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Tutte le differenze tra apota e apolide

La lettera dell’avvocato Antonio de Grazia

Gentile direttore,

nel 1922 Giuseppe Prezzolini, in una lettera alla rivista Rivoluzione Liberale, inventava la Congregazione degli Apoti, di coloro che non le bevono.

Cosa significa apota? Deriva dal greco, ma viene pronunciata come una parola latina. In un mondo ipercinetico, la velocità dell’informazione elude il dubbio.

L’apòta è un vecchio liberale tout court, scettico di mente e amante del dubbio: è meglio sbagliare con la propria testa che con quella altrui. L’apota è l’opposto del dogmatico: il dogmatico cerca di piegare la realtà all’ideologia, l’apota osserva la realtà con il metodo deduttivo. Il dogmatico può essere un politico, un filosofo, un dittatore, un comunista, un fascista: egli non ama la realtà, i propri simili devono essere modellati su una futura società equa e giusta. E, soprattutto, egli agisce con ogni metodo e mezzo, anche il più spregiudicato e violento.

Di qui nasce l’illusione e l’utopia di una Società Perfetta, di un Homo Novus.

Storicamente, il dogmatico provoca l’eterogenesi dei fini: la società sovietica produce milioni di morti, il nazionalsocialismo tedesco le camere a gas, il fanatismo musulmano il terrorismo e l’11 settembre. Il dogmatico confonde e sovrappone la politica all’etica, con esiti pericolosissimi.

L’Apota, invece, ama la Libertà: anche le piccole libertà quotidiane, l’irriverenza verso i potenti, la possibilità di far nascere qualcosa di grande dal piccolo: “L’inclinazione degli uomini a ritenere importanti piccole cose ha prodotto moltissime cose grandi” (G.C. Lichtenberg).

Winston Churchill non era solo un grande statista, fior di letterato (premio nobel per la letteratura nel 1953), un outsider, amante dell’ ironia e della battuta fulminea: insomma, era un vero apòta. Del resto, l’Inghilterra ha un amore quasi millenario per la Libertà: la Magna Charta risale al 1215.

Il pericolo di oggi, del ventunesimo secolo, è la nascita e il radicamento di un terzo tipo: l’apolide. L’apolide ama non essere disturbato, si abbevera con passività (è ormai un consumatore parassitario, copyright by Riccardo Ruggeri) all’opinione mainstream massificata (la Scienza ormai confusa con la Teologia).

Chiediamo ancora aiuto a G.C. Lichtenberg: “Nulla può contribuire alla tranquillità dell’anima quanto il non avere alcuna opinione”.

Così è, se vi pare.

Un caro saluto.

Avv. Antonio de Grazia

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