“Palestina libera dal fiume al mare”, così, racconta l’Agi (l’Agenzia giornalista Italia), era scritto in uno striscione ieri a Venezia della manifestazione di Anpi e centri sociali, arrivati al Lido con motonave. Lo slogan, come tutti sanno, significa concretamente la cancellazione di fatto dello stato di Israele. Ciò non è valso a dissuadere alcuni artisti della Mostra del Cinema dal parteciparvi. E a esponenti di Avs, Alleanza Verdi e Sinistra, dall’elogiare l’evento preceduto da un appello di artisti della Rassegna contro la guerra di Gaza e contenente pure la richiesta di esclusione dal festival di due esponenti israeliani e filo-israeliani, ma questo ad insaputa dello stesso Carlo Verdone che, con altri, si è pentito, su questa parte di cui non era a conoscenza, in un’intervista a “Il Corriere della sera” di aver firmato quell’appello.
Comunque la si metta, il punto è però che il giorno dopo Venezia e anche i giorni precedenti sulla guerra di Gaza si assiste e si è assistito a una narrazione unica, in cui praticamente sfuma sempre di più fino a scomparire la condanna per l’orrore del 7 ottobre di quasi due anni fa perpetrato da Hamas, ovvero il massacro degli israeliani da parte del regime terroristico che tiene in ostaggio il popolo palestinese. Il pogrom considerato più grave dopo la Shoah dal quale è nata la guerra di Gaza da parte di Israele.
Il premier Giorgia Meloni, nei giorni scorsi al meeting di Rimini, ha duramente condannato l’eccesso nella pur legittima difesa della reazione da parte del governo israeliano, chiedendo il cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi. Ma ha anche ricordato l’orrore del 7 ottobre e certamente non messo il pur aspramente criticato Netanyahu, premier dell’unica democrazia in Medioriente, sul piano dei terroristi di Hamas.
È la stessa Meloni che non ha esitato a dare subito la sua solidarietà a Tommaso Cerno, direttore del “Tempo”, e Daniele Capezzone, direttore editoriale di “Libero Quotidiano”, per le minacce anarchiche subite dopo le coraggiose inchieste, tuttora in atto, sui legami tra Hamas e la sinistra e sul fondamentalismo islamico.
Per usare le parole del premier sulla reazione del governo Netanyahu, si potrebbe dire che “non c’è principio di proporzionalità” neppure in una narrazione mediatica dominata dalla sinistra dove sfuma sempre più e scompare la condanna di Hamas e dell’orrore del 7 ottobre. Mentre si addensano nubi sempre più nere di antisemitismo nel mondo.