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Perché una battuta di un imprenditore è diventata un caso giudiziario in Turchia

Rahmi Koç, presidente onorario di Koç Holding, è finito sotto indagine in Turchia per una battuta ritenuta sessista e razzista su una donna curda, scatenando polemiche sul sistema giudiziario e sulla fiducia degli investitori.

Una semplice battuta pronunciata da uno dei patriarchi dell’imprenditoria turca ha acceso un vero e proprio caso nazionale.

Rahmi Koç, presidente onorario di Koç Holding, il più grande conglomerato del Paese, si è ritrovato sotto indagine penale per una battuta considerata offensiva verso i curdi.

L’episodio non solo ha provocato indignazione e reazioni politiche trasversali, ma rischia di minare ulteriormente la fiducia degli investitori proprio mentre Ankara cerca di attirare capitali stranieri con incentivi generosi.

Una vicenda, quella di Koç, che illumina le fragilità della giustizia turca, le sensibilità etniche del momento e le tensioni latenti tra grande impresa e potere politico.

Come una battuta diventa un caso giudiziario

L’episodio risale alla settimana scorsa ed è avvenuto all’inaugurazione di un nuovo ospedale del gruppo a İzmir.

Koç, chiacchierando con l’ex premier Binali Yıldırım, ha raccontato una barzelletta su una donna curda che va dal medico. Il video del momento, con i due amici che ridono di gusto, è diventato virale in poche ore.

La reazione è stata rapida e dura. Come riporta il Financial Times, i pubblici ministeri di İzmir hanno aperto immediatamente un’indagine d’ufficio per “insulto pubblico a un segmento della popolazione”.

Il ministro della Giustizia Akın Gürlek ha ricordato che “la bilancia della giustizia non pesa secondo ricchezza, titolo o status”, mentre Ömer Çelik, portavoce dell’AKP, ha definito le parole di Koç “profondamente sbagliate e offensive” nei confronti delle donne e dei cittadini curdi.

Il partito filocurdo DEM ha parlato senza mezzi termini di misoginia e razzismo. Su X l’hashtag #RahmiKoçÖzürDile è schizzato in cima alle tendenze, come racconta Bloomberg.

Rahmi Koç ha chiesto scusa già il giorno dopo con un comunicato: “Mi scuso sinceramente per le mie osservazioni, che non intendevano colpire nessuno. Esprimo il mio rammarico”. Ma il danno era fatto.

Rahmi Koç: un’icona dell’imprenditoria turca

Rahmi Koç non è un imprenditore qualsiasi. Nato nel 1930, ha preso in mano le redini di Koç Holding nel 1984 dal padre Vehbi, fondatore del gruppo, e l’ha guidata fino al 2003, prima di passarla ai figli.

Oggi, a 95 anni, resta presidente onorario di un impero che per molti rappresenta il cuore dell’establishment economico laico turco.

Fondata esattamente un secolo fa, Koç Holding è il conglomerato più grande del Paese, con ramificazioni in vari settori tra cui energia, finanza, automotive, sanità e beni di consumo.

A fine marzo 2026, secondo il rapporto trimestrale citato da Bloomberg, gli asset totali superavano i 129,5 miliardi di dollari. Marchi come Tüpraş, Yapı Kredi e Ford Otosan fanno parte del suo portafoglio e toccano la vita quotidiana di milioni di turchi.

Come scrive il Financial Times, la famiglia Koç incarna quell’élite secolare che non sempre ha visto di buon occhio lo stile di governance islamico-nazionalista di Recep Tayyip Erdoğan.

L’inaugurazione dell’ospedale da 150 milioni di dollari a İzmir doveva essere uno dei momenti clou delle celebrazioni per il centenario del gruppo. C’erano esponenti di governo e opposizione, e persino un concerto gratuito di Tarkan. La battuta ha trasformato una settimana di festeggiamenti in una crisi mediatica e giudiziaria.

Reazioni divise

L’episodio arriva mentre il governo porta avanti un delicato processo di pace con il PKK, il gruppo curdo considerato terrorista da Usa, Ue e Regno Unito.

Un comitato parlamentare sta lavorando al quadro legale per il disarmo, e ogni parola su temi curdi pesa doppio. Il partito DEM ha condannato duramente Koç, ma all’interno della maggioranza non c’è stata unanimità.

Devlet Bahçeli, alleato storico di Erdoğan e promotore dell’iniziativa di pace, ha difeso l’imprenditore: indagarlo per una battuta fatta in una conversazione amichevole è “sbagliato”, ha detto, secondo il Financial Times.

L’opposizione CHP parla apertamente di “golpe giudiziario”, ricordando il caso del sindaco di Istanbul Ekrem İmamoğlu, principale rivale di Erdoğan, sotto processo per corruzione.

Il deputato CHP Bilal Bilici ha sintetizzato il sentimento di molti: “Immaginate se negli Stati Uniti indagassero Elon Musk o Warren Buffett per una battuta”.

Le possibili ricadute

Sul piano concreto, diverse imprese collegate al gruppo hanno subito attacchi armati nei giorni successivi. Fortunatamente non ci sono stati feriti, ma l’episodio ha aumentato la tensione.

Per il governo la tempistica non poteva essere peggiore. Erdoğan sta cercando di attirare investitori stranieri con forti incentivi fiscali: chi si trasferisce in Turchia potrebbe non pagare tasse sui redditi esteri per vent’anni. “Venite in Turchia e diventate parte della nostra storia di crescita”, ha detto il presidente di recente.

Eppure, come osserva il Financial Times, molti economisti e imprenditori restano scettici. Le preoccupazioni sul rispetto dello stato di diritto sono alte: nel Rule of Law Index 2025 del World Justice Project la Turchia è soltanto al 118° posto su 143 Paesi.

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