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Come e perché nel centrodestra si dibatte su caro bollette e ombre russe

Meloni

Cosa dicono Meloni, Salvini e Berlusconi su rincari energetici e report Usa su finanziamenti russi a partiti stranieri. La nota di Paola Sacchi

 

Volata finale avvelenata dalle “ombre russe”, con il centrodestra che replica all’unisono ad attacchi e insinuazioni da sinistra. “Mai preso soldi esteri”, replica secca Giorgia Meloni. Silvio Berlusconi, con il suo numero due Antonio Tajani, attacca sui “fondi sovietici al Pci”. Cosa che aveva detto anche Matteo Salvini che ribadisce la linea dura delle querele: “Ho fatto e faccio sempre e solo gli interessi degli italiani. Sono anche a processo per aver difeso i confini nazionali”.

Domani audizione di Franco Gabrielli, l’Autorità delegata per la sicurezza al Copasir, il cui presidente Adolfo Urso ha ribadito: “Non risultano coinvolgimenti dell’Italia, finora”.

Ma, intanto, nel centrodestra la divergenza sullo scostamento di bilancio per l’emergenza bollette, tra Salvini e Meloni finisce nei comizi, dove già aveva fatto capolino da giorni. Il leader della Lega: “Se non metti 30 miliardi ora ne mettiamo il triplo a gennaio per pagare i cassaintegrati. E 30 miliardi è una stima a ribasso, c’è chi arriva a parlare di 81 miliardi”. Poi, l’affondo: “Non è un capriccio di Salvini. Mi domando perché Letta e Meloni, con la quale vado d’accordo su tutto, chiedano di aspettare l’Europa”. Meloni replica: “Da qualche giorno mi sorprendono alcune dichiarazioni di Salvini, mi sorprende il fatto che a volte sembri più polemico con me che non con gli avversari”. E ancora: “Ho già spiegato varie volte perché lo scostamento è una soluzione che va ponderata. Il prezzo del gas è alto perché la speculazione decide di tenerlo alto, se non fermiamo la speculazione con il tetto al prezzo del gas e con il disaccoppiamento non basteranno 30 miliardi, ma ne serviranno 50, 80, 100, soldi con cui indebitiamo i nostri giovani e che dovremmo regalare ai grandi speculatori”.

Quindi, controbatte la presidente di FdI: “Non è vero che aspetto l’Europa, chiedo che l’Italia ancora prima dell’Europa faccia il disaccoppiamento tra il costo del gas e quello dell’elettricità”.

Berlusconi, che è pure contrario allo scostamento, ha toni di mediazione: “Creare nuovo debito è una misura estrema che dobbiamo fare di tutto per evitare”. Ma l’ex premier ribadisce la necessità di un intervento urgente del governo. Propone Berlusconi di “creare un fondo, garantito dallo Stato ma finanziato dal sistema bancario, al quale possano attingere a tasso zero o quasi le imprese distributrici di energia, a patto di evitare gli aumenti in bolletta”. Al centro resta la divergenza tra Salvini e Meloni. Sulla drammatica emergenza bollette interviene anche il governatore leghista lombardo Attilio Fontana che sostiene la richiesta di Salvini e ricorda a FdI: “Sono trent’anni che governiamo sui territori”. Sulla stessa linea tutti gli altri governatori leghisti (Fedriga, Fugatti, Solinas, Tesei, Zaia): “È emergenza nazionale. Servono ingenti risorse pubbliche e price cap”.

Sfida aperta tra Lega e il partito di Meloni descritto dalla narrazione mediatica anche alla conquista del Nord. Come le stesse regole interne del centrodestra prevedono, la corsa per la premiership formalmente è aperta, poiché verrà proposto alla guida del nuovo governo “chi avrà preso più voti”. E Salvini, che ha ricevuto una medaglia dalla Repubblica dell’Armenia per l’anniversario dell’indipendenza, fa anche una battuta alla Confartigianato: “Mi prenderò un’ora da Palazzo Chigi per tornare da voi”. Come è normale che sia in una gara politica interna, non ci sta alla narrazione univoca dei media mainstream per cui da tempo ci sarebbe una sola vincitrice, insomma il risultato sarebbe già scritto.

Nominando insieme Meloni e Letta, evidente che il leader della Lega, oltre che fare pressione per soluzioni immediate alla grave emergenza bollette, tende a rovesciare anche la narrazione bipolarizzante che descrive un centrodestra a guida FdI. Berlusconi a una domanda del quotidiano La Stampa sul fatto se Meloni sia leader del centrodestra, come lui lo fu del Pdl, ha risposto: “Non capisco il paragone: il Pdl era un solo partito e aveva quindi un presidente. Oggi abbiamo partiti diversi, ognuno con il proprio leader”. Il Cav, a sua volta, rivendica il ruolo di FI come “cuore del governo, garanzia europeista e atlantista”. Che la volata finale accentui le differenze tra i tre partiti già alla guida della netta maggioranza delle Regioni era del resto da metterlo in conto.

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