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Cina Stati Uniti

Perché il Partito Socialista Europeo sta sbagliando tutto su Usa e Cina

La prima bozza di manifesto elettorale del Partito Socialista Europeo (Pse) contiene una sconcertante equiparazione tra gli Stati Uniti e la Cina. Ecco perché è un errore. L'intervento di Marco Mayer, professore di Intelligence e Sicurezza nazionale alla Lumsa

 

La prima bozza di manifesto elettorale del Partito Socialista Europeo contiene una sconcertante equiparazione tra gli Stati Uniti e la Cina. Nella versione pubblicata ieri da Euractive si legge: “Rafforzeremo la cooperazione dell’UE con gli Stati Uniti e la Cina […] costruiremo un nuovo partenariato tra pari con il Sud globale, e un partenariato Africa-UE [ …]. Nella bozza visionata da Euractive è, inoltre, assente (a differenza delle posizioni sempre assunte in passato) ogni riferimento alla violazione dei diritti umani e dei diritti del lavoro in Cina.

AMERICA E CINA NON SONO UGUALI

Mettere sullo stesso piano Stati Uniti e Cina costituisce – a mio avviso – un segno di regressione grave e preoccupante. Il tratto distintivo dell’ esperienza socialdemocratica europea dal secondo dopoguerra ad oggi é il pieno riconoscimento del valore universale dei diritti sociali e individuali, delle libertà civili e religiose, della divisione dei poteri, della democrazia costituzionale – elementi assenti nel sistema politico cinese.

È passato poco tempo (poco più di due anni) da quando il Parlamento europeo ha duramente protestato per le sanzioni di Pechino contro 5 suoi europarlamentari, le sanzioni imposte dalla Cina contro gli eurodeputati Reinhard Butikofer, Michael Gahler, Raphaël Glucksmann, Ilhan Kyuchyuk e Miriam Lexmann.

In proposito, è doveroso ricordare le parole dell’allora presidente del Parlamento europeo, David Sassoli: “Le sanzioni della Cina contro i deputati al Parlamento europeo, la sottocommissione per i diritti umani e gli organi dell’Ue sono inaccettabili e avranno delle conseguenze”. “Le sanzioni hanno colpito eurodeputati e organi del parlamento europeo per avere espresso delle opinioni nell’esercizio del loro dovere democratico. I diritti umani sono diritti inalienabili”.

In quel momento i socialisti europei parlarono di fatti inaccettabili e il socialista Raphaël Glucksmann, presidente della commissione speciale per le interferenze estere, si espresse in questi termini: “Il regime cinese sta commettendo un crimine contro l’umanità. Le sanzioni Ue hanno come obiettivo criminali ed entità responsabili di atrocità perpetrate in modo sistematico contro la minoranza Uyghur. Le contromisure cinesi invece rappresentano un attacco alle istituzioni democratiche europee. Pechino sta cercando d’imporre le proprie regole al nostro processo decisionale. In questo contesto, e fino a quando le sanzioni imposte alle istituzioni europee, a qualsiasi loro espressione o ai loro rappresentanti eletti, noi rifiutiamo di discutere alcun accordo sugli investimenti tra l’Ue e la Cina. “Ora è chiaro che il regime cinese non si considera vincolato da alcun trattato internazionale o impegno contrattuale. L’Ue deve agire di conseguenza e usare la propria forza di mercato per imporre costi economici alle ripetute violazioni cinesi dei diritti fondamentali e delle leggi internazionali. È tempo di difendere i nostri principi e proteggere i nostri interessi strategici”.

IL PARTITO SOCIALISTA EUROPEO CEDERÀ AI FILOCINESI?

Il manifesto per le elezioni europee sarà approvato nella sua versione definitiva durante il congresso del Partito Socialista Europeo che si terrà a Roma il 1 e 2 marzo. È possibile che Glucksmann e altri esponenti socialisti riescano a modificare sostanzialmente il testo in nome della fondamentale distinzione tra democrazie e totalitarismi. Vedremo. Sarà anche interessante capire se Elly Schlein si muoverà per difendere i diritti delle donne uigure e degli studenti di Hong Kong. Oppure preferirà privilegiare l’alleanza con Beppe Grillo e Giuseppe Conte da sempre dichiaratamente filocinesi?

Comunque vadano le cose, quanto è accaduto indica un allarmante cedimento del PSE, la principale forza della sinistra europea. alle sirene cinesi. Da tempo a destra l’Ungheria di Orban è una testa di ponte del Dragone in Europa. Ora è il momento di monitorare con dovuta attenzione anche cosa avviene nel campo avverso.

La materia richiede ulteriori investigazioni, ma la prima ipotesi che mi viene in mente è che chi frena le critiche alla Cina potrebbe essere il PSOE, anche perché la Spagna condivide con la Cina interessi strategici in America Latina.

IL RISCHIO, ALTISSIMO, PER L’EUROPA

Quel che è certo è che alle elezioni europee il rischio è alto: se nel centro-destra i populisti picconano lo stato di diritto e nel centro-sinistra i socialisti mollano le battaglie per i diritti (lasciandosi incantare dal regime autoritario di Pechino) resteremo in pochi a difendere l’Europa delle libertà e (last but not least) della pace che – comunque la si guardi – è una conquista straordinaria degli ultimi ottanta anni dopo cinque secoli di guerre fratricide. In un tempo di guerre come quello che stiamo vivendo, in troppi si dimenticano la teoria della pace democratica. Quest’ultima è pienamente confermata dalla evidenza empirica. Per usare le parole di Vittorio Parsi, “le democrazie non si fanno le guerre tra loro”.

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