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Brexit tamponerà l’industria automobilistica britannica?

Brexit

Che cosa succederà all’industria automobilistica britannica dopo Brexit secondo Bloomberg

 

L’industria automobilistica ha evitato il disastro con l’accordo post-Brexit tra il Regno Unito e l’Unione Europea “ma non prima che le case automobilistiche annunciassero la chiusura delle fabbriche e annullassero i piani per la produzione di diversi nuovi veicoli nel paese”, sottolinea Bloomberg secondo cui, nonostante l’intesa raggiunta tra Bruxelles e Londra, c’è ancora spazio per ulteriori danni al settore.

PROBLEMI DOGANALI E DI COMPONENTISTICA

“Le case automobilistiche, inclusa la Nissan, potrebbero avere difficoltà a qualificare alcuni modelli assemblati nel Regno Unito per l’esportazione senza dazi doganali verso l’Ue, e stanno valutando la possibilità di potersi rifornire di componenti in quantità sufficiente a livello locale – sottolinea Bloomberg -. I costi associati al dover cambiare fornitore e gli oneri delle dichiarazioni doganali, delle certificazioni e degli audit potrebbero comunque lasciare le aziende automobilistiche convinte che sia meglio investire altrove”.

L’INDUSTRIA DELL’AUTO BRITANNICA DA’ LAVORO A QUASI UN MILIONE DI PERSONE

L’accordo Brexit elimina il rischio di un esodo diffuso da parte delle imprese, ma potrebbe comunque non essere sufficiente per le case automobilistiche che hanno un margine di manovra troppo limitato per sostenere maggiori spese. Qualsiasi ulteriore ricaduta potrebbe avere grandi implicazioni per l’economia del Regno Unito. L’industria automobilistica del Paese dà lavoro a più di 860.000 persone, oltre un quinto delle quali lavora nelle fabbriche di veicoli e ricambi. L’anno scorso le case automobilistiche hanno inviato all’estero 42,4 miliardi di sterline (57 miliardi di dollari) di auto e componenti, il 13% delle esportazioni totali del paese.

“È improbabile che il mercato interno possa compensare la perdita di vendite all’estero. Le immatricolazioni sono calate tre anni consecutivi prima di essere decimate dalla pandemia, con un calo del 31% nel periodo fino a novembre”, osserva il quotidiano finanziario.

NISSAN E HONDA A RISCHIO. PER IL MOMENTO TENGONO LE ELETTRICHE E LE IBRIDE

Secondo Bloomberg Nissan e i suoi colleghi giapponesi sono le aziende da tenere d’occhio dopo l’accordo. Le prospettive erano già fosche prima che l’intesa sulla Brexit venisse raggiunta: “L’azienda ha recentemente deciso di non realizzare un modello elettrico nella sua fabbrica dell’Inghilterra del nord e quasi due anni fa ha abbandonato i progetti per la costruzione di un altro veicolo sportivo nello stesso sito. Honda Motor Co. chiuderà l’anno prossimo il suo unico stabilimento automobilistico del Regno Unito. I modelli ibridi ed elettrici della Nissan e della Toyota Motor costruiti in Inghilterra sono stati lasciati in pace con la Brexit, con l’accordo che permette ad una maggiore percentuale di veicoli provenienti dall’esterno del Regno Unito o dell’Ue di entrare. Tuttavia, le cosiddette regole di origine iniziali richiedono 10 punti percentuali in più di contenuto locale rispetto a quanto richiesto dal Regno Unito”.

REGOLE DI ORIGINE

Le auto a benzina e diesel devono essere prodotte con almeno il 55% di contenuto locale per evitare i dazi, 5 punti percentuali in più rispetto a quanto richiesto dalle case automobilistiche e dal Regno Unito. I veicoli elettrici e gli ibridi avranno bisogno di un contenuto locale del 40%, 10 punti percentuali in più rispetto a quanto richiesto dal Regno Unito.

Fino al 2023, le batterie possono avere fino al 70% di contenuto oltreoceano, e i veicoli elettrici e ibridi possono avere fino al 60% di contenuto straniero.

Dal 2024 al 2026 – quando si prevede che la produzione europea di batterie sarà più avanti – le batterie potranno avere il 50% di contenuto oltreoceano e i veicoli elettrici e gli ibridi il 55% di contenuto straniero.

LA SITUAZIONE PER NISSAN E TOYOTA

“Non è chiaro se gli sportelli della Leaf completamente elettrici della Nissan costruiti nel Sunderland abbiano un contenuto locale sufficiente per evitare le tasse. Mentre Nissan accoglie con favore l’accordo commerciale, ora ‘valuterà le implicazioni dettagliate per le nostre operazioni e i nostri prodotti’, ha detto il portavoce Azusa Momose a Bloomberg.

Le auto compatte della Toyota Corolla ibride e con motore a combustione costruite a Burnaston si qualificheranno per l’esportazione senza dazi doganali verso l’Ue ha detto il portavoce della compagnia Sonomi Aikawa aggiungendo che l’azienda beneficerà del suo stabilimento di motori in Galles.

In ogni caso, ricorda il quotidiano finanziario, i veicoli elettrici avranno altri sei anni per portare la loro quantità di contenuto straniero al di sotto del 45%, mentre le auto a benzina e diesel saranno tenute immediatamente al di sotto della soglia.

LE ALTRE CASE

Altre case automobilistiche hanno rinviato gli investimenti negli stabilimenti britannici in attesa dell’esito delle trattative. BMW ha ritardato i lavori su una piattaforma Mini di nuova generazione a causa delle incertezze sulle relazioni commerciali del Regno Unito con l’Ue. Il Direttore Finanziario Nicolas Peter ha detto che questo mese BMW prenderà in considerazione la possibilità di produrre Mini in Germania o in Cina se le tariffe dovessero compromettere il business di produzione nel Regno Unito.

Il CEO del Gruppo PSA Carlos Tavares ha segnalato che a marzo il costruttore di auto Vauxhall avrebbe verificato le questioni commerciali per la sua fabbrica a Ellesmere Port, e che l’azienda potrebbe chiesto eventualmente al governo britannico di compensare eventuali barriere commerciali che potrebbero sorgere.

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