Più le opposizioni gridano al “colonialismo”, all'”inchino” a Trump, bollando come “affarismo immobiliare” il Board of Peace per Gaza, più attaccano in nome della nostra Costituzione e a difesa di un Onu, che il presidente Usa è accusato di voler scavalcare con “un organismo privato”, più Antonio Tajani, considerato reo persino di essere più morbido su Trump di Marina Berlusconi, appare calmo. Cerca di argomentare, tra brusii e sfottò, e mette a segno un colpo: legittimo criticare Trump, ma voi che proposte alternative fate? La domanda delle domande cui le opposizioni tutte restano senza risposta. E però alla fine sembrano accontentarsi del fatto che per una volta non si dividono.
L’anti-trumpismo unito all’anti-melonismo, come a prescindere, li mette tutti insieme sul nodo cruciale del Medioriente, in un clima dove di fatto tra le righe riecheggiano già i toni della campagna elettorale per il no alla riforma della giustizia. Anche Azione di Carlo Calenda, pur schierata per il Sì alla riforma, su Gaza, insieme con Iv di Matteo Renzi, ormai considerato organico al campo largo, si unisce a Pd, Cinque Stelle, Avs di Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli e +Europa di Riccardo Magi, per il no alla partecipazione italiana alla prima riunione giovedì prossimo del Board of peace. Ma solo da osservatori, come del resto anche una rappresentanza Ue, quindi senza alcuna violazione della Costituzione, sottolinea più volte Tajani.
Il ministro degli Esteri e vicepremier spiega che è l’unico format per ora per il piano di pace e che un paese come l’Italia per il ruolo che ha sempre avuto e che deve continuare ad avere nel Mediterraneo non può essere assente. Ma, niente, tra un attacco e l’altro sui banchi di Montecitorio, dove va in scena l’ennesima rissa da parte di opposizioni di protesta e non di proposta, gli si replica che così non fanno gli altri partner europei.
Tajani, poi in Senato, alla commissione Esteri, replica secco che proprio “non andare sarebbe contro la Costituzione”. Dal capo della Farnesina difesa a spada tratta della scelta dell’Italia di partecipare, come osservatore, alla prima riunione del ‘Board of Peace’ previsto dal piano di pace Usa per arrivare a pace permanente tra israeliani e palestinesi. In audizione alla Commissione Esteri e Difesa del Senato, presieduta da Stefania Craxi, senatrice di FI, Tajani argomenta: “La crisi di Gaza incide sugli equilibri regionali, sulla stabilità del Mediterraneo allargato, sulla sicurezza delle rotte commerciali del nostro export, ma anche sulla nostra sicurezza nazionale in ottica di contrasto al terrorismo e ai flussi migratori irregolari”. Per questo, prosegue, “il governo ha ritenuto opportuno accettare l’invito dell’amministrazione americana a presenziare in qualità di paese osservatore alla prima riunione del Board of Peace in programma giovedì a Washington”, “una soluzione equilibrata e rispettosa – sostiene il vicepremeier – dei nostri vincoli costituzionali”.
Tajani ricorda che “l’Unione europea ha già confermato la partecipazione con la presidenza di turno e con un rappresentante della Commissione”. E ancora: “Parteciperanno anche tutti i principali partner della regione, penso all’Egitto, alla Giordania, l’Arabia Saudita, al Qatar, anche all’Indonesia, il più grande paese musulmano al mondo”. Chiede: “Come potrebbe l’Italia non essere presente dove si discute e si costruisce la pace in Medio Oriente con tutti i principali attori regionali?”. Inoltre, sostiene il ministro degli Esteri, “l’Italia, per la sua storia, per la sua collocazione geografica e il ruolo politico di primo piano che svolge nella regione, non può e non deve restare ai margini di questo processo” messo in moto dal piano di pace Usa perché “il governo italiano, in coerenza con il forte mandato ricevuto dal Parlamento a ottobre scorso e con la tradizione di convinto sostegno al multilateralismo che contrassegna la nostra politica estera, ha sostenuto fin dall’inizio il piano di pace. E voglio essere molto chiaro: se qualcuno ritenesse che esistano oggi alternative concrete praticabili a questo piano dimostrerebbe di non saper fare i conti con la realtà”.
Poi, l’affondo sulla Costituzione, dopo che la segretaria del Pd, Elly Schlein alla Camera aveva accusato il governo di considerare “come un orpello, un intralcio”, poiché non prevede la partecipazione dell’Italia in organismi che non prevedono parità di rapporti. Tajani ribatte che non solo l’Italia ci sarà come osservatore, ma che “l’assenza dell’Italia a un tavolo in cui si discute di pace, sicurezza e stabilità nel Mediterraneo sarebbe non solo politicamente incomprensibile, ma anche contrario alla lettera allo spirito dello stesso articolo 11 della nostra Costituzione, laddove sancisce il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie”. Incalza il titolare della Farnesina e vicepremier: “Vorrebbe dire rinnegare il ruolo di primo piano che il nostro Paese ha svolto per il cessate il fuoco fin dall’inizio della crisi”.
Replicando alle durissime critiche dell’opposizione, che ha accusato il governo di voler “compiacere”, con questa scelta, il presidente Usa, rinnegando la collocazione europeista dell’Italia e il suo multilateralismo, Tajani sottolinea di aver deciso di partecipare, come osservatori, solo “dopo che la Commissione Ue aveva annunciato la sua partecipazione e dopo che la presidenza di turno della Ue aveva annunciato la sua partecipazione”. Conclusione: “Siamo in un contesto dove l’Ue ha deciso di andare a vedere cosa si fa nell’unico luogo dove si parla di pace, perché non ci sono alternative”. Quindi, da parte dell’Italia, “non c’è nessuna condivisione dello statuto” del Board. Inoltre, assicura il ministro, “noi intendiamo lavorare sempre e comunque con le Nazioni Unite, non c’è un’azione italiana alternativa a quella dell’Onu”.
“Io non sono ‘Maga’, scandisce Tajani in Commissione al Senato, incalzato dalle opposizioni sulla natura “privatistica” e “affaristica” dell’organismo.
E pensare che lo stesso Massimo D’Alema agli inizi del dicembre scorso, da presidente della Fondazione Italianieuropei, in un incontro alla sala Berlinguer del gruppo del Pd alla Camera, intervenendo in generale sul Medioriente e sul piano di pace di Trump, e non nello specifico sulla partecipazione al Board of peace, pur con attacchi durissimi al presidente Usa, aveva sollecitato le aree più estremiste, secondo le quali con il piano Usa a Gaza nulla sarebbe cambiato, a cogliere “tutte le possibilità che la politica dà”. Come riportammo in un articolo pubblicato dal quotidiano “Il Dubbio”.




