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Brevetti vaccini: la mossetta di Biden, Merkel coccola Biontech e Curevac, bastone e carota di Draghi con Usa e Big Pharma

di

arnese

Parole, mosse, problemi, bluff e scenari sui brevetti dei vaccini anti Covid. Fatti, nomi, numeri, curiosità e polemiche. Pillole di rassegna stampa nei tweet di Michele Arnese, direttore di Start

 

LA STILETTATA DI DRAGHI ALLE BIG PHARMA

 

BASTONE E CAROTA DI DRAGHI AGLI USA

 

LE MIRE DI BIDEN

 

SUBBUGLI PROGRESSISTI ANTI BIDEN

 

LA MOSSA DI BIDEN VISTA DA MAGRI (ISPI)

 

EUROPA IN ORDINE SPARSO SU PROPOSTA USA

 

LE TELEFONATE DI MERKEL SUI BREVETTI

 

LE MANOVRETTE DELLA GERMANIA

TRIA STRONCA BIDEN

 

OMS ALLA CINESE

 

WTO SBUFFA SU USA PER I BREVETTI

 

IL PIANO COLAO SULLE RETI

 

FEDRIGA SUPER APERTURISTA

 

GRECO FOLGORA STORARI

 

A SCUOLA ENTRANO I PRECARI

 

QUISQUILIE & PINZILLACCHERE

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DI REPUBBLICA SU GERMANIA, BREVETTI E VACCINI:

Merkel è intervenuta al vertice con l’emetto. Dopo una telefonata con il fondatore di Biontech, Ugur Sahin, ha ribadito il suo scetticismo rispetto alla proposta Biden, forte anche della netta presa di posizione del fondatore di Curevac, Ingmar Hoerr, che l’ha bollata come «puramente populista». Per Merkel non è un dettaglio: a giugno è atteso il via libera dell’Ema a Curevac, dopo Biontech il secondo vaccino made in Germany. E Berlino non ha alcuna intenzione, tanto più dopo aver investito 350 milioni di euro in Biontech e 300 milioni in Curevac, della quale si è assicurata persino un 23%di quota proprietaria, di rinunciare all’ambizione di conquistare attraverso i vaccini un avamposto mondiale nello sviluppo dei farmaci ad altissima tecnologia come quelli mRna prodotti sia da Biontech sia da Curevac.

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL CORRIERE DELLA SERA SU GERMANIA E VACCINI:

Altri fattori pesano infatti sulla scelta della cancelliera. C’è in primo luogo una componente politica interna, che si riflette sulla campagna elettorale già in corso: Verdi, Linke e ong hanno subito appoggiato la proposta della Casa Bianca. «La Germania deve collegarsi agli Usa e lanciare un’iniziativa presso l’Organizzazione mondiale della Sanità», ha detto il co-presidente dei Grünen, Robert Habeck. Con il suo no, Merkel può profilare la Cdu come il paladino del made in Germany, tanto più nel campo delle tecnologie avanzate.Ma ancora più forte e interessante è il fattore strategico. Merkel ha detto sin dall’inizio che l’avvento dell’amministrazione Biden dopo il disastro di Trump, per quanto accolto con sollievo, non avrebbe eliminato differenze di vedute tra l’America e l’Europa. Quello sui brevetti dei vaccini è un esempio. Tanto più che la capriola Usa mette Berlino di fronte a un dilemma: da un lato il governo tedesco è stato fra i primi a impegnarsi per una più equa distribuzione globale dei vaccini, finanziando generosamente l’iniziativa Covax sotto l’egida dell’Onu. Dall’altro, provoca irritazione il fatto che dopo mesi di insistenza sulla campagna di vaccinazione nazionale, inclusi severi divieti di esportazione, gli Usa si vogliono ora profilare come paladini della solidarietà internazionale.Non solo. A indispettire la cancelliera è anche il fatto che la svolta di Biden sia pure una contromossa in quella che viene definita vax-diplomacy. Proponendo di liberalizzare, sia pure a tempo determinato, la produzione dei vaccini, la Casa Bianca cerca cioè di crearsi un capitale politico nel conflitto sistemico con la Cina, lanciata nella «via della seta della salute» con l’esportazione dei suoi Sinovac e Sinopharm in Africa e altrove. Detto altrimenti, quella di Biden sembra una mossa da soft power, priva di efficacia immediata rispetto al contrasto mondiale della pandemia. Ma rischia di produrre già concreti effetti negativi sul piano imprenditoriale, penalizzando decisioni d’investimento a lunga scadenza.

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL CORRIERE DELLA SERA SU DRAGHI E VACCINI:

«In Europa — è il senso del discorso che Draghi fa ai colleghi — dobbiamo continuare ad accelerare le vaccinazioni con trasparenza e affidabilità. Occorre aumentare la produzione in ogni parte d’Europa. Gli altri Paesi devono rimuovere i blocchi alle esportazioni: l’Ue esporta l’80% della propria produzione verso Paesi interessati da blocchi alle esportazioni. In questo contesto vedo con favore la proposta del presidente Biden».E questo perché, prosegue Draghi, «siamo di fronte a un evento unico: milioni di persone che non sono in condizione di acquistare i vaccini stanno morendo. Le case farmaceutiche hanno ricevuto finanziamenti enormi dai governi, e a questo punto ci sarebbe quasi da aspettarsi che ne restituissero almeno una parte a chi ha bisogno. Persone che conoscono bene la materia mi dicono che una misura temporanea e ben congegnata non rappresenterebbe un disincentivo per l’industria farmaceutica. Ci sono tuttavia due ulteriori problemi che dovranno essere affrontati affinché la proposta si possa considerare realistica: la sicurezza della produzione e l’incredibile complessità del processo produttivo. Come europei non possiamo ignorare questo problema. Sappiamo che le risorse finanziarie non sono e non saranno mai sufficienti. Ma il grido risuona».Insomma rendere pubbliche le ricette dei vaccini, permettere a tutti, anche con cessione di know how e finanziamenti industriali ai Paesi poveri, di produrre in casa i vaccini è un obiettivo di medio periodo legittimo e da sostenere. E anche se la sospensione temporanea della tutela giuridica dei brevetti da trattare presso il Wto di Ginevra è un processo complesso, almeno per Draghi, come per Biden, vale la pena di tentare la partita, in una prospettiva di lungo periodo.

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