raccordo con quanto previsto dalla legge 42 del 2009, istitutiva del federalismo fiscale, e il decreto legislativo 68/2011, che definisce il funzionamento in tema di federalismo regionale, ancorché le relative disposizioni non siano richiamate tra le premesse delle intese formalizzate nel mese di febbraio 2019”.

L’ANALISI DELLA CORTE DEI CONTI

Lo stesso articolo 116, comma 3, della Costituzione “non sembra consentire una diversa modalità di finanziamento delle materie aggiuntive né la loro sottrazione al meccanismo di perequazione interregionale previsto dalla legge nazionale” ha spiegato la Sezione delle Autonomie della Corte dei conti che ha evidenziato come quella del federalismo fiscale sia una tematica di grande complessità, al momento solo abbozzata nei documenti ufficiali disponibili, ma che richiede invece un approfondimento sia sui contenuti delle funzioni trasferite sia sul rispetto di alcuni inderogabili principi sia sulla ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni.

IL COMMENTO DELL’ECONOMISTA ZANARDI (UFFICIO PARLAMENTARE DI BILANCIO)

L’Ufficio Parlamentare di Bilancio, come si diceva, durante l’audizione ha posto in evidenza la necessità di una legge quadro che fissi i criteri di accesso. “Il buon senso mi direbbe che c’è una fase ex ante, che probabilmente avrebbe dovuto essere affidata ad una legge quadro, in cui i criteri di accesso (di verifica della solidità finanziaria e dell’adeguatezza amministrativa) dovrebbero essere fissati. E poi c’è una fase successiva, in cui questi criteri devono essere applicati e verificati, e questo potrebbe essere il momento delle intese. Questi criteri debbono essere tendenzialmente generali, anche perché da quello che vediamo la frammentazione delle richieste avanzate dalla singole Regioni creerebbe una situazione abbastanza caotica” ha detto il consigliere Alberto Zanardi, economista. L’Ufficio ha poi rilevato come, per mettere insieme solidarietà interregionale e controllo dei conti pubblici e anche richiesta di autonomia, serve distinguere fra funzioni corrispondenti a materie Lep e altre funzioni regionali.

 

(Estratto di un articolo pubblicato su policymakermag.it)

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