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Le vere mire a 5 stelle delle Agorà di Letta

Letta Di Maio

Il corsivo di Teo Dalavecuras

Nicola Oddone, riferisce Linkiesta, è il coordinatore delle Agorà, l’invenzione di Goffredo Bettini fatta propria da Enrico Letta che dovrebbe offrire uno spazio diverso al dibattito politico della sinistra. Linkiesta – un quotidiano online collocato in un’area che comprende la sinistra e tutto il mondo liberaldemocratico e progressista, si è quindi giustamente rivolta a Oddone per avere chiarimenti al riguardo, e ha ottenuto la seguente risposta: “Le Agorà sono lo strumento meno tradizionale e classico che si possa immaginare. Hanno come motore la piattaforma alla quale ci si deve iscrivere, sono promosse liberamente da chiunque voglia, hanno pochi ma chiari requisiti di funzionamento. Non sono ammesse Agorà di gruppo o di associazione. Sono sulle cose concrete, si devono chiudere con proposte che poi vengono sottoposte a tutti i cittadini delle Agorà che si sono iscritti alla piattaforma”.

Stando a Linkiesta e a Repubblica lo strumento delle Agorà persegue lo scopo machiavellico e tradizionalissimo di “riportare” nella “Ditta” la frazione del Pd che ne era uscita anni fa in odio a Matteo Renzi. Incidentalmente, è quantomeno curioso che il leader ufficiale del gruppo più a sinistra dell’arco parlamentare si chiami Pierluigi Bersani, già noto per una “lenzuolata” di provvedimenti di stampo apparentemente liberista nel 2007 col governo Prodi, ma il nostro è pur sempre il Paese delle “convergenze parallele” e degli stupri della lingua italiana, dobbiamo farcene una ragione.

A parte questi aspetti di alta politica che lascio volentieri agli addetti ai lavori, le parole di Oddone sono interessanti anche per il contenuto “ideologico”. In particolare, il fatto che non siano ammesse “Agorà di gruppo o di associazione”, è una circostanza assai poco banale, e non certo perché farebbe delle Agorà “lo strumento meno tradizionale e classico che si possa immaginare”. Per come viene descritta sembrerebbe una scopiazzatura della piattaforma Rousseau, ma soprattutto, l’esasperato individualismo cui dichiaratamente si ispirerà questa iniziativa riporta direttamente alla fase iniziale e più radicale della Rivoluzione francese, quella della Legge Le Chapelier che nella scia (tra l’altro) delle idee di Jean-Jacques Rousseau subordinava il diritto dei cittadini di radunarsi all’essenziale condizione che non lo facessero nel nome di un “preteso” interesse comune dando vita a quei “corpi intermedi” che era stati banditi da una società governata esclusivamente dalla Ragione (anzi, dalla Dea Ragione..).

Sappiamo tutti che la rivoluzione industriale e scientifica dell’Ottocento ha fatto giustizia di questo delirio individualistico e il Novecento è stato anche il secolo della lotta di classe. C’è voluta, paradossalmente, la “roditrice” opera del consumismo per realizzare gli obiettivi dei rivoluzionari del 1791 e avviare, col decisivo supporto della digitalizzazione, la trasformazione delle nostre società in informi aggregati di individui senza memoria. In Italia i primi a cavalcare politicamente questa realtà sono stati i seguaci di Grillo e Casaleggio e i loro non improbabili ispiratori.

Questo per dire che la strategia di Bettini e Letta intesa a “acquisire” (nel senso anglosassone di “merger and acquisition”) l’elettorato dei Cinquestelle “federandone” il gruppo dirigente a cominciare da Giuseppe Conte, non è solo uno stratagemma ma, attraverso le Agorà, riflette la concezione della società dell’attuale gruppo dirigente del Pd: una concezione oggettivamente assai più individualistica di quella del buon Carlo Calenda.

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