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Caro professor Conte, continui a insegnare Diritto privato a Firenze

di

caselli

“Se fossi in Conte, mi terrei ben stretto l’incarico appena ripreso di professore di diritto privato all’Università di Firenze, senza altre tentazioni politiche, dopo le due avventure di segno opposto vissute a Palazzo Chigi in meno di tre anni”. I Graffi di Francesco Damato

Per puro caso – voglio almeno sperare per non dargli del blasfemo, dopo quell’”Elevato” che si è attribuito più volte da solo nel movimento da lui stesso fondato – Beppe Grillo per il suo “conclave con i big” pentastellati, come lo ha definito l’informatissimo Fatto Quotidiano, ha scelto e confermato questa seconda domenica di Quaresima. La cui antifona dice: “Cercate il mio volto”. La prima lettura dalla Genesi ripropone invece la prova di fedeltà chiesta da Dio ad Abramo, e alla fine risparmiatagli, col sacrificio del figlio. Il vangelo secondo Marco ripropone, dal canto suo, l’invito di Dio, avvolto nella luce su un ”alto monte”, a “adorare il figlio mio, l’amato”. Che è infine anche l’antifona alla Comunione.

Più modestamente di Dio, pur con quella faccia esageratamente michelangiolesca da giudizio universale che assume a volte in teatro e fuori, Grillo è all’opera per raccomandare all’adorazione tutta politica del suo “popolo” l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Cui il comico vorrebbe affidare la sua creatura alle prese con una crisi identitaria ed elettorale dalla quale egli ha umilmente riconosciuto di non poterlo tirare fuori da solo. Ma la sua, quella cioè di Grillo, è un’umiltà molto relativa perché anche con Conte – indifferentemente come presidente o primus inter pares in un futuro comitato direttivo, grazie ad opportune e ulteriori modifiche allo statuto e il solito passaggio digitale della piattaforma intestata dalla famiglia Casaleggio alla buonanima di Jean Jacques Rousseau – il cosiddetto “Elevato”, garante e quant’altro gli rimarrebbe sopra come in una nuvola.

Francamente, il povero Conte mi sembra messo assai male, nonostante il gradimento popolare che gli viene ancora attribuito, la nostalgia che ne hanno in almeno una parte dell’ormai malandato Pd e la mano che cercano di dargli quelli del già citato Fatto Quotidiano dipingendo il suo successore a Palazzo Chigi, Mario Draghi, come un uomo predestinato all’insuccesso. Cui persino un sostenitore come Massimo Giannini, sulla Stampa, ha appena chiesto “subito un colpo d’ala” per non sembrare forse troppo appiattito nei suoi riguardi.

Se fossi in Conte, mi terrei ben stretto l’incarico appena ripreso di professore di diritto privato all’Università di Firenze, senza altre tentazioni politiche, dopo le due avventure di segno opposto vissute a Palazzo Chigi in meno di tre anni. E mi terrei anche lontano dalla “finestra” dietro alla quale lo ha rappresentato oggi sul Secolo XIX Stefano Rolli a contemplare “un’altra” stella cadente: non so se la penultima o proprio ultima delle cinque del MoVimento col quale Beppe Grillo si è divertito per una decina d’anni, facendo prima ridere e poi piangere un crescente numero dei suoi stessi spettatori.

Professore, ma chi glielo fa fare, a parte le sollecitazioni o attese di Rocco Casalino, sempre commosso a vederLa e a sentirLa, di prestare sempre di più il suo volto, mettendolo addirittura nel “nuovo simbolo”, al movimento anticipato in un titoletto di prima pagina dal Messaggero? Per non parlare dell’epica attesa di Emanuele Buzzi, sul Corriere della Sera, di un passaggio che segni addirittura, nel movimento grillino e dintorni, “l’inizio di una nuova era”. E “con Grillo pronto a fare da pontiere”, ha aggiunto Buzzi con un’altra dose di…. vaccino dell’ottimismo.

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