L’amministrazione Trump ha dato il via alla seconda fase del suo piano per porre fine al conflitto a Gaza, annunciando la creazione di un governo tecnocratico palestinese e l’inizio del processo di demilitarizzazione di Hamas.
Nonostante il cessate il fuoco fragile e le tensioni irrisolte, come il mancato ritorno dei resti di un ostaggio israeliano, gli Stati Uniti spingono per una transizione verso la ricostruzione e la stabilità, con il coinvolgimento di mediatori internazionali.
L’annuncio
Ieri l’inviato speciale di Trump per il Medio Oriente, Steve Witkoff, ha annunciato l’inizio della fase due del piano d pace per Gaza, un momento che segna il passaggio da un cessate il fuoco precario a misure più strutturate per la demilitarizzazione e la ricostruzione.
Come riporta Axios, due funzionari statunitensi hanno sottolineato in un briefing con i giornalisti che Hamas ha segnalato privatamente la sua disponibilità ad accettare il piano di demilitarizzazione e a iniziare il disarmo, un elemento cruciale per trasformare la tregua in una pace duratura.
Witkoff ha descritto questa fase come un avanzamento verso “demilitarizzazione, governance tecnocratica e ricostruzione”, enfatizzando l’istituzione di un comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza.
La BBC sottolinea che la fase uno, avviata a ottobre con lo scambio di ostaggi e prigionieri, un ritiro parziale israeliano e un aumento degli aiuti, ha posto le basi per questo secondo passaggio, ma la transizione arriva in un contesto di accuse reciproche di violazioni.
Reuters nota che gli Usa hanno deciso di procedere nonostante elementi della fase uno non siano stati completati, come un cessate il fuoco totale e la riapertura del valico di Rafah.
Al Jazeera, dal canto suo, evidenzia come Israele abbia violato la tregua oltre 1.190 volte secondo l’ufficio media di Gaza, con oltre 400 palestinesi uccisi.
Il governo tecnocratico palestinese
Al centro della fase due c’è la creazione di un’amministrazione transitoria tecnocratica per Gaza, composta da 15 membri, tutti originari del territorio e valutati da Stati Uniti, Israele ed Egitto.
La CNN precisa che Israele ha avuto un potere di veto sui nomi, con l’agenzia di intelligence Shin Bet che ha approvato la lista, escludendo soprattutto membri di Hamas o dell’Autorità Palestinese in attività.
Il Guardian riferisce che l’annuncio di Witkoff è stato seguito da una dichiarazione del ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty, che ha confermato l’accordo sui 15 membri, descritti come tecnocrati piuttosto che politici, con affiliazioni principalmente a Fatah.
Come riporta la BBC, il comitato sarà guidato da Ali Shaath, ex vice ministro per la pianificazione nell’Autorità Palestinese, un ingegnere esperto in sviluppo economico e ricostruzione.
Reuters aggiunge che tra i membri vi sono figure del settore privato e delle ONG, come Ayed Abu Ramadan, capo della Camera di Commercio di Gaza, e Omar Shamali, legato alla compagnia di telecomunicazioni Paltel, oltre a Sami Nasman, un ex ufficiale di sicurezza dell’Autorità Palestinese critico verso Hamas.
PBS specifica che Shaath, in un’intervista radiofonica, ha delineato quali saranno le priorità immediate come fornire alloggi agli sfollati e rimuovere le macerie, proponendo idee creative come spingere i detriti in mare per creare nuove terre.
Questo governo opererà sotto la supervisione di un “Board of Peace” presieduto dallo stesso Trump, con Nickolay Mladenov, ex inviato Onu per il Medio Oriente, come suo rappresentante sul campo.
Il nodo della demilitarizzazione di Hamas
La demilitarizzazione rimane il punto più controverso. Axios rivela che gli Usa hanno elaborato un piano graduale: distruzione di infrastrutture terroristiche come tunnel e fabbriche di armi, disarmo di armi pesanti come RPG, razzi e missili, da stoccare in luoghi sicuri, e creazione di una forza di polizia palestinese con monopolio sulle armi.
Funzionari americani affermano che Hamas sta inviando segnali positivi, essendo esausto dopo aver perso molti membri, ma che Israele è scettico, temendo che il disarmo non sia genuino.
La BBC nota che Hamas ha pubblicamente condizionato il disarmo completo alla creazione di uno stato palestinese, un’ipotesi remota, ma leader del gruppo hanno espresso disponibilità a consegnare armi pesanti a una forza araba o al governo palestinese.
Reuters riporta che Washington lavorerà per colmare le divergenze, proponendo programmi di amnistia per i militanti di Hamas che abbandonano le armi, come discusso con Israele.
The Hill cita Bassem Naim di Hamas, che ha proposto opzioni come congelare le armi o disarmare sotto una tregua di 5-10 anni con garanzie contro riprese del conflitto.
CNN aggiunge che gli USA puntano a distruggere l’infrastruttura terroristica e a rafforzare la polizia locale come elemento chiave, esprimendo ottimismo sul rispetto degli accordi.
Questioni irrisolte e tensioni
Un ostacolo significativo è il mancato ritorno dei resti di Ran Gvili, l’ultimo ostaggio deceduto, un poliziotto di 24 anni ucciso durante l’attacco del 7 ottobre 2023.
Come riporta la BBC, gruppi di famiglie israeliane hanno sollecitato gli Usa a non procedere con la fase due fino al suo recupero, e Witkoff ha avvertito Hamas di “serie conseguenze” in caso di mancato adempimento.
Axios spiega che, alla luce di questo fattore, Israele ha accettato con riluttanza la transizione, con i falchi nel governo che preferirebbero riprendere la guerra, e ha ritardato la riapertura di Rafah in risposta.
PBS cita il premier Netanyahu, che ha rassicurato i genitori di Gvili che il suo ritorno rimane una priorità, e che l’avanzamento non influirà sugli sforzi.
Un funzionario Usa conferma canali di comunicazione attivi per localizzare il corpo, con diversi siti potenziali identificati. Il Guardian aggiunge che Hamas ha dichiarato di non aver trovato il corpo, alimentando le accuse israeliane di ritardi deliberati.
La forza di stabilizzazione internazionale
Il piano prevede il dispiegamento di una Forza di Stabilizzazione Internazionale (ISF), autorizzata dall’Onu.
Axios riporta che gli Usa sono ottimisti su questo punto, con diversi Paesi interessati a fornire uomini al contingente, e un annuncio atteso entro due settimane.
La forza aiuterà la polizia palestinese e supervisionerà aree ancora sotto controllo israeliano. CNN nota però la riluttanza di alcuni Paesi a inviare truppe, specialmente se coinvolte nel disarmo.
Axios evidenzia il desiderio Usa di includere la Turchia, data la sua influenza su Hamas, nonostante l’opposizione israeliana. Washington rimane però convinta che gli attuali sforzi per ricostruire i legami tra Ankara e Tel Aviv daranno frutto.
La ricostruzione
La ricostruzione di Gaza, dove l’80% degli edifici è danneggiato secondo Al Jazeera, richiederà molto tempo e denaro, con un rapporto Onu del 2024 che stima lavori fino al 2040.
PBS cita altre stime Onu di oltre 50 miliardi di dollari necessari, con pochi fondi promessi finora.






