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Berlusconi ha i numeri per il Quirinale?

Berlusconi

I conti in tasca a Berlusconi per la corsa al Quirinale. L’articolo di Cesare Maffi per Italia Oggi

Dove trovare i voti necessari per l’elezione? Silvio Berlusconi si direbbe sicuro, troppo sicuro, dei propri fedeli e altresì dell’intero corpo del centro-destra, all’esterno del quale presume di reperire i sostegni che gli mancano. Eppure sarebbe opportuno che tenesse conto delle possibili mancanze già fra i teorici portatori di suffragi.

I numeri (quelli reali, non quelli astratti) permettono di vedere la partenza e di traguardare le complicate espansioni possibili. Il partito voluto, fondato, diretto, posseduto dal Cav, cioè Fi, conta su 79 deputati e 50 senatori. A palazzo Madama tiene fra i propri iscritti i tre eletti dell’Udc. Ben più robusta è la schiera della Lega: 133 deputati e 64 senatori. Debole rispetto ai sondaggi è la rappresentanza di Giorgia Meloni: 37 a Montecitorio e 21 a palazzo Madama. Possiamo aggiungere i cinque deputati di Noi con l’Italia e collegati. In totale: 389 parlamentari. Vogliamo considerare che mai sono mancati i franchi tiratori o, come più nobilmente si desidera denominarli, i liberi pensatori? Limitiamoci al 5%: sarebbero 20. Comprimiamoli al 2%: eccoli toccare quota 8. I 389 scendono sui 380. Sommiamo i delegati regionali, di solito valutati in 33, compresi alleati come l’Udc, il presidente Siciliano e Cambiamo!: il totale arriva a 413.

Bisogna riflettere, ed è faccenda molto delicata, sui minori collegati nel gruppo Coraggio Italia (22 deputati) e nella lunga sigla di una componente del misto (9 senatori di Idea-Cambiamo!-Europeisti-Noi di centro-Noi Campani). In totale questi 31 parlamentari farebbero salire la somma a 444. Non è alcuna certezza sulla loro adesione, anche per le spinte centriste che li portano a guardare con attenzione ai renziani, a loro volta in attesa di decisioni. Se si schierassero col Cav, mancherebbe una settantina di eletti per raggiungere la fatidica asticella di 505. Tuttavia, se si tenesse conto dei malati, dei soggetti a quarantena, degli impossibilitati a intervenire, il numero potrebbe calare addirittura di qualche decina. Anche ad ammettere che quasi tutti fossero presenti, difficilmente l’appoggio potrebbe arrivare a 430.

Berlusconi sembra convinto di trovare i 70-80 voti che gli mancano ricorrendo ad altri gruppi. Vi sono i 12 aderenti alle autonomie linguistiche, con gli altoatesini preoccupati di portare a casa qualche pungolo per i territori sopra Salorno. Sei sono nell’insieme i deputati riconducibili a +Europa, Azione, radicali italiani, ora ufficialmente federati. Altrettanto Bruno Tabacci conta su 6 deputati del Centro democratico. Gli eletti esteri del Maie e collegati sono in tutto 9. La sinistra di Alternativa (ex 5s, ex Alternativa c’è) raccoglie 16 deputati. Le dizioni di ultrasinistra si trovano a palazzo Madama: Partito comunista, Potere al popolo, Italia dei valori hanno un senatore ognuno. Tre appartengono a Italexit. Due sono i senatori a vita che hanno rifiutato l’appartenenza a un gruppo.

Questa abbondanza, almeno apparente, cela personaggi che difficilmente sono recuperabili dal Cav, come l’ex presidente Giorgio Napolitano o Mario Monti. Quelli sui quali potrebbe esercitarsi la capacità di recupero berlusconiana sono i cani sciolti, in buona misura eletti come pentastellati. I francesi li definirebbero s. e., cioè sans étiquette, indipendenti, non qualificabili con un partito e neppure con una fattispecie di sigla sotto la quale classificarli. Sfiorano nell’insieme la cinquantina, perché 23 sono i senatori e 23 i deputati «non iscritti ad alcuna componente». Quanti potrebbero mobilitarsi per sostenere la discussa candidatura del Cav? E quanti a mantenere l’impegno che avessero in tal senso assunto?

Berlusconi tuttavia ripone una solida speranza fra i parlamentari di Italia viva: 29 deputati e 15 senatori. I segnali finora giunti sono in larga prevalenza negativi, in ogni modo parziali rispetto al teorico plenum dei seguaci di Matteo Renzi. Veleggia infatti nel mondo politico la proposta di un centro meno liquido dell’attuale frastagliata condizione, capace di congiungere soprattutto Iv e Coraggio Italia, con varie frange e singoli. Messi insieme, la loro compattezza consentirebbe di andare alle elezioni per il Colle con possibilità concrete di premere per risultati di peso.

 

Articolo pubblicato su ItaliaOggi

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